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IL TEMPO DELL'ESILIO

Philip José Farmer

E' una bella giornata sulla Terra, pare. La vediamo però dallo spazio, da una stazione spaziale dalla quale gli astronauti guardano il pianeta mentre il Sole sorge e cala come ogni altro giorno e i notiziari, che stanno ascoltando, parlando come ogni altro giorno di bisticci e tensioni tra le nazioni. Sembra tutto uguale a ogni altro giorno finché, da sopra il lato in ombra del pianeta, si vedono accendersi sulla superficie un sacco di luci grandi e forti, come lucciole: è uno spettacolo, da lassù, ma è anche una immane guerra nucleare moderna, le lucciole aumentano e in poco tempo aumentano anche le nubi formate da tutto ciò che le esplosioni hanno distrutto e vaporizzato. Gli umani hanno deciso di annientarsi, la guerra nucleare devasta tutto il pianeta e gli astronauti guardano attoniti la devastazione consci che loro saranno gli unici che potranno riuscire a perpetuare la specie.
Allora, il libro è bello. Bello e terribile. La Terra viene distrutta per mano dell'uomo; uomo che, dopo ciò, non si pente neanche un po' ed anzi continua a portare avanti la propria guerra verso l'altro, l'altro in genere. Ovvero: verso chiunque altro. Farmer è terribile: tutto ciò che succede è inevitabile, perché l'uomo è fatto così, ovvero l'uomo fa guerra. Potrà essere una guerra tra due individui nel gioco degli scacchi, o la guerra per una donna, potranno essere faide tra famiglie o guerre di territorio fra popoli. Ma la guerra ci sarà sempre.
La Terra viene annientata da innumerevoli esplosioni nucleari violentissime ma, vi dirò, non è che ci si fermi molto su questa distruzione. Immaginavo più schizzi di devastazione, soprattutto quando Broward torna sul pianeta devastato: invece ne descrive solo le nubi dense e il mare in tempesta. La superficialità apparente di Farmer, però, riflette ciò che accade nel suo romanzo: la Terra è devastata sotto gli occhi delle colonie lunari che capiscono subito cosa sono quelle lucciole che compaiono sul lato notturno del pianeta, ma ben poco ci si soffermano. Subito quella devastazione è soppiantata dalle innumerevole diatribe che si scatenano nelle colonie sparse nel sistema solare.
Il finale non è meno pessimistico.
Ciò che perde un po' è la struttura della storia, tipicamente "vecchia". Da metà in poi gli intrighi vengono soppiantati dalle trame che l'Eroe tesse per portare a termine il suo piano di pace imposta. Queste trame sono portate avanti in uno stile di narrazione tipico della vecchia fantascienza, e della vecchia narrativa in generale: il piano generale vi viene solo in parte suggerito, poi c'è tanta azione, tanta fortuna, tanto caso, che rende il tutto un po' noioso e incredibile, fino al finale clamoroso con battaglia morti e pace e i due amanti che finalmente possono abbracciarsi.
Lo so, in parte vi ho svelato il finale. Ma non cacate il cazzo. State sicuri che il finale, in questo libro, non conta nulla, lo intuite già da metà dell'opera che, nel suo complesso, è la vera cosa interessante che vi appiccicherà il naso alle pagine.
Fossi vissuto negli anni 70/80 probabilmente l'avrei goduto del tutto. Anche fossi un'altra persona, però.

Tutti i libri di Philip José Farmer

  • Il Tempo dell'Esilio (stato: Libro finito )
  • Riverworld: Il fiume della vita (stato: Libro finito )
  • Totale libri: 2
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