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Sulla lettura: un romanzo di sei parole?

Categoria: LIBRI

Inserito in DATA: 14/06/2019
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Si narra, ma la verità della narrazione è più simile alle verità delle leggende, che un Hemingway scommise di poter scrivere un racconto utilizzando solo sei parole. Alla scommessa sarebbe stato presente anche Arthur C. Clarke, che raccontò per primo l'aneddoto.
Il racconto che fece vincere la scommessa a Hemingway fu: "For sale: baby shoes, never worn" ovvero "In vendita: scarpe da bambino, mai usate".

Sono sei parole incredibilmente ambigue che mirano a dimostrare come un racconto nasca da un nucleo fondamentale (o possa nascere) e che non è detto che debba avere un inizio, una fine, che tutto vi sia spiegato, e via dicendo. Chi le vende? Il padre, la madre, o un fratello, o uno sconosciuto? Perché mai usate? Bambino, o bambina?

Secondo un’indagine americana, ma che sembra applicabile anche nel contesto nostrano (ed è probabilmente peggio, tenendo conto che l'Italia ha il minor numero di lettori in Occidente), i giovani sui vent’anni cambiano fonte d’informazione 27 volte in un’ora, e controllano lo smartphone da 150 a 200 volte al giorno. Due minuti è la media dell’attenzione che dedichiamo a ogni compito digitale. La lettura di un libro è un'operazione indispensabile per imparare o reimparare la linearità del linguaggio, che è la razionalità del pensiero sistematico. (fonte IlTascabile)
Il pensiero non è lineare, indubbiamente, ma non sto dicendo questo. La linearità è sicuramente propria del ragionamento, della razionalità. Una persona che legge con una certa regolarità sarà probabilmente subito sconcertata positivamente da quelle sei parole, e nella sua mente non lineare mille e mila storie cominceranno ad allargarsi a ragnatela. Il pensiero umano non è lineare ma non è detto che sia un'enorme pagina Facebook; non è detto abbia una struttura a hyperlink; non è detto che sia frammentato, incompletto, approssimativo, perlomeno non dovrebbe essere così.

Il mondo che nasce da una frase di sei parole (sette in italiano) può essere enorme, ma chi ne può godere? Il lettore abituale, non c'è dubbio. O il nevrotico. Di certo la scelta su quale dei due essere non è solo nostra; la nevrosi la si patisce, difficilmente la si sceglie. Perché però non dare una mano al nostro cervello?
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