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Ma Ling: Febbre

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 25/08/2020
Voto: leggi la recensione
Alla ricerca di una qualche forma di sicurezza e stabilità dopo la morte dei genitori, immigrati cinesi, Candace Chen più che vivere sopravvive, autoreclusa senza troppa convinzione in una rigorosa routine casa-lavoro. Per questo a malapena si accorge dell'epidemia che si sta diffondendo in tutto il mondo e che sta decimando anche la popolazione di New York, trasformando tutti in zombie.

Recensione

Ci sono due punti da sottolineare riguardo l'introduzione pubblica di questo libro: il primo è fortissimo ed è il fatto che gli "zombi" qui non c'entrano un cazzo. Capisco che il marketing è spietato, ma non va confuso questo col fatto ben diverso che il marketing dovrebbe essere spietato. Il marketing potrebbe funzionare anche senza essere spietato. E' inutile mettere la parola "zombi" per attirare lettori, il libro con una intruduzione seria venderebbe bene ugualmente, non ho dubbi, e forse ci sarebbe meno persone deluse dal fatto che "gli zombi non ci sono!". In secondo luogo, dire che la routine casa-lavoro non permette a Candace di accorgersi della epidemia o pandemia di Febbre di Shen non è pienamente corretto, perché la realtà è che nessuno si accorge di questa malattia perché si diffonde in maniera subdola ed incredibilmente veloce e metterla invece come fa l'introduzione sa un po' di schiavismo del consumismo e della mercificazione della persone e bla bla bla come piace ai finti intellettualoidi che penseranno magari di trovare qui un romanzo in cui viene rappresentato la minima moralia di Adorno. Invece, come per gli zombi, non c'entra un gran cazzo di niente.
Ci sono tre livelli di storia: il passato remoto della protagonista con la sua famiglia, il passato prossimo con Jonathan e il suo lavoro alla Spectra, il presente dopo lo sterminio attuato dalla Febbre. Il libro è magnifico quando mescola le inflessioni personali maliconiche con l'aumentare dei contagi quasi che l'avanzare della depressione nevrotica in Candace si rifletta nella New York sottomessa da una febbre e da un uragano. A mio avviso invece perde qualcosa nella rappresentazione della sopravvivenza col gruppo di sopravvissuti nel loro viaggio verso la Struttura: inserire questi elementi post-apocalittici, il fissato della sopravvivenza, le atmosfere religiose, la segregazione, l'oppressione, sono elementi troppo troppo troppo... troppo. Non c'entrano. Ci sarebbero stati, forse, in un secondo libro che tratta la società rimasta a distanza di uno o due anni, ma non così presto (arrivati alla Struttura, Candace è incinta di 5 mesi e si era scoperta incinta mentre a New York ancora non c'era un'emergenza febbre) e, soprattutto, è inutile e fuoriluogo nel resto del libro. Avrebbe potuto fermarsi e diminuire lo spazio del presente semplicemente raccontando la sopravvivenza di chi è rimasto, senza introdurre suspence e avvenimenti stile hollywoodiano, ci saremmo trovati saltuariamente dei capitoli riflessivi e condannati, più simili al libro The Road che al film Genesi. La storia post-apocalittica fa solo perdere tempo, distrae dalle magnifiche disperazioni nel resto del libro e ovviamente, alla fine, lo lascia inconcludente.
Per il resto un gran bel libro, gli altri due piani che mischiano il ricordo, la nostalgia, la colpa e la febbre in maniera così magistrali e con una narrazione così pulita e melanconica sono veri gioielli. Tranne i capitoli di Bob & C., i restanti mi tenevano incollato alle pagine. La diffusione della febbre è agghiacciante e magistrali i due casi in cui Candace si trova subito di fronte, quello della vicina di casa di Lane - la vecchia - è veramente terribile, per non parlare poi di quello di Ashley che fa venire la pelle d'oca. Tutto è ambientato ai nostri tempi: iPhone, blog, Occupy Wall Street tengono la narrazione ancora alla realtà in maniera perturbante.

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