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Richard Yates: Revolutionary Road

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 14/06/2020
Voto: leggi la recensione
È il 1955; i Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York, che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia: la loro esistenza scorre fra il treno dei pendolari, le cenette alcoliche con i vicini, le recite della filodrammatica locale, ma Frank e April si sentono destinati a una vita creativa e di successo, possibilmente in Europa. Nella storia della giovane famiglia in apparenza felice la tensione è nascosta ma crescente, il lieto fine impossibile, e l'inevitabile esplosione arriva con una potenza da dramma shakespeariano.

Recensione

Avevo un sacco di aspettative riguardo questo libro, talmente tante che ne ho rimandato per così tanto la lettura che me n'ero dimenticato. Non sapevo cosa aspettarmi perché le recensioni che leggevo mi lasciavano un po' di timore di ritrovarmi di fronte a qualcosa di estremamente complesso e invece, in realtà, mi sono ritrovato di fronte a qualcosa di estremamente "semplice". Spiegare cosa intendo con "semplice" è un po' difficile e al momento non ho tempo e voglia di scrivere a lungo oltre a fatto che lo faccio al cellulare ma il fatto principale è che la cosa "semplice" è l'analisi psicologica dei protagonisti tant'è che i loro stati d'animo, debolezze timori e gioie sono spiattellati tranquillamente senza dover lasciar nulla all'interpretazione del lettore. Pare quasi, nella realtà, che non vi sia un inconscio; o forse un preconscio, si forse è meglio il preconscio. La rabbia, o la gioia, quando esplodono incontrollate e inaspettate sono immediatamente riconosciuti nella loro portata e nelle loro cause scatenanti, ne intuiamo i bollori e turbamenti nel mondo dell'inconscio ma senza troppi meccanismi di difesa ne vediamo, sia noi sia i protagonisti del libro, quasi subito gli effetti. Più complesso è invece l'analisi sociale che fa da cornice a tutta la storia e che è invece la vera protagonista: la società medio-borghese americana. Le famiglie giovani, le aspirazioni, la diffusione dell'istruzione, la mania del criticismo, le grandi aziende non produttive ma di vendita pura e ancora peggio la nascita del marketing puro, tutte queste cose sono il vero protagonista del romanzo e tutto ciò che succede è influenzato da questo sostrato sociale che andrebbe quindi debitamente studiato prima di leggere il romanzo, altrimenti vi trovate semplicemente di fronte a dei protagonisti che fanno cose. Stiamo leggendo un'analisi e critica sociale, e la chiave di tutto è esplicitata da John il Pazzo.
E' l'essenza pura del realismo e non è mai facile. A tratti per tutti i primi tre quarti il libro però è un po' lento proprio perché, mancando un approfondimento psicologico-narrativo dei protagonisti, le crisi di coppia accadono e basta e per questo a tratti tendono anche a "fare nervoso" quindi ad annoiare un po'. Questo tramuta una grande storia in un elenco di isterismi. Peccato perché questo libro ha un incipit magnifico che mi ha fatto credere di trovarmi di fronte a qualcosa che mi avrebbe fatto battere il cuore.
Non si confonda comunque questa come una recensione negativa. Questo libro è una perla.

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