Khaled Hosseini, Il cacciatore di aquiloni

KHALED HOSSEINI

Il cacciatore di aquiloni

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 16/11/2015

Recensione

Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a inseguirlo e a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan - il ragazzo dal viso di bambola, il cacciatore di aquiloni - è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve partire, tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C'è un mondo violento, assurdo e sinistro, dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più. Trent’anni di storia afgana - dalla fine della monarchia all’invasione russa, dal regime dei Talebani fino ai giorni nostri - rivivono in questo romanzo emozionante e pieno d’atmosfera, diventato uno straordinario successo internazionale, che è ora possibile gustare anche in un'edizione graphic novel splendidamente illustrata.

Giudizio

Voto:
Una perla, un libro magnifico, bellissimo, che forse diventa un po' scontato verso il finale ma questi sono particolari talmente piccoli e insignificanti nella globalità della narrazione che non vanno a toccare la qualità generale. Da un punto di vista prettamente letterario, è perfetto: la narrazione scorre bene e Hosseini riesce a ricreare ciò che in non molti altri libri riesce così bene, ovvero il senso dello scorrere del tempo. Nel corso delle pagine Amir cresce, e Hosseini rende bene l'idea della progressiva maturazione, dipendente anche dai suoi "segreti". Come anche Baba, pian piano, invecchia, pian piano si incartapecorisce, pian piano si consuma a causa dei suoi peccati, e dell'abbandono della terra natìa. Da un punto di vista dei contenuti, invece, è impietoso: si vede bene ciò che è successo in Afghanistan. E almeno per una volta si sottolinea il fatto che il disastro è iniziato coi russi, non con gli americani. E che molte colpe vanno date al popolo afghano. Anzi, mediorientale in genere, visto che anche il Pakistan non ne esce bene. Per fortuna che stavo leggendo proprio questo libro quando sono avvenuti i terribili attentati a Parigi, perché sono libri come questo che riescono a mitigare, anche se solo in parte, le reazioni anti-islamiche che troppi islamici non perdono occasione di procurarci.
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