YUVAL NOAH HARARI

Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 05/06/2019
Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla Terra ce una sola specie di umani. Noi. L'Homo sapiens. E siamo i signori del pianeta. Il segreto del nostro successo è l'immaginazione. Siamo gli unici animali che possono parlare di cose che esistono solo nella nostra immaginazione: come divinità, nazioni, leggi e soldi. Non riuscirete mai a convincere uno scimpanzé a darvi una banana promettendogli che nel paradiso delle scimmie, dopo la morte, avrà tutte le banane che vorrà. Solo l'Homo sapiens crede a queste storie. Le nostre fantasie collettive riguardo le nazioni, il denaro e la giustizia ci hanno consentito, unici tra tutti gli animali, di cooperare a miliardi. È per questo che dominiamo il mondo, mentre gli scimpanzé sono chiusi negli zoo e nei laboratori di ricerca. "Da animali a dèi" spiega come ci siamo associati per creare città, regni e imperi; come siamo arrivati a credere negli dèi, nelle nazioni e nei diritti umani; come abbiamo costruito la fiducia nei soldi, nei libri e nelle leggi; come ci siamo ritrovati schiavi della burocrazia, del consumismo e della ricerca della felicità.
Qualche informazione biografica. Storico e scrittore israeliano. È laureato in Storia al Jesus College dell'Università di Oxford. Dal 2005 insegna all'Università Ebraica di Gerusalemme. Dal 2012 è membro della Accademia israeliana delle scienze e delle lettere. È noto soprattutto per aver pubblicato nel 2011 il best seller internazionale From Animals into Gods: A Brief History of Humankind (Da animali a dèi. Breve storia del genere umano, Bompiani 2014)

Giudizio

Voto:
Un libro che deve molto ad Armi Acciaio e Malattie ma non si capisce perché, e non è un giudizio negativo, anzi. Se in quello abbiamo un'indagine, e una prospettiva, prettamente storica, qui c'è una prospettiva più sociologica. Vorrei dire filosofica, ma non è il caso, perché non abbiamo le teorizzazioni tipiche filosofiche ma un impianto più solido, terra terra. E' la storia sociale dell'Homo Sapiens, e come si può intuire non è per nulla un libro semplice. Cos'è il Sapiens? E' una razza di essere umano. Perché ci sono razze canine, razze equine, razze feline, ma un solo uomo? E pare che l'essere umano sia l'unico animale del quale esista attualmente una sola razza. Perché? Questa non è il solo tema del libro, ma è un po' il suo punto d'inizio.
Da piccolo studiavo che l'Homo Sapiens è il risultato dell'evoluzione del genere Homo, e un tempo si pensava fosse così. Oggi si stanno scoprendo sempre più razze di Homo, invece, vissute anche per epoche enormi, ma oggi estinte, e soprattutto non lineare col Sapiens ma parallele. Il più noto è il Neanderthal, ma ci sono ormai molte altre razze di Homo quali ad esempio il Denisova o l'Hergaster; su Wikipedia potete farvi una panoramica delle razze di Homo finora note e dell'albero "genealogico" del genere Homo. Harari parte dalla nascita del pianeta, della vita, e infine del genere Homo per raccontare la storia dell'Homo che oggi abita il pianeta, e da un punto di vista prettamente biologico, sociale, storico, per fare una enorme panoramica di chi siamo. Le peregrinazioni degli hominidi alla conquista del pianeta, la nascita delle religioni, degli imperi, degli stati, sono viste come rispecchiare la stessa evoluzione che ha portato una scimmia dal vivere sugli alberi a scheggiare una pietra ad accendere un fuoco a barattare conchiglie a creare le religioni e le comunità e poi le città, gli imperi, infine gli stati. Tutto quanto noi facciamo e siamo e in questo libro inserito all'interno di un percorso evolutivo che è abbastanza ormai noto e studiato.
Fondamentale a mio avviso in questo libro è il trattare l'uomo come un animale che non ha nulla di magico né di soprannaturale in sè. La sua lucidità è impressionante, non si lascia mai cadere in tentazioni ideologiche.
Scandiscono questa evoluzione dell'uomo le scoperte che Harari identifica come momenti chiave che hanno portato a creare qualcosa di nuovo, quali l'allevamento del bestiame o dei vegetali, la costruzione di grandi società, il mercato, le religioni, gli imperi, la scrittura; siamo gli unici animali che fanno queste cose. Molte volte ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a un libro di filosofia poiché alcuni argomenti (il capitalismo, Dio, internet) possono sembrare argomenti trattabili solo in questo modo ma non è così, sono comunque posizionati all'interno di un'analisi dei comportamenti primari alla base dell'agire umano.
L'uomo è ancora una scimmia: è una scimmia che ha goduto della Rivoluzione Cognitiva che gli ha dato più comprensione delle sue possibilità, e da lì non si è più fermata perché non poteva più farlo; poi c'è stata la Rivoluzione Agricola, poi l'Unificazione dell'Umanità, poi la Rivoluzione Scientifica. E poi? Poi l'uomo è diventato "ecce Deo" perché ora costruisce dal nulla. Ma la Rivoluzione Cognitiva è stato il momento fondamentale. Perché nessun altro animale ci è passato? La risposta è più semplice di quanto sembri: perché non glielo abbiamo permesso. Un esempio: se gli scimpanzé avessero una Rivoluzione Cognitiva i Bonobo scomparirebbero, e poi toccherebbe a molte altre scimmie (che condividono l'habitat degli scimpanzé) poi ad altri animali (che sarebbero eliminati per cibo, per difesa, per selezione per farne anomali domestici).
Noi siamo stati i primi, e da quel momento abbiamo cominciato a delimitare il mondo degli altri animali e a riservarci il pianeta, e chi non ci sta... se ne va. Le altre razze umane sono state annientate da Homo: non direttamente, forse, ma dall'esplosione evolutiva che Homo Sapiens ha avuto la fortuna di godere. Come un film: l'eroe sopravvive sempre a miriadi di incidenti, ma non c'è un perché, semplicemente se così non fosse finirebbe il film. L'ambiente dei potenti Neanderthalensis ad esempio il Sapiens lo ha invaso non lasciando più spazio a loro di poter sopravvivere. Questo è probabilmente ciò che è successo, oltre sicuramente a guerre di tribù in cui le armi del Sapiens hanno fatto la differenza. Così è successo con tante specie animali. Si sa ormai che in Australia i grandi mammiferi sono stati annientati dai primi uomini che vi si stabilirono, e così pure accadde nelle americhe. La rivoluzione cognitiva ci ha dato un vantaggio evolutivo impressionante che ha giocato a scapito dei nostri "vicini". Da qui in poi, il libro continua con il significa che tutte queste rivoluzioni hanno avuto per il Sapiens e come hanno influito nel costruire l'enorme e complessa società in cui viviamo. Una storia incredibile narrata in modo abbastanza semplice ma indubbiamente non per tutti.
Leggere questo libro è stata un'avventura meravigliosa.
Faccio una postilla che copio e incollo brutalmente dalla stessa che scrissi in da Armi, Acciaio e Malattie ma che in questo caso è ancora più importante perché Harari è molto più convinto di ciò che dice, a tal punto che riesce a convincere anche il lettore, spesso e volentieri, della verità della tesi in quel momento esposta e che invece è soltanto, a pensarci bene, una sua opinione. Le spiegazioni, le giustificazioni, le basi scientifiche o di ricerca, Harari, rispetto a Diamond, è molto più restio a darle, è molto più restio ad approfondire, è molto più restio a spiegare varie cose note per dedurne qualcosa mentre è molto più finalizzato ad emettere un giudizio. Tutto ciò comporta, a mio avviso, che il libro si avvicini più alla filosofia, seppure in senso lato.
Ecco la postilla: "Sia chiaro che non è tutto oro ciò che luccica. Come ogni cosa trattata mediante il linguaggio, anche qui siamo di fronte a tesi che molte volte possono non sembrare così veritiere e altre volte si giunge a conclusioni a partire da premesse perlopiù ipotizzate. I punti di vista di una persona la maggior parte delle volte influiscono sulla sua stessa ricerca, perché un'idea sviluppata crea una serie di ragionamenti per auto-dedursi. A mio avviso ciò non toglie valore all'opera. Un lettore che legga questo libro e lo creda vero quanto un'espressione matematica è un lettore che non dovrebbe neanche leggerlo; forse questi libri, a parte il loro contenuto, hanno proprio come caratteristica più rilevante e positiva il fatto che spingono ad uscire da un'impostazione mentale biblica, di tipo quasi religioso: quando cioè il libro che ci piace diventa il libro Sacro".
Se andate alla sezione citazioni noterete subito che di questo libro ho inserito molte più citazioni che, ad esempio, di Armi Acciaio e Malattie: non è un caso e non implica che questo libro sia migliore, anzi, implica che Sapiens è un libro scritto con molta attenzione alla scrittura ed alle frasi che colpiscono, mentre Diamond, sebbene sia comunque un bravissimo scrittore, è più orientato alla descrizione di fatti, a derivare conclusioni mettendoci però sempre un "ma", a esporre un argomento piuttosto che a scrivere una frase ad effetto. Le mie citazioni sono spesso più collegate allo stile che al contenuto; se dovessi basare le citazioni sul contenuto, Armi Acciaio e Malattie avrei dovuto ricopiarlo intero.

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