Gerald Green, Olocausto

AUTORE: Gerald Green

TITOLO: Olocausto


Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 08/01/2018

Recensione

Olocausto - Holocaust nell'originale in lingua inglese - è il titolo di un romanzo scritto da Gerald Green e pubblicato la prima volta nel 1978 da Transwolrd Publishers. In Italia è stato pubblicato l'anno successivo da Sperling & Kupfer nella traduzione di Katya Gordini.
Il libro - divenuto best seller con traduzioni in vari idiomi - trae spunto dall'olocausto compiuto durante la seconda guerra mondiale a danno del popolo ebraico ed è dedicato "Alla memoria dei Sei Milioni, dei Sopravvissuti e di Coloro che hanno reagito".
L'autore ha strutturato le vicende narrate dal romanzo sulla base di una sceneggiatura scritta per una miniserie televisiva omonima, vincitrice di otto premi Emmy. In riconoscimento della sua opera letteraria gli è stato assegnato da Dag Hammarskjöld il Premio internazionale della pace per la letteratura nel 1979.
Anche se il libro sembra narrare una storia realmente accaduta, sia i protagonisti che i dialoghi sono immaginari. Esso contiene comunque numerosi riferimenti a fatti e personaggi storici di questo drammatico periodo.
(da Wikipedia)

Giudizio

Voto:
Tutti sappiamo cos'è l'Olocausto ma la nostra sfortuna è che l'uomo è un animale sostanzialmente cattivo e che ha la brutta abitudine di reputarsi un essere intelligente e dà quindi per scontate tante cose.
Tutti sappiamo cos'è l'Olocausto ma, sebbene oggi la conoscenza sia incredibilmente a portata di mano, sappiamo bene cosa fu l'olocausto ma solo a parole ma già, neanche un secolo dopo, ci siamo dimenticati la sua portata e soprattutto che olocausto implica che ci siano state delle vittime, ovvero degli individui.
Questo è sostanzialmente ciò che deve aver pensato Gerald Green: inutile continuare a ripetere in maniera proto-scientifica la storia e far vedere documentare che, più che attestare la sofferenza di chi veniva soppresso, fanno vedere la grandiosità delle dittature in maniera troppo affascinante. Gerald Green ha fatto un miracolo: ha ideato due famiglie, una tedesca pura impersonata da Erik Dorf e che aderì al Nazismo, una tedesca ebrea impersonata da Rudi Weiss che fu sterminata, e le ha messe entrambe a Berlino, usando come artificio letterario incroci casuali ma ricorrenti fra le due. A questo punto ha studiato bene la storia del nazismo fino a minuti particolari di personaggi realmente esistiti, azioni, eventi, fatti anche banali ma realmente accaduti, e ci ha fatto muovere in mezzo i suoi protagonisti proprio come fossero una telecamera.
Riusciamo ora a trovarci non super partes ma intra partes, all'interno stesso dell'ufficio comando di Heydrich, in mezzo alle strade rastrellate, nella porta accanto di famiglie sequestrate, a fianco di chi cammina nel ghetto.
Non si tratta di autobiografie, ma potrebbero benissimo esserlo: ciò che le rende più spietate è l'artificio letterario, sfruttato alla perfezione, di riuscire da unire le varie vite in modo che Rudi Weiss riesce a ripercorrerne i passi, fornendoci diverse prospettive e punti di osservazione separati, grazie alla sua ricerca sul destino dei suoi famigliari alla fine della guerra.
Abbiamo un sacco di risposte in questo romanzo per tutti quelli che chiedono il revisionismo, semplicemente perché Green, inserendo all'interno di fatti reali il punto di vista del singolo individuo, ci mostra un fatto in diretta, e noi stessi ci chiederemo come fu possibile, solo che loro non hanno più la possibilità di chiederlo.
Questo libro vale cento libri di storia e mille documentari. Consiglio vivamente di leggerlo con lo smartphone connesso a una enciclopedia, o con un'enciclopedia cartacea sottomano: io l'ho letto con l'ebook e mi collegavo di continuo ad Internet per cercare di continuo il nome di una persona o il nome di un luogo, perché tutto ciò che è narrato in questo libro è reale, avvenne realmente.
I famosi sei milioni che tutti conosciamo, qui hanno finalmente una voce.
Un'altra cosa viene recuperata in questo romanzo, oltre alla voce delle persone: è la dimensione temporale. Green riesce a dare la dimensione temporale degli eventi, a partire dalla vita degli individui, una cosa impossibile a farsi fuori da un romanzo. C'è la dimensione temporale dell'insieme degli eventi, e la dimensione temporale a partire dal vissuto del singolo, dall'esperienza immediata. Riusciamo così a vedere le cose accadere punto per punto, perché la visione d'insieme ci fa vedere, appunto, l'insieme, e molte volte si è portati a dire "Perché non si sono ribellati all'Olocausto?". Non si sono ribellati perché l'olocausto l'abbiamo chiamato così noi alla fine: lo sterminio invece è andato avanti, è maturato possiamo dire anche nella mente dei suoi creatori, mese dopo mese, modificandosi, migliorandosi, specializzandosi. Nel diario di Dorf ne vediamo le varie "prove", alcune fallite, altre riuscite, fino alla perfezione del Zyklol B e della progettazione sistematica del traffico ferroviario; nelle parole dei Weiss invece vediamo la gente subire delle angherie, e pensare - sperare - che fossero le ultime, e man mano che le cose peggioravano le vediamo dire "Come può andare peggio di così?" perché l'orrore non può essere pensato.
"Più grande è il crimine, meno vi si crede": questo dice Dorf nei suoi diari, e questo è proprio ciò che accadde.
Prima di disegnare svastiche a destra e a sinistra e dire "E' ora che torni" e simili, leggete questo libro, e chiedetevi se oggi sareste felici in un mondo come quello di Fatherland

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