gio 13/08/2026 | RSS | Menu

COLLASSO. COME LE SOCIETÀ SCELGONO DI MORIRE O VIVERE

Jared Diamond

Diamond analizza il crollo e la scomparsa di antiche civiltà per analizzare cosa potrebbe andare storto oggi nelle nostre. Se in Armi, acciaio e malattie aveva analizzato i motivi per cui solo certe civiltà si sono evolute, qui l'autore fa esattamente il contrario quindi può essere considerato un'evoluzione del suo più famoso e da me già recensito ottimamente libro. Il metodo sarà, come nel precedente libro, quello "comparativo" ossia studiare situazioni alternative differenti solo per determinati precisi valori oggetto dell'analisi. Per analizzare i "collassi" delle civiltà che tratterà come esempi nel corso del libro, il prologo spiega come siano necessari dei parametri da utilizzare per identificare cause e concause, delle unità di misura della "comparazione", e Diamond con il suo piglio scientifico ne identifica cinque: danni ambientali; cambiamenti climatici; ostilità delle popolazioni vicine; presenza di partner commerciali; risposta della società ai suoi problemi ambientali. Per cui sempre nel prologo dice che il sottotitolo di questo libro potrebbe essere "Come alcune civiltà sono crollate, per cause dovute a una componente ambientale e, in alcuni casi, con il contributo dei cambiamenti climatici, dell’ostilità dei popoli confinanti, della fine delle relazioni con i partner commerciali e del modo di reagire ai problemi proprio di ogni società": il metodo comparativo procederà quindi mettendo "a confronto numerose società del presente e del passato che si differenziano o si differenziavano per la fragilità ambientale, per le relazioni con i popoli vicini, per le istituzioni politiche e per altre variabili postulate come fattori che influiscono sulla stabilità di una società. Il risultato è dato dalle variabili del crollo o della sopravvivenza di una società e del tipo di crollo, nel caso sia avvenuto. Mettendo in relazione i risultati ottenuti con le variabili postulate in fase iniziale, voglio scoprire quali fattori abbiano davvero avuto un ruolo nel crollo di una società".
Arrivato alla sezione sul "presente", mi sono reso conto che sarebbe stato interessante sapere cos'è successo dopo la stesura del libro alle nazioni e popolazioni trattate in quella sezione, poiché il libro risale ai primi anni del 2000 quindi è datato. Ho cominciato a fare ricerche sul web ma ovviamente era un compito enorme e oltre alla voglia, principalmente mi manca il tempo di fare una simile mole di ricerche e filtrarne la mole di risultati, molti assurdi (quelli dell'Isola di Pasqua e dei Maya con gli UFO, ad esempio). Perché non fare un esperimento con la IA, nella fattispecie Gemini di Google? Se non già disponibile al momento della pubblicazione di questa recensione, il risultato di questo esperimento lo troverete a questa pagina del mio blog.
Mi è piaciuta l'impostazione base per introdurre il discorso: tutto il primo capitolo è dedicato al Montana attuale e la scelta serve a creare una specie di metro di misura per le valutazioni che si faranno dopo. Il Montana è analizzato nella sua storia recente, nei suoi punti forti e in quelli deboli, in maniera sia personale (ne è innamorata e ci abita per alcuni periodi all'anno) che oggettiva, potremmo quasi dire scientifica. Fatto questo Diamond ha un metro di misura per inquadrare i collassi del passato in un piano non più storico ma concettuale, teorico, per poi applicarne lo schema al presente. Questa impostazione l'ho trovata piacevole a livello stilistico e a mio avviso anche corretta a livello metodologico perché, man mano che proseguirete nella lettura, vi torneranno in mente parallelismi con quanto detto del Montana. Il capitolo successivo, tra l'altro, è il magnifico capitolo sull'Isola di Pasqua, isola verso la quale fin da bambino provo un'attrazione speciale, ero ancora alle medie che in un National Geographic di mio padre scoprii quest'isola e dissi a mia madre che il mio sogno era quello di andarci e dormire sotto ai Moai. Per inciso: non ci sono mai andato, probabilmente non ci andrò mai, a casa o tre o quattro sassi dell'Isola portatimi da due amici, e quello è ancora il mio sogno. Da subito scoprii la terribile storia dell'Isola di Pasqua e dei suoi abitanti, negli anni scoprii che era persona peggio di quanto avessi mai immaginato, e tutt'ora a volte mi immagino quel popolo quasi come una colonia umana naufragata su un pianeta alieno e destinata a una lunga solitaria morte per inedia. La brutalità di questa storia è messa, forse non a caso, subito dopo l'introduzione sul Montana e fa gelare il sangue. Certo è che questa teoria, qui avanzata da Diamond, non è più accettata: o meglio, è stata notevolmente "mitigata". Non sono d'accordo, ma per questione personale: preferisco la teoria dell'auto-distruzione a quelle oggi più diffuse, è più scientificamente provate: trovo che sia molto più pedagogica. Inoltre, indubbiamente, come ogni teoria è normale che nuove scoperte e nuove indagini aumentino la falsificabilità di altre teorie, superando, e vivadio che è così altrimenti avremmo religione, non scienza. E' tuttavia tutto ciò che ha detto Diamond falso? No: semplicemente non abbiamo più una popolazione folle che distrugge tutto, ma una popolazione che ha cercato di dar contro a un avverso destino probabilmente in un modo non proprio consono. Non c'è più la scena di un falegname Rapa Nui che taglia l'ultima palma, ma ciò non toglie che queste, quando arrivarono gli europei, erano scomparse. Non c'è più il collasso della popolazione a un gruppo di malridotti disperati che chiede legno ai primi europei che incontra, ma ciò non toglie che questa popolazione non aveva più molte possibilità di crescere a livello di auto-sostentamento o tecnologico. Non c'è più la rivolta contro i Moai perché dopo l'ultimo albero non ne sono più ricresciuti, ma c'è comunque un gruppo sociale che ha gettato la spugna definitivamente dopo che per quasi mille anni ha vissuto su un'isola che si spogliava sempre più nonostante i Moai, e di colpo arrivano gli europei portando cibo, allegria e vaiolo. Non c'è più il disastro auto-inflitto di Diamond, ce n'è comunque un altro sebbene meno vigoroso. Il punto principale della teoria di Jared Diamond è il pesante crollo demografico, poiché le sue ricerche lo portarono a ipotizzare una popolazione di anche 15-20.000 abitanti per poi scendere a poco più di un migliaio quando agli inizi del 1700 l'isola fu scoperta dagli europei: le nuove teorie indicano che un picco simile non c'è mai stato e che la popolazione rimase pressoché stabile, quindi crolla la teoria del collasso sociale e, con essa, buona parte del resto della teoria. Tuttavia, anche Diamond tira in ballo i ratti come co-protagonisti della deforestazione (già nel capitolo apposito sui Rapa Nui, ma ora, concludendo il libro, trovo un'altra citazione diretta: «i ratti, importati sull’isola di Pasqua, hanno contribuito all’estinzione della palma, rosicchiandone le noci»): ora, mancando l'intervento umano, questi animali restano gli unici responsabili ma, si badi, il crollo ecologico resta e con esso il nefasto destino di questa popolazione cui il vaiolo probabilmente solo anticipò il destino che già la attendeva. E' Diamond stesso che dice "La triste storia dei rapporti fra l'Isola di Pasqua e il mondo occidentale si può riassumere in poche parole" ovvero malattie e schiavitù, semplicemente lui ipotizzava già un crollo praticamente al suo tramonto. I ratti sono stati i protagonisti della deforestazione, ma le attività umane sono sempre state lì a fianco: abbiamo semplicemente una vicenda di interazione uomo-ambiente più complessa e articolata ma la vicenda di quest'isola, a mio avviso, rimane ancora agghiacciante. Non ci sarà stato lo spettacolare quasi-epilogo sociale che narra Jared Diamond, ma dire che quella società era "resiliente" è eccessivo e risponde a quella tendenza di rivalutare la figura degli isolani soggiogati da questa colpa, tendenza che Diamond stesso cita nel suo libro; era uno scienziato troppo preciso e attento (a parte la questione del tabù per i vichinghi groenlandesi!) per dare universalità alla sua teoria e una revisione l'avrebbe accettata ma un ridimensionamento della colpa è una cosa, passare al "resiliente" è tutt'altra. Il fatto che non ci sia stato il picco sociale di cui parla Diamond non dice che la società non attraversò un crollo con la successiva diminuzione: dice che la società non poté raggiungere il picco, cosa che non è essere resilienti. Essere resiliente significa armonizzarsi col contesto naturale e, anche se non cresce come numero di individui, lo si potrebbe fare, mentre i Rapa Nui si fermarono a quella popolazione perché non vi era modo di vivere meglio. E' chiaro che si sta cercando di indorare la pillola, del resto se i topi sono un problema per le palme perché ne mangiano i semi e queste, che già crescevano troppo lentamente, smettono proprio di ricrescere, è "resiliente" continuare a usarle per costruire e trasportare i Moai fino tra l'altro all'arrivo degli europei, come la nuova teoria attesta? Con questo nuovo concetto di "resilienza" si gioca un po' troppo, in ogni ambito dello scibile. Nel caso dei Rapa Nui tuttavia più che "resiliente", sarebbe preferibile dire "resistente", è più corretto: le prospettive sociali di Rapa Nui erano brutte, semplicemente nella visione di Diamond c'è stato un tempo in cui erano belle, pare persino più ottimistica come visione. Se per svariati secoli (dal 900/1000 della colonizzazione al 1700 della scoperta da parte degli occidentali) la popolazione è rimasta di poco più di un migliaio di isolani vuol dire semplicemente che gli isolani vivevano male. Del resto si è fatto "revisionismo di relienza" per l'Isola di Pasqua, ma per quanto riguardo le teorie di Diamond (ed altri, si badi) riguardo Mangareva, Pitcairn e Henderson, e pure gli Anasazi, queste rimangono pienamente valide, probabilmente perché meno note in quanto meno eclatanti (ovvero, perché lì non c'erano dei Moai). Si badi anche che le analisi genetiche oggi gettano nuova luce sulla società Rapa Nui vengono spesso presentate da sole, mentre il discorso di Jared Diamond è più complesso ovvero, come dice lui stesso, è comparativo: sicuramente queste teorie gli sarebbe piaciute e le avrebbe trovate utilissime ma il suo metodo è quello di comparare un lato della questione a tutti gli altri, infatti lui parla anche di riduzione della qualità delle abitazioni, impoverimenti delle aree coltivate e delle tecniche di coltivazione, impoverimento delle imbarcazione e scomparsa di quelle per pesca d'altura, riduzione della diversificazione della dieta, distruzione e riutilizzo degli Ahu, riduzione della dimensione (grossezza) dei Moai stessi, comparsa di armi e diffusione capillare, cessazione delle cremazioni e via dicendo. Ripeto: non c'è stato il picco di popolazione con conseguenza drastica riduzione, ma ciò non vuol dire per nulla che i Rapa Nui erano perfettamente relisienti all'Isola di Pasqua. Le resistevano, e basta.
Insomma si sarà capito, non rovinatemi la poesia di un'Isola di Pasqua morente con la sua popolazione destinata al disastro, un po' come in un libro di fantascienza, come Eclissi Totale di Brunner o l'inquietante Cronache Marziane di Bradbury o il nostalgico Dying of the light di Martin ma soprattutto mi fa tornare in mente le rovine di Trantor (la maestosa Fondazione di Asimov) quando ormai l'impero era scomparso da secoli, con la cupola distrutta e i nativi che rimuovevamo le lastre di metallo per fare orti: non toglietemi questa fantasia, non rovinatemi questa poesia di decadenza. La scienza in questo caso non deve rovinare questa immagine, questo enorme monito.
Bellissima invece la ricostruzione della storia delle colonie vichinghe, quella della Groenlandia in primis. Meravigliosa. Pensare a queste persone che, nonostante già abituate a climi rigidi e terreni difficile, tentarono in ogni modo di resistere alla terribile Greenland, fa veramente impressione. Mi chiedo cosa abbiamo realmente passato nei 500 anni circa di esistenza della colonia, a livello emotivo. Dev'essere stata non dura, di più, con giornate uguali una all'altra ogni settimana, ogni mese, ogni anno, giornate di lavoro continuo per dar contro alle stagioni che si susseguivano sempre diverse ma sempre difficili, giornate fatte di lavoro continuo sperando che non intervenissero accidenti meteorologici a rovinare una meticolosa pianificazione, giornate senza mai un momento di tregua. Almeno i Rapa Nui avevano il caldo... Forse questa vicenda dei vichinghi è persino più maestosa, considerando anche le colonie in Nord-America, e più tragica, considerando che ne sappiamo indubbiamente di più. Le ipotesi sulle difficoltà nell'Isola di Pasqua qui diventano quasi certezze, brutali. Stretti uno all'altro, costretti a cooperare magari anche a fronte di rivalità tra clan o personali, perché "era una società fortemente comunitaria, da cui nessuno poteva staccarsi sperando di cavarsela da solo". Incredibile. Quella dei vichinghi è una sezione molto lunga ma vale la pena dalla prima all'ultima pagina. Tranne, come ho anticipato all'inizio, la questione del tabù del pesce: Diamond immagina questo tabù perché paradossalmente dai resti analizzati si riscontra un bassissimo consumo di pesce, nonostante le problematiche alimentari che i coloni riscontrarono per tutto il periodo. È tuttavia un'ipotesi troppo aleatoria che sarebbe stato meglio lasciar fuori dal rigore con cui è scritto il libro. È un vezzo, più che un'ipotesi, perché può essere vera e falsa senza possibilità di verifica; a che serve ipotizzare una cosa così astrusa? Tuttavia il libro è suo, e si può concedergli qualche libertà senza problemi, ma questo punto mi serve per introdurne un altro: il libro "Collasso" contiene svariate inesattezze che, come nel caso dell'Isola di Pasqua, sono spesso dovute a ricerche ormai datate ma, e questa è la parte peggiore, spesso anche a manipolazioni stesse di Diamond che non esita a piegare la realtà, farcendola anche con vere e proprie invenzioni, per dirigerla verso i suoi scopi. È chiaro che, quando leggiamo un libro divulgativo, ci stiamo appoggiando alla sola visione del suo autore, ma nel suo Armi, Acciaio e Malattie non avevo trovato così tante incongruenze come in questo, facendo banali approfondimenti sul web. In questo momento, ad esempio, sto concludendo il capitolo sulla Groenlandia: Diamond dice che alla fin fine anche gli Inuit hanno patito insuccessi come i groenlandesi, a testimoniare che in fondo i groenlandesi non avevano capacità e conoscenze minori rispetto agli Inuit e, per rafforzare questa visione, dice che "Gli archeologi hanno scoperto molte abitazioni inuit, sigillate come macchine del tempo, contenenti i corpi di intere famiglie morte di fame durante un inverno più duro del solito". Non ho trovato alcuna conferma a questa frase, nessuna, e anzi cercando qualcosa ho trovato questo sito che critica la sua visione riguardo i norreni groenlandesi - un po' esageratamente, però, dato che Diamond stesso dice che "il fatto che una società medievale sia riuscita a risolvere problemi molto complessi e a vivere in un ambiente ostile per 450 anni è da considerarsi un notevole successo". Pari critiche si trovano spesso riguardo ogni tema trattato da Diamond. Tuttavia, ciò non pregiudica a mio avviso la importante visione globale di questo libro ovvero fare un'indagine comparativa e non unilaterale, esaminando varie variabili riguardo la scomparsa dei popoli analizzati, mettendole in rapporto una con l'altra, e rapportando anche gli stessi popoli uno con l'altro. È una teoria "olistica" ovvero che considera varie prospettiva come un tutto unico, un insieme di fluidi che si mescolano e influiscono uno con l'altro. Questo tipo di visione è il vero soggetto del libro, o dei libri, di Diamond ed è il messaggio più importante, tolto ovviamente il fatto che a parte questi particolari, la sua trattazione è corretta e affascinante, veramente scientifica, differente ad esempio da quella di Yuval Noah Harari come già avevo detto in passato.
Agghiacciante il capitolo sulla Cina ma ancora peggio è quello sull'Australia e soprattutto a livello di politiche ambientali ed economiche: l'Australia, un paese moderno, occidentale, felice com'è nell'immaginario dell'uomo qualunque, scopriamo invece essere un inferno auto-destinatosi al disastro. Ne esce un quadro totalmente diverso da quello tratteggiato da Bill Bryson: del resto, però, c'è gran differenza tra uno scienziato e un mero giornalista... Mi ha fatto specie, sebbene della Cina le cose fossero immaginabili e dei popoli del passato le cose fossero più o meno già note, sebbene del Montana la situazione drammatica sia comunque teorica e comunque non tragica, del disastro ambientale ancora attuale dell'Australia ero assolutamente all'oscuro. Deforestazione, caccia, allevamenti incontrollati, distruzione del suolo coltivabile, irrigazione selvaggia, distruzione di habitat terrestri, fluviali e lacustri, marini, l'Australia ha fatto un disastro sia con la floria sia con la fauna e peggio ancora, sta continuando a farlo.
Punto debole del libro è - ma a mio avviso, ovvero per gusto personale - l'ultima sezione, quella sul Futuro: da sempre ho certezza che la storia non insegna nulla e sono disincantato sulla capacità di imparare dell'uomo per quanto riguarda il superamento dello schema homo homini lupus che reputo forte come un carattere genetico. Per questi due motivi ho trovato l'ultima sezione prolissa e stucchevole. Diventa molto più simile allo stile saggio-profetico di Harari, sebbene con un carattere molto più terra-terra, non filosofico ma realistico. E' solo il mio punto di vista ma sono sicuro che di tutto il libro, questa sezione sarà quella che metterà più alla prova la vostra pazienza di lettori perché si sente che si sta arrivando alla fine di questo grosso tomo e, invece, ci si trova imbrogliati in ore di discorsi su aziende petrolifere, minerarie, disboscamenti e piscicoltura. E' tutto giusto, corretto, sensato, condivisibile, ma tutto pesante e lento.
Alla fine ho anche pensato che la struttura l'avrei preferita diversa: invece di passato e presente trattati in due sezioni differenti, sarebbe stato meglio trattare un popolo del passato abbinato a un popolo del presente tipo Groenlandia - Australia, aggiungendo una sezione finale con riflessioni congiunte. Ho pensato che in questo modo si sarebbero potuti evidenziare meglio parallelismi, similitudini e lezioni. Capisco però che sarebbe stato difficile perché si sarebbero evidenziate solo certe variabili a discapito di altre compromettendo così il metodo comparativo di Diamond che è in realtà il suo punto forte poiché uno stesso fenomeno è visto e interpretata da diverse e molte angolazioni.
Una nota importante: sebbene avessi questo libro in edizione cartacea, ho preferito leggerlo in formato ebook. A parte il non avere quel grosso tomo sul petto, l'accesso immediato a Wikipedia durante la lettura è a mio avviso non utile, bensì fondamentale. Lo consiglio a tutti, per libri come questo l'ebook è incredibilmente comodo e versatile, ovviamente però la lettura diventerà molto più lenta.
Nonostante ciò, si merita pienamente il plus per i migliori soprattutto per via delle riflessioni sull'ambiente e sul ruolo del privato cittadino che, troppo spesso, viene inquadrato come vittima del capitalismo mentre a ben guardare ne è sempre la forza motrice. Quando la persona di tutti i giorni esige che a qualsiasi ora, di qualsiasi giorno, nel suo supermercato preferito ci sia sempre disponibile, ad esempio, una confezione di alette di pollo già aromatizzate e soprattutto a buon prezzo (e in questa persona possiamo riconoscerci noi tutti), quella persona crea letteralmente la filiera degli allevamenti intensivi.
Nella colonia vichinga ci si trovò di fronte a un contrasto tra gli interessi a breve termine degli individui al potere e quelli a lungo termine della società nel suo insieme. Molti dei valori propugnati dalle autorità civili e religiose si dimostrarono, alla fine, controproducenti. Ma quegli stessi valori erano stati per secoli alla base della forza della società; grazie a loro i norvegesi riuscirono a creare una comunità unica nel suo genere, che rimase per 450 anni l’avamposto piú remoto d’Europa. Dobbiamo stare attenti a etichettare questo esperimento come un "insuccesso", perché comunque durò piú a lungo di quanto la società americana di lingua inglese e origine europea sia durata finora. Ma alla fine i capi groenlandesi si ritrovarono senza seguaci. L’ultimo diritto che si arrogarono fu il privilegio di essere gli ultimi a morire di fame.

Tutti i libri di Jared Diamond

  • Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni (stato: Libro finito Libro molto apprezzato! )
  • Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere (stato: Libro finito Libro molto apprezzato! )
  • Il mondo fino a ieri. Che cosa possiamo imparare dalle società tradizionali? (stato: Libro finito )
  • Il terzo scimpanzé. Ascesa e caduta del primate homo sapiens (stato: Giacente in deposito )
  • Totale libri: 4
  • Non sai cosa leggere? Prova con un libro a caso

    NOTA BENE | le recensioni di libri qui presentate sono esclusivamente frutto del mio gusto personale che inoltre è anche contestualizzato al periodo in cui mi trovo a leggere quel determinato libro. Ciò che io dico potrebbe non andare bene per voi, il mio consiglio è di leggere anche altre recensioni online, ma allo stesso tempo di lasciarvi ispirare dalla sensazione ingiustificata che il nome di un autore, il titolo di un libro, una copertina, ciò che ne dici la quarta, la fedeltà a una casa editrice o il consiglio di un libraio possono suscitarvi. E' così che io perlopiù scelgo un libro. Per quanto riguarda i voti si consideri che bene o male un libro brutto è sempre meglio che una bella serie in tv, perché i libri avranno sempre una cosa in più: tacciono. Per il resto vale quanto già detto in altre parte del sito: è mio, ci scrivo io, quello che voglio io, internet è grande e troverete altri siti che vi aggradano.

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