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Ebook, o no?

Ebook, o no?

Categoria: LIBRI

Inserito in DATA: 06/03/2012
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Oggi sul sito de Il Sole 24 Ore c'è un bellissimo articolo di Tim Parks, riguardante la diffusione dell'Ebook, l'astio che molti autori hanno nei suoi confronti, e lo stesso astio che ne hanno moltissimi lettori.

La domanda è: questo astio su cosa è basato? Su dati oggettivi, o su passioni?

L'articolo potete (dovete) leggerlo qua:

Il punto, dicevo, è: l'ebook si dice che non può sostituire un libro cartaceo. Ma la cosa è chiara, visto che sono due cose differenti, no? Un motorino può in tutto sostituire una bicicletta? Un film il teatro? Una suite office la macchina da scrivere?

Il punto della questione infatti è che l'ebook non potrebbe sostituire il libro da un punto di vista differente, ovvero dal punto di vista della fruizione dell'opera letteraria stessa.

Perché? Si portano sempre vari argomenti, dalle note a margine (dai, quanti non avete scritto qualcosa su un libro?), alle dediche in calce, alle copie firmate dall'autore, al piacere di scorrere le pagine sotto il pollice...

Ma l'ebook ha comunque dei lati positivi: "A livello pratico è fin troppo facile difendere l'ebook. Si può acquistare all'istante da qualsiasi parte del mondo. Costa meno. Non consuma carta, non occupa spazio. Il sistema wireless di Kindle memorizza l'ultima pagina letta, anche aprendo il libro da un dispositivo diverso. Possiamo modificare la dimensione dei caratteri in base alla nostra vista e alle condizioni di luce. Possiamo cambiare il carattere a seconda dei gusti. Stipati in metropolitana, giriamo pagina con una leggera pressione del pollice. Sdraiati a letto non abbiamo più il problema di dover usare due mani per tenere aperto un libro voluminoso."

Certo tutte queste cose sono comode (a parte il COSTA MENO che non è per nulla così palese!!!)

"Il problema è forse che l'ebook non permette di trovare una frase ricordandone la posizione sulla pagina? O è il nostro amore per i commenti (di lode e disgusto) scribacchiati ai margini? Basta provare l'ebook per capire quante abitudini ci saranno precluse, quante sono le abilità maturate nel corso degli anni che ormai non servono più. Non possiamo scorrere velocemente le pagine per vedere dove finirà il capitolo, o se un certo personaggio morirà adesso o più in là. In generale l'ebook non è fatto per essere sfogliato, e sebbene la barra in fondo allo schermo – che indica la percentuale di testo già letta – ci dia una vaga idea del punto in cui siamo arrivati, non abbiamo il senso rassicurante del peso fisico dell'oggetto (come sono orgogliosi i bambini quando finiscono il loro primo libro lungo!) né i piaceri computazionali dei numeri di pagina («Papà, oggi ho letto 50 pagine!»). Questo può essere un ostacolo per gli accademici: difficile citare con precisione un passaggio non potendone indicare la pagina."

Ed a questo punto della lettura tutti a dire "E' vero!" ed a difendere il libro stampato. Ma la domanda sollevata dall'autore dell'articolo è: è indispensabile, tutto ciò, alla lettura? E' necessario avere un contatto fisico con la carta, ed avere svaghi di questo tipo con la carta, per poter godere un libro? Certo, per molte persone è così: comprano solo edizioni con copertina rigida, illustrazioni d'autore, caratteri stampati con precisione su carta pesata... Io ho sempre comprato le tascabili, quando le ho trovate! Adoravo le vecchie Mammut da 3.900 lire che ti si squarciavano in mano quando arrivavi a metà, e dovevi stare attento a non mischiare le pagine che ti cadevano...

Ed è questo il punto: il libro, di per sè, è una cornice! Il libro fisico è l'abbellimento dell'opera letteraria che ci accingiamo a leggere. E' un accessorio, che non significa nient'altro che non-necessario.

"Quali sono allora i tratti che contraddistinguono la letteratura come mezzo d'espressione e forma d'arte? A differenza della pittura non c'è un'immagine fisica da contemplare, niente che si imprima sull'occhio nello stesso modo a parità di condizioni visive. A differenza della scultura non c'è un manufatto che si possa aggirare e toccare. Non bisogna viaggiare per guardare la letteratura. Non bisogna mettersi in coda o stare in mezzo alla calca, né preoccuparsi di trovare un buon posto. A differenza della musica non bisogna rispettarne i tempi, accettando un'esperienza dalla durata fissa. Non la si può seguire ballando o cantando, né farle una foto o un video con il cellulare."

Tutto vero. Certo, l'abbandono della carta è triste, c'è un senso di perdita, come quando si diventa grande, come quando si nota di aver già sorpassato una generazione. Come quando si butta via la prima bicicletta, o si cambia il giubbotto amato ma ormai liso. E' una perdita sentita a livello passionale, ma non è una perdita materiale vera e propria. Il libro, a livello di opera, di per sè, non ci perde nulla. Perché non chiedete agli autori che disdegnano gli ebook, perché non ricominciano a scrivere a macchina? E se vi rispondono che lo fanno già, perché allora non gli chiedete di scrivere a penna? A penna d'oca, magari?

E posso comunque confermare tutto ciò coi fatti: quando leggo gli ebook, vado come un treno, eppure leggo lo stesso libro. Solo che non bado più a tante cose. Molte volte leggendo ci si perde a mettere una linguetta, ad andare alla pagina successiva per vedere dove finisce il paragrafo, a scorrere le pagine per vedere quando finisce il capitolo o a tornare indietro per vedere quanto si è letto. Queste sono cose che con l'ebook non si fanno; ma sono proprio importanti?

E' il progresso, inteso semplicemente come progressione, come cambiamento nell'avanzamento del tempo. Alcune cose si perdono, e non si sa cosa si guadagna, ma perché non provare?



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