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Dalla parte di Huck Finn

Dalla parte di Huck Finn

Categoria: LIBRI

Inserito in DATA: 22/12/2010
E' il monologo finale di Huckleberry Finn, dal capolavoro Le Avventure di Tom Sawyer di Mark Twain. Un'apologia della libertà. Me lo tatuerei sulla schiena!
Sia questo, sia Le Avventure di Tom Sawyer sono libri fantastici. Spacciati troppe volte come storie per bambini, avventure da trasportare in cartoni animati o fumetti, sono invece delle grandiose opere letterarie pregne di insegnamenti morali ed esistenziali. Il rapporto di Huck col negro Jim, il suo scontro con ciò che chiama "coscienza", i concetti di bene ("denuncia il negro") e male ("rispetta il negro") sono tratteggiati in maniera magistrale. Il rispetto del prossimo, il valore dell'amicizia e della sincerità. Sono tutte parole con cui troppo spesso si gioca, e che poche volte vedono la pratica. Ma ancora più grande è l'enorme anelito alla libertà individuale che guida i passi di Huck Finn, la cui avventura comincia nelle ultime pagine di Le Avventure di Tom Sawyer - ove declama una magnifica apologia della libertà! - e (sfortunatamente) finisce dopo il lungo viaggio ne Le Avventure di Huckleberry Finn. Resta solo l'amaro in bocca del mistero su cosa ne fu di lui dopo: si piegò alle responsabilità cui pare impossibile sfuggire nel nostro mondo, o riuscì a restare lo stesso ragazzo ingenuo e semplicemente schietto che abbiamo conosciuto in queste pagine?


La ricchezza di Huckleberry Finn, e il fatto che egli si trovava sotto la protezione della vedova Douglas, lo introdussero in società, anzi no, ve lo trascinarono, ve lo scaraventarono, e le sue sofferenze divennero quasi più di quanto egli fosse in grado di sopportare. I servi della vedova lo mantenevano pulito e lindo, lo pettinavano e lo spazzolavano, e lo facevano dormire ogni sera tra fredde e inospitali lenzuola, senza una sola traccia di sporco o una sola macchiolina che egli potesse stringersi al cuore ravvisando in esse presenze amichevoli. Doveva mangiare con il coltello e la forchetta; doveva servirsi di tovagliolo, scodella e piatto; doveva studiare; doveva andare in chiesa; doveva esprimersi così correttamente che ogni discorso gli diventava insipido nella bocca; ovunque si volgesse, le sbarre e i ceppi della civiltà lo rinchiudevano e lo tenevano immobilizzato, mani e piedi.

Huck sopportò coraggiosamente tutto questo strazio per tre settimane, poi, un giorno, scomparve. Per quarantott’ore, la vedova, disperata, lo fece cercare dappertutto. L’opinione pubblica partecipò con profonda preoccupazione; tutti frugarono monti e valli, e dragarono il fiume per ritrovarne il cadavere. Nelle prime ore della terza mattina, Tom Sawyer, saggiamente, andò a guardare in alcuni vecchi barili vuoti, dietro il macello abbandonato, e, in uno di essi trovò il profugo. Huck aveva dormito lì; si eraappena rimpinzato, a colazione, con alcuni avanzi rubacchiati qua e là, e ora stava fumando beatamente la pipa. Era sporco, spettinato, e indossava gli stessi stracci in sfacelo che lo avevano reso pittoresco ai tempi nei quali era stato libero e felice. Tom lo fece uscire dal barile, gli parlò dello scompiglio che aveva causato e lo esortò a tornare a casa. La serena contentezza sul viso di Huck scomparve, sostituita da un’espressione malinconica.

Il ragazzo disse:
«Non parlarne neppure, Tom. Ci ho provato e non funziona, Tom, non funziona proprio. Non fa per me; non ci sono abituato. La vedova è buona e gentile con me, ma non posso sopportare quei suoi sistemi. Mi costringe ad alzarmi sempre alla stessa ora ogni mattina; mi fa lavare e pettinare, possano andare tutti all’inferno! Non mi consente di dormire nella legnaia; devo portare quei maledetti vestiti che mi soffocano, Tom; sembra, in qualche modo, che l’aria non ci passi attraverso; e inoltre sono così orribilmente eleganti che non posso sedermi, né sdraiarmi, né rotolarmi in nessun posto; non ho varcato la soglia di una cantina da... be’, ho l’impressione che sia da anni; devo andare in chiesa e sudare e sudare...; le odio, quelle prediche così leccate! E in chiesa non posso acchiappare una mosca, non posso masticare tabacco. E devo portare le scarpe per tutta la domenica. La vedova mangia al suono di un campanello; va a letto al suono di un campanello; si alza al suono di un campanello... tutto è così spaventosamente regolato che una povera creatura non riesce a sopportarlo.»

«Be’, ma tutti vivono così, Huck.»

«Tom, non me ne importa niente. Io non sono tutti, e non lo sopporto. È spaventoso sentirsi così legati! E non si fa nessuna fatica a trovar da mangiare... non provo nessun gusto mangiando servito a tavola. Devo chiedere il permesso per andare a pescare; devo chiedere il permesso per andare a farmi una nuotata, possa morire fulminato se non devo chiedere il permesso per qualunque cosa. Per giunta devo parlare così pulito da morire per la disperazione; ero costretto a salire in soffitta per un po’, tutti i giorni, a lanciare imprecazioni, così da sentire un po’ di sapore in bocca, altrimenti sarei morto, Tom. La vedova non mi lasciava fumare, non mi lasciava gridare, non mi lasciava sbadigliare, non voleva che mi stiracchiassi o mi grattassi davanti alla gente.»
Poi, particolarmente irritato e risentito, soggiunse: «E per giunta, che il diavolo mi porti, pregava continuamente! Non ho mai visto una donna come quella! Dovevo filarmela, Tom, non potevo farne a meno. E, a parte tutto questo, la scuola sta per cominciare e io avrei dovuto andarci; be’, un supplizio simile non potrei mai sopportarlo, Tom. Sta’ a sentire, Tom, essere ricchi non è per niente quella gran fortuna che dicono. Significa soltanto penare e penare, e sudare e sudare, e desiderare continuamente di essere morti. Invece questi stracci fanno per me, e questo barile fa per me, e non ci rinuncerò più. Tom, non sarei mai finito in questi guai se non fosse stato per il denaro; senti, metti la mia parte insieme alla tua, e dammi soltanto una monetina da dieci centesimi di quando in quando... non troppo spesso, perché me ne infischio di tutte le cose che non costano un po’ di fatica... e poi va’ dalla vedova e pregala di lasciarmi in pace!».

«Oh, Huck, sai bene che questo non posso farlo. Non sarebbe giusto; e del resto, se ti proverai a sopportare ancora per un po’, finirà con il piacerti tutto.»

«Piacermi! Sì, come mi piacerebbe una stufa rovente se dovessi restarci seduto su a lungo! No, Tom. Non voglio essere ricco e non voglio vivere in quelle maledette case soffocanti. Mi piacciono i boschi, e il fiume, e i barili, e nei barili resterò. Accidenti a tutto! Proprio quando avevamo pistole, e una grotta, e tutto quello che serviva per fare i banditi, questa maledetta stupidata doveva rovinare ogni cosa.»


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