Eroico BIKER senza frontiere.
Jared Diamond
Arrivato alla sezione sul "presente", mi sono reso conto che sarebbe stato interessante sapere cos'è successo dopo la stesura del libro alle nazioni e popolazioni trattate in quella sezione, poiché il libro risale ai primi anni del 2000 quindi è datato. Ho cominciato a fare ricerche sul web ma ovviamente era un compito enorme e oltre alla voglia, principalmente mi manca il tempo di fare una simile mole di ricerche e filtrarne la mole di risultati, molti assurdi (quelli dell'Isola di Pasqua e dei Maya con gli UFO, ad esempio). Perché non fare un esperimento con la IA, nella fattispecie Gemini di Google? Se non già disponibile al momento della pubblicazione di questa recensione, il risultato di questo esperimento lo troverete a questa pagina del mio blog.Mi è piaciuta l'impostazione base per introdurre il discorso: tutto il primo capitolo è dedicato al Montana attuale e la scelta serve a creare una specie di metro di misura per le valutazioni che si faranno dopo. Il Montana è analizzato nella sua storia recente, nei suoi punti forti e in quelli deboli, in maniera sia personale (ne è innamorata e ci abita per alcuni periodi all'anno) che oggettiva, potremmo quasi dire scientifica. Fatto questo Diamond ha un metro di misura per inquadrare i collassi del passato in un piano non più storico ma concettuale, teorico, per poi applicarne lo schema al presente. Questa impostazione l'ho trovata piacevole a livello stilistico e a mio avviso anche corretta a livello metodologico perché, man mano che proseguirete nella lettura, vi torneranno in mente parallelismi con quanto detto del Montana. Il capitolo successivo, tra l'altro, è il magnifico capitolo sull'Isola di Pasqua, isola verso la quale fin da bambino provo un'attrazione speciale, ero ancora alle medie che in un National Geographic di mio padre scoprii quest'isola e dissi a mia madre che il mio sogno era quello di andarci e dormire sotto ai Moai. Per inciso: non ci sono mai andato, probabilmente non ci andrò mai, a casa o tre o quattro sassi dell'Isola portatimi da due amici, e quello è ancora il mio sogno. Da subito scoprii la terribile storia dell'Isola di Pasqua e dei suoi abitanti, negli anni scoprii che era persona peggio di quanto avessi mai immaginato, e tutt'ora a volte mi immagino quel popolo quasi come una colonia umana naufragata su un pianeta alieno e destinata a una lunga solitaria morte per inedia. La brutalità di questa storia è messa, forse non a caso, subito dopo l'introduzione sul Montana e fa gelare il sangue. Certo è che questa teoria, qui avanzata da Diamond, non è più accettata: o meglio, è stata notevolmente "mitigata". Non sono d'accordo, ma per questione personale: preferisco la teoria dell'auto-distruzione a quelle oggi più diffuse, è più scientificamente provate: trovo che sia molto più pedagogica. Inoltre, indubbiamente, come ogni teoria è normale che nuove scoperte e nuove indagini aumentino la falsificabilità di altre teorie, superando, e vivadio che è così altrimenti avremmo religione, non scienza. E' tuttavia tutto ciò che ha detto Diamond falso? No: semplicemente non abbiamo più una popolazione folle che distrugge tutto, ma una popolazione che ha cercato di dar contro a un avverso destino probabilmente in un modo non proprio consono. Non c'è più la scena di un falegname Rapa Nui che taglia l'ultima palma, ma ciò non toglie che queste, quando arrivarono gli europei, erano scomparse. Non c'è più il collasso della popolazione a un gruppo di malridotti disperati che chiede legno ai primi europei che incontra, ma ciò non toglie che questa popolazione non aveva più molte possibilità di crescere a livello di auto-sostentamento o tecnologico. Non c'è più la rivolta contro i Moai perché dopo l'ultimo albero non ne sono più ricresciuti, ma c'è comunque un gruppo sociale che ha gettato la spugna definitivamente dopo che per quasi mille anni ha vissuto su un'isola che si spogliava sempre più nonostante i Moai, e di colpo arrivano gli europei portando cibo, allegria e vaiolo. Non c'è più il disastro auto-inflitto di Diamond, ce n'è comunque un altro sebbene meno vigoroso. Il punto principale della teoria di Jared Diamond è il pesante crollo demografico, poiché le sue ricerche lo portarono a ipotizzare una popolazione di anche 15-20.000 abitanti per poi scendere a poco più di un migliaio quando agli inizi del 1700 l'isola fu scoperta dagli europei: le nuove teorie indicano che un picco simile non c'è mai stato e che la popolazione rimase pressoché stabile, quindi crolla la teoria del collasso sociale e, con essa, buona parte del resto della teoria. Tuttavia, anche Diamond tira in ballo i ratti come co-protagonisti della deforestazione (già nel capitolo apposito sui Rapa Nui, ma ora, concludendo il libro, trovo un'altra citazione diretta: «i ratti, importati sull’isola di Pasqua, hanno contribuito all’estinzione della palma, rosicchiandone le noci»): ora, mancando l'intervento umano, questi animali restano gli unici responsabili ma, si badi, il crollo ecologico resta e con esso il nefasto destino di questa popolazione cui il vaiolo probabilmente solo anticipò il destino che già la attendeva. E' Diamond stesso che dice "La triste storia dei rapporti fra l'Isola di Pasqua e il mondo occidentale si può riassumere in poche parole" ovvero malattie e schiavitù, semplicemente lui ipotizzava già un crollo praticamente al suo tramonto. I ratti sono stati i protagonisti della deforestazione, ma le attività umane sono sempre state lì a fianco: abbiamo semplicemente una vicenda di interazione uomo-ambiente più complessa e articolata ma la vicenda di quest'isola, a mio avviso, rimane ancora agghiacciante. Non ci sarà stato lo spettacolare quasi-epilogo sociale che narra Jared Diamond, ma dire che quella società era "resiliente" è eccessivo e risponde a quella tendenza di rivalutare la figura degli isolani soggiogati da questa colpa, tendenza che Diamond stesso cita nel suo libro; era uno scienziato troppo preciso e attento (a parte la questione del tabù per i vichinghi groenlandesi!) per dare universalità alla sua teoria e una revisione l'avrebbe accettata ma un ridimensionamento della colpa è una cosa, passare al "resiliente" è tutt'altra. Il fatto che non ci sia stato il picco sociale di cui parla Diamond non dice che la società non attraversò un crollo con la successiva diminuzione: dice che la società non poté raggiungere il picco, cosa che non è essere resilienti. Essere resiliente significa armonizzarsi col contesto naturale e, anche se non cresce come numero di individui, lo si potrebbe fare, mentre i Rapa Nui si fermarono a quella popolazione perché non vi era modo di vivere meglio. E' chiaro che si sta cercando di indorare la pillola, del resto se i topi sono un problema per le palme perché ne mangiano i semi e queste, che già crescevano troppo lentamente, smettono proprio di ricrescere, è "resiliente" continuare a usarle per costruire e trasportare i Moai fino tra l'altro all'arrivo degli europei, come la nuova teoria attesta? Con questo nuovo concetto di "resilienza" si gioca un po' troppo, in ogni ambito dello scibile. Nel caso dei Rapa Nui tuttavia più che "resiliente", sarebbe preferibile dire "resistente", è più corretto: le prospettive sociali di Rapa Nui erano brutte, semplicemente nella visione di Diamond c'è stato un tempo in cui erano belle, pare persino più ottimistica come visione. Se per svariati secoli (dal 900/1000 della colonizzazione al 1700 della scoperta da parte degli occidentali) la popolazione è rimasta di poco più di un migliaio di isolani vuol dire semplicemente che gli isolani vivevano male. Del resto si è fatto "revisionismo di relienza" per l'Isola di Pasqua, ma per quanto riguardo le teorie di Diamond (ed altri, si badi) riguardo Mangareva, Pitcairn e Henderson, e pure gli Anasazi, queste rimangono pienamente valide, probabilmente perché meno note in quanto meno eclatanti (ovvero, perché lì non c'erano dei Moai). Si badi anche che le analisi genetiche oggi gettano nuova luce sulla società Rapa Nui vengono spesso presentate da sole, mentre il discorso di Jared Diamond è più complesso ovvero, come dice lui stesso, è comparativo: sicuramente queste teorie gli sarebbe piaciute e le avrebbe trovate utilissime ma il suo metodo è quello di comparare un lato della questione a tutti gli altri, infatti lui parla anche di riduzione della qualità delle abitazioni, impoverimenti delle aree coltivate e delle tecniche di coltivazione, impoverimento delle imbarcazione e scomparsa di quelle per pesca d'altura, riduzione della diversificazione della dieta, distruzione e riutilizzo degli Ahu, riduzione della dimensione (grossezza) dei Moai stessi, comparsa di armi e diffusione capillare, cessazione delle cremazioni e via dicendo. Ripeto: non c'è stato il picco di popolazione con conseguenza drastica riduzione, ma ciò non vuol dire per nulla che i Rapa Nui erano perfettamente relisienti all'Isola di Pasqua. Le resistevano, e basta.
Nella colonia vichinga ci si trovò di fronte a un contrasto tra gli interessi a breve termine degli individui al potere e quelli a lungo termine della società nel suo insieme. Molti dei valori propugnati dalle autorità civili e religiose si dimostrarono, alla fine, controproducenti. Ma quegli stessi valori erano stati per secoli alla base della forza della società; grazie a loro i norvegesi riuscirono a creare una comunità unica nel suo genere, che rimase per 450 anni l’avamposto piú remoto d’Europa. Dobbiamo stare attenti a etichettare questo esperimento come un "insuccesso", perché comunque durò piú a lungo di quanto la società americana di lingua inglese e origine europea sia durata finora. Ma alla fine i capi groenlandesi si ritrovarono senza seguaci. L’ultimo diritto che si arrogarono fu il privilegio di essere gli ultimi a morire di fame.
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