TIM O'BRIEN

Le cose che portiamo

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 11/06/2019
La Guerra evocata in tutta la sua insostenibile concretezza, in tutto il suo peso, il suo orrore e la sua assurdità. Le cose che portiamo è questo e molto di più. Attraverso le vicende di un immaginario plotone di soldati impegnato a combattere nella giungla vietnamita, Tim O’Brien consegna al lettore un’ispirata, appassionante riflessione in forma narrativa sui temi della memoria, della verità e del potere del narrare. Un atto d’accusa contro tutte le guerre, limpido e umanissimo; un libro monumento, capace di incidersi a fondo nella tormentata coscienza americana e in quella del lettore. E di riaffermare il ruolo irrinunciabile della letteratura come strumento di comprensione profonda di noi stessi e della realtà.

Giudizio

Voto:
Tim la guerra del Vietnam l'ha fatta veramente, o meglio l'ha subita. Questo libro è un insieme di suoi ricordi della guerra, fatti, avvenimenti, sensazioni, riportati in stile letterario. Non propriamente romanzato, perché non c'è la struttura di un romanzo, né sono racconti isolati perché c'è una certa progressione. Ma non c'è la schiettezza piatta di un'autobiografia. Gli avvenimenti, diciamo, vengono messi in "bella copia" in modo che non perdano la loro terribile brutalità. Non sapremo mai se un avvenimento è vero o inventato, non sapremo mai la verità della guerra ma sarebbe possibile saperla? Tim è enigmatico: "La verità del racconto è a volte più vera della verità dell'accaduto". Una autobiografia racconta solo un punto di vista, un romanzo racconta e basta. Ciò che vuole dire è che una storia di guerra raccontata dal punto di vista del soggetto reale ci toglierebbe responsabilità, circoscriverebbe l'evento narrato al vissuto dell'autore, mentre l'evento narrato di una storia di guerra non dev'essere circoscritto se lo scopo è far conoscere, far capire, anche solo un po'; questo assunto però lascia enigmi inutili nella trama del libro. Com'è morto Kiowa? Perché l'avvenimento è diviso in due parti e paiono quasi una contro l'altra? Chi ha ucciso il ragazzo in mezzo alla strada? E' una critica strutturale che nulla toglie al'opera. È un libro crudo e disincantato dove le polemiche o meno sull'inutilità di quella guerra, di qualunque guerra, sono riconosciute come inutili e fuorvianti. Si perde nel finale con una storia dell'infanzia fuori luogo e parafrasi prolissa.
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