Facebook | Commenta | È martedì 05/07/2022
Con gli scacchi ho un rapporto che nacque ancora ai tempi dell'università poiché nei libri di filosofia e linguaggio sono spesso citati, ma non ho mai imparato a giocare. Questa sezione l'ho aperta penso attorno al 2006 poi l'ho abbandonata e ora, nel 2022, voglio riaprirla per impare a giocare a scacchi e tra qualche anno trasmetterlo al mio piccolo guerriero.
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Scacchi: il Bostro e questa perversione mentale

"Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista" (Garri Kasparov)
Come si può notare, queste righe sono state scritte in vari momenti tra il 2005 e il 2015 quindi sono incasinate
No, non sono per niente un Gran Maestro di scacchi. Non si può dire neanche che sia uno scacchista. A malapena ricordo la disposizione dei pezzi sulla scacchiera. Però questo gioco mi ha sempre affascinato, la maggior parte dei libri in qualche modo lo citano.
La particolarità del gioco è l'intreccio delle combinazioni possibili. I pezzi hanno dei movimenti particolari, a differenza di altri giochi simili i vari pezzi hanno movimenti differenti, molto differenti, a volte contrapposti: ad esempio, il pedone che si muove di una casella in avanti ma mangia solo in diagonale e la regina va invece dove vuole; oppure la regola che nessun pezzo scavalca gli altri, ma il cavallo può farlo. La disposizione stessa dei pezzi cambia a seconda dei due giocatori (è il caso della regina). Le mosse contro-regola, tipo l'arrocco o la presa en passant. E' impressionante la quantità mastodontica di standardizzazione di alcune giocate elaborata in modo sistematico, con cataloghi infiniti di aperture, mediogioco e finali. Infine il fatto che il valore di ogni pedina si modifichi a seconda della casella e della situazione in cui si trova. Tutto ciò contribuisce a rendere ancora difficile, complicato ed maledettamente affascinante.
Per tutte queste sue bizzarre caratteristiche il gioco degli scacchi è presente in qualche pagina di, praticamente, ogni libro di filosofia o studio del linguaggio. Ad esempio, se pensiamo alla struttura di Davidson della teoria del linguaggio come triangolazione di parlante-ascoltatore-mondo, vediamo come anche negli scacchi ogni pedina dipenda dalla triangolazione bianco-nero-situazione, dove con "situazione" si intende il mondo rappresentato dalla scacchiera e dalla disposizione dei pezzi in un certo momento.
Ultimo ma non meno importante fascino di questo gioco... è l'insieme dei suoi grandi giocatori. La rigida e predominante scuola russa, ad esempio; Spasskij e la sua giocata pulita e flessibile; la eclettica figura di Fischer; le strategie di Karpov; la mente quasi inumana di Kasparov; l'eleganza di Capablanca.
Mio nonno da bambino mi insegnò il movimento dei pezzi. All'università un amico mi insegnò qualcosa, ma era un po' un coglione, sapeva giocare molto bene ed alla prima partita feci si e no quattro mosse e lui mi distrusse con aperture che conosceva a memoria. Ma continuavo a pensarci spesso.
Il colpo di grazia penso sia stato l'anno scorso (2005 o 2006?) quando, dopo una serie di coincidenze strane che me lo portavano di continuo davanti agli occhi, decisi di prendere un libro di un autore friulano molto noto pubblicato da Adelphi, editore che adoro e di cui sempre mi fido: mi dissi "Vediamo com'è la letteratura colta nella mia regione". Il libro era "La variante di Luneburg" di Maurensig, non sapevo che "variante" era un termine scacchistico, ed infatti tutta la vicenda del libro si muoveva attorno a questa giocata particolare. Lo lessi subito dopo aver letto "Oltre lo specchio" di Carroll, costruito attorno a una partita di scacchi! Per me fu il colpo di grazia.
Un primo timido tentativo di studio è avvenuto l'anno scorso, il 2006: ho acquistato il bel libro di Alvise Zichichi "Lezioni di scacchi" ed ho cominciato. Ma come? Non conoscevo altre persone che ci giocassero, online ho provato ma sono tutti dei mostri, al computer non è per niente bello e bisogna cercare software con regolazione del motore. Libro sottomano sistemavo meticolosamente i pezzi sulla scacchiera, mi bastava guardare questo strano ed esteticamente eccelso campo di guerra, dove la nazista Blitz Krieg già da molto era praticata, quindi cominciavo ad imparare qualche mossa, a conoscere qualche variante.
Successivamente per mancanza di tempo, voglia, per noia, per molte cose non lo toccai più.
Ed ora (anno? bo) mi accingo di nuovo ad entrare in questo anomalo mondo, in cui la mente e la sua capacità di calcolo a-logico viene portata ai suoi estremi. Un incentivo in questo senso mi è arrivato da... Lidl! Infatti qualche settimana fa ho trovato da Lidl una scacchiera elettronica, la Millennium Orion Intelligent Chess: in sostanza è una scacchiera vera e propria con però un software interno che permette di giocare contro il computer utilizzando una scacchiera reale. Il software sente i movimenti dei miei pezzi ed elabora le sue mosse, me le comunica tramite un display ed io muovo secondo le sue indicazioni il pezzo indicato. Non si può barare, ovviamente: il software controlla che io sposti il pezzo che lui ha indicato nella casella corretta, ovviamente. E' un ottimo modo per allenarsi per chi, come me, nonostante nutra un grande amore per i computer non possa fare a meno di un approccio "reale" a questo gioco, come del resto ad appunti cartacei, ecc. Il motore è regolabile ed adattabile anche a un deficiente come me.
Per ora sto facendo partite al solo scopo di familiarizzare coi movimenti dei pezzi e col campo di battaglia, appena comincerò seriamente lo studio (ovvero, partite annotate e successivamente riesaminate) comincerò la compilazione del mio diario online.
"Mi arresti, mi metta in cella con Bobby Fischer e ci faccia avere una scacchiera." (Boris Spasskij)
Il primo consiglio che posso dare è che per iniziare ad imparare a giocare a scacchi, la prima cosa da fare è memorizzare bene i movimenti dei vari pezzi e le particolarità quali arrocco e presa en passant, come pure il sistema di coordinate e di notazione, quindi cominciare con fare delle partite semplici e studiare dei problemi, quelli tipici tipo "Il bianco muove e da matto in due mosse". Io ad esempio gioco col computer o con un programma installato nel telefonino. Non vinco, ovviamente, e non faccio proprio bella figura. Però questa operazione serve a familiarizzare con la scacchiera. Fate attenzione a quando l'avversario vi mangia un pezzo e così capite anche come è potuto succedere.
Agli inizi provate così, muovendovi "ad libitum", quando poi vi sentirete sicuri dei movimenti dei vostri pezzi, delle loro possibilità a partita in corso, cominciate anche, prima di muovere un pezzo, a osservarli uno ad uno, a guardare le possibili mosse, ed a valutare quanto una nuova posizione sia attaccabile direttamente o indirettamente dall'avversario. Ovvero agli inizi muovete i pezzi in maniera anarchica, successivamente concentratevi di più sulla contestualità col resto dei vostri pezzi, infine concentratevi sulla contestualità coi pezzi avversari. Se muovete un pezzo, esaminate quali pezzi va a proteggere, quali va ad attaccare, se apre linee di movimenti di altri pezzi o al contrario se le chiude, se è minacciabile da altri pezzi o meno.
A questo punto infatti avrete la familiarità giusta con le possibilità dei vostri pezzi per cominciare a concentrarvi sulle conseguenze nel tempo di ogni mossa, vostra e dell'avversario, aspetto basilare negli scacchi.
Un altro ottimo consiglio è di cominciare a fare le prime partite col bianco, ma successivamente fare delle partite col nero che, giocando per secondo, vi mette in una posizione inizialmente più svantaggiata perché nelle prime mosse vi troverete sempre un turno in ritardo per l'occupazione delle zone chiave della scacchiera e sicuramente subirete i primi attacchi. Cominciate comunque con calma, principalmente col bianco, e non fate le prime mosse (apertura) alla cazzo ma fate sempre quelle per identificare un'apertura e cominciare a capirla, a studiarne i vantaggi, a conoscerne le varianti in base all'apertura del vostro avversario. 1.e4 sarà la prima mossa logica da cui partire perché è l'apertura standard.
Una cosa buona è anche fare questo esercizio annotandosi le mosse in modo da familiarizzare anche con la notazione scacchistica, elemento sicuramente da ricordare come importante: in seguito avere la possibilità di memorizzare le proprie partite e rivederle/studiarle tornerà utile e farà parte del gioco stesso. La scacchiera elettronica in questo senso è utile perché, per posizionare le pedine del computer dove lui indica, si è obbligati a leggere la notazione. Ogni volta che io ho tempo libero faccio una partita che ovviamente finisce con la mia disfatta totale, ma questo esercizio serve appunto a familiarizzare con i movimenti dei pezzi ed a rendersi conto pian piano dei pro e dei contro, di quanto ogni singolo pezzo sia cioé dipendente in ogni suo movimento dalla globalità della scacchiera e della disposizione di tutti i pezzi.
Si impara così pian piano e osservare i pezzi avversari prima di occupare una casella, a non mettere un pezzo in una posizione in cui i nostri stessi pezzi limitino le sue capacità di movimento, si scopre anche quanto una propria ingenua mossa possa aprire un varco inesorabile verso la sconfitta.
Gli scacchi richiedono una buona memoria sia a breve che a lungo termine: a breve, per poter immaginare schemi di mosse future ed elaborare una strategia nonché ricordare quelle appena eseguite dall'avversario per comprenderne lo schema, a lungo per via dello studio di altre partite, aperture soprattutto, e comprendere già dall'inizio gli eventuali svolgimenti immediati. Questo è il mio ostacolo maggiore! Io non ho memoria. Ma allo stesso tempo c'è una via di fuga: lo studio continuo, gli esercizi che aiutano a "fare l'occhio". Sotto questo aspetto, è questo l'insegnamento principale di Bobby Fischer .
Ultima nota: attenzione alla direzione! All'inizio dello studio, quando si fanno gli esercizi, si familiarizza perlopiù con il movimento generale in avanti poiché, indifferentemente se negli esercizi bisogna usare il nero o il bianco, solitamente la scacchiera è rivolta dalla nostra parte quindi, solitamente, bisogna "avanzare" verso l'avversario e si fa fatica quindi ad immaginare alcune mosse dell'avversario poiché, sempre solitamente, vanno in direzione opposta. E' utile quindi studiare gli esercizi, ove possibile, con la scacchiera al contrario ovvero con un generale movimento a discesa.
"Grazie agli scacchi ho temprato il mio carattere, perché gli scacchi ci insegnano ad essere obiettivi. non si può diventare un Grande Maestro se non si impara a conoscere i propri errori ed i propri punti deboli, così come nella vita" (Alexander Alekhine)
La sezione Scacchi torna in vita: aggiornamento al 2022
Ora ho ricominciato, ho riesumato questa sezione del mio sito che avevo dismesso anni fa perché devo ricominciare a studiare gli scacchi per un semplice motivo: il mio piccolo erede Simone Bostro-Junior. Ora ha due anni e verso i tre o quattro anni sarà pronto per cominciare a muovere i primi passi, o meglio, muovere i primi pezzi. Reputo molto importante che si appassioni a questa arte-giocabile, senza ombra di dubbio una gran manna per il cervello.
"Io e Fischer, un gigante, una figura tragica, eravamo solo scacchisti" (Boris Vasil'evic Spasskij)
Vorrei concludere con una nota... poco nota. La dichiarazione 50/2011 del Parlamento Europeo consiglia l'introduzione dell'insegnamento degli scacchi nella scuola dell'obbligo fondamento il progetto di "Scacchi a scuola" da introdurre nelle scuole da parte degli stati membri nonché "garantire un finanziamento adeguato a partire dal 2012". La spinta a questa presa di posizione venne nientepopodimenoché da Garry Kasparov. Nella dichiarazione gli scacchi vengono scelti perché vi si riconoscono la "funzione socializzante", la "funzione cognitiva", e la "funzione etica".
Ora, io non sono un europeista, né considero l'Europa (intesa come Unione Europea) affidabile. Ciò che vorrei dire è: come si è posta l'Italia?
Buona giornata.
"Negli scacchi c'è tutto: amore, odio, desiderio di sopraffazione, la violenza dell'intelligenza che è la più tagliente, l'annientamento dell'avversario senza proibizioni. Poterlo finire quando è già caduto, senza pietà, qualcosa di molto simile a quello che nella morale si chiama omicidio" (Anatolij Evgen'evic Karpov)



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