Albert Camus

La Peste

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 26/11/2012
"Il romanzo è ambientato nella città algerina di Orano, in un imprecisato momento degli anni '40 («un giorno d'aprile 194...», recita l'incipit), quando il luogo è ancora sotto la dominazione francese. Orano è descritta come una città mercantile senza alberi, senza giardini, senza piccioni, in cui l'arrivo della primavera si avverte solo perché al mercato si vendono i fiori arrivati da fuori. Tutti i cittadini si dedicano al lavoro e agli affari molto intensamente. Lasciati gli uffici si va al caffè, si passeggia lungo i viali o si sta affacciati sui balconi. In questa città è difficile essere malati o moribondi, perché non si possono avere le attenzioni né la tenerezza che si devono ad un malato. Protagonista è Bernard Rieux, medico francese residente a Orano, e il romanzo è condotto come cronaca scritta in terza persona dallo stesso Rieux. La storia ha inizio con Rieux che accompagna la moglie, gravemente malata, alla stazione di Orano, dove prenderà un treno per raggiungere una non meglio precisata località per curarsi. Poco dopo la partenza della donna, scoppia un'improvvisa moria di ratti. Gli animali vengono trovati morti a migliaia ad ogni angolo della città, ma nessuno vi presta più di un ragionevole stupore. È, in realtà, la prima avvisaglia del terribile flagello che sta per abbattersi su Orano. Dopo la sospetta morte di Michel, anziano portiere del condominio ove risiede Rieux, in città si diffondono casi analoghi: i malati presentano febbre alta, noduli e rigonfiamenti agli inguini e alle ascelle, macchie scure sul corpo e muoiono dopo una delirante, ma breve agonia. Rieux e l'anziano collega Castel riconoscono i sintomi della peste bubbonica. Inizialmente, nessuno vuol prendere in considerazione i sospetti dei due medici, neppure le autorità che temono crisi di panico presso la popolazione. Quando però l'epidemia esplode in tutta la sua violenza devastatrice, da Parigi viene ordinato di chiudere la città con un cordone sanitario, al fine di limitare il propagarsi del contagio." (tratto da Wikipedia.it - La Peste, romanzo)

Giudizio

Voto:
Che capolavoro, che trionfo, che maestria lo scrittore, e in questo caso devo anche dire che maestria nella traduzione. Lo ammetto, quando ho letto il finale con l'immagine della Peste nascosta negli anfratti delle nostre vite, pronta a scatenare "i suoi topi per mandarli a morire in una città felice", mi è venuta la pelle d'oca. Questi sono scrittori. Ogni volta che paragono un gran libro come questi, ai monumentali schizofrenici mattoni dell'iperealismo, mi viene tristezza, e mi sento spaesato, nato nell'epoca sbagliata...
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