Reuben Fine, La psicologia del giocatore di scacchi

REUBEN FINE

La psicologia del giocatore di scacchi

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 08/07/2018

Recensione

«Mi piace vederli dibattersi»: così confessò, a proposito dei suoi avversari, Bobby Fischer, prima di strappare a Spassky, nel 1972, il titolo di campione mondiale di scacchi. Al di là delle spiegazioni più immediate (denaro e fama), questo libro ricerca le motivazioni segrete che hanno indotto uomini dai talenti più diversi a dedicare al gioco uno smisurato spazio mentale e pratico. L’autore non offre soltanto una psicoanalisi degli scacchi, ma ripercorre la vita dei campioni del mondo e i loro conflitti: da Morphy, che si ritirò dal gioco all’età di ventidue anni per soccombere poi gradualmente a una nevrosi, a Steinitz, che in stati allucinatori giocava con Dio, concedendogli il vantaggio di un pedone e della prima mossa, da Alechin, «il sadico del mondo scacchistico», a Fischer, un genio dalle reazioni spesso incomprensibili. Il gioco degli scacchi, che incanala, e nello stesso tempo esaspera, un’aggressività implacabile, appare infatti destinato a sviluppare fantasie di onnipotenza. Non mancano però, nel libro di Fine, anche gli «anti-eroi», che cercano di resistervi: né stupisce la difficoltà della loro lotta, ove si pensi che la teoria del gioco coinvolge anche l’ideologia, tanto che si è parlato di stile capitalistico e di Scuola Sovietica, di stile individualistico e di paura del deviazionismo. L’americano Reuben Fine, che è stato tra i massimi scacchisti intorno agli anni Quaranta e ha scritto libri fondamentali sulla teoria del gioco, esercita da decenni l’attività di psicoanalista e in tale veste incontrò Fischer adolescente, come racconta in queste pagine.

Giudizio

Voto:
Gran Maestro di Scacchi, uno dei migliori giocatori al mondo attorno agli anni trenta, Reuben Fine sa di cosa parla quando ha come argomento gli scacchi, conosce personalmente ed a fondo l'argomento scacchi sia dal punto di vista pratica sia dal punto di vista prettamente teorico. Gli scacchi sono un argomento estremamente complesso, un gioco in cui il muovere le pedine è l'ultimo atto di una lunga serie di studi che possono durare anni. Giocare professionalmente a scacchi significa dedicargli buona parte della propria vita: bisogna studiare libri e libri di teoria, padroneggiare il gioco al punto di poterci giocare anche solo a mente, analizzare per ore ogni mossa di partite giocate da altri. E' chiaro che un gioco siffatto, che nasconde peraltro una violenza quasi inaudita, non può non avere incredibili risvolti psicologici. Reuben Fine, bravo psicologo prettamente psicoanalista che peraltro conobbe anche il grande Ernest Jones ci regala un libro che è un'analisi, dal punto di vista psicoanalitico, del gioco degli scacchi, e di alcuni suoi giocatori. Assolutamente sconsigliato a chi non ha studiato gli scacchi, e ancora di più a chi non ha studiato la psicoanalisi: e non dico di conoscerne un po' qualche concetto, bisogna proprio averla studiata. Senza queste basi il libro è inutile.
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