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CRISTALLI SOGNANTI

Theodore Sturgeon

Caratterizzarlo come "fantascienza" è limitante, ci sono le inquietanti atmosfere soprannaturali di Stephen King, c'è un mistero di supposta provenienza aliena ma, appunto come King o Lethem in La Fortezza della Solitudine, l'elemento fantascientifico o soprannaturale che dir si voglia è sfruttato, non è elemento fondamentale se non per creare un'ambientazione - o meglio un'atmosfera - idonea a svolgere una storia di prevaricazione, di crescita, di sviluppo, nonché sociale in senso lato (società) e stretto (rapporti interpersonali). Horty è un ragazzino orfano adottato da una famiglia cinica che sceglie questa strada per opportunismo di crescita sociale ma che lo tratta con incuria la matrigna e violenza il patrigno, finché non arriverà a causargli la perdita di tre dita della mano a seguito della quale decide di scappare di casa per avere un'occasione di salvezza che gli permetta anche, un giorno, il ritorno senza mai ammettere però l'ovvia vendetta; fuggito di casa a soli nove anni con una mano sanguinante priva di tre dita e non curata, viene trovato da dei nani e uno strano personaggio sordo che lo aiutano e accolgono nella loro carovana da saltimbanchi, dandogli per la prima volta calore e affetto. Da questa base di dramma infantile e sociale viene introdotto il soprannaturale tramite i cristalli che formano un legame concettuale tra Horty "Kiddo" - interpretabile come il Bene - e Monetre "Il Cannibale" - interpretabile come il Male -, soprannaturale che funge da catalizzatore chimico e non da protagonista. Questa è la fantascienza che mi piace, quando il "fanta-" è utilizzato non come fine ma come mezzo, non è lo scopo ma un accelerante, poiché è un ottimo elemento per generare quell'atmosfera perturbante così ben riconosciuta e descritta da Freud e che in questo romanzo viene sfruttata alla perfezione; cosa c'è infatti di più perturbante, ovvero "qualcosa che non dovrebbe esistere ma di colpo appare", della realtà extra-terrestre? Il finale è sicuramente un po' confusionario ma gestito molto bene (sicuramente meglio di quanto fa King che coi finali è un disastro), scrittura pulita, approfondimento psicologico perfetto.

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