Mario Albertarelli, L'amo e la lenza

MARIO ALBERTARELLI

L'amo e la lenza

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 26/12/2017

Recensione

Questo non è un manuale di pesca. Non è neppure un romanzo. È soltanto il ricordo di una vita trascorsa su fiumi, laghi e torrenti nella continua ricerca di un’intima felicità. Avrei potuto intitolarlo “Qualche cosa che è mio” ma, attraverso i vetri delle librerie, i pescatori non si sarebbero accorti che il volume era in primo luogo dedicato a loro.
Comincia così “L’amo e la lenza”, sicuramente il più bello tra i libri di Mario Albertarelli. Grazie alla grande disponibilità della famiglia Albertarelli, oggi è possibile scaricare, in formato PDF, il testo integrale del volume ormai introvabile.
Per scaricarlo andate su spinningonline.it

Giudizio

Voto:
Una magnifica biografia di un uomo che è riuscito, uno dei pochi, a capire se stesso, e riconoscersi come, semplicemente, un pescatore. Grazie infinitamente ai famigliari che hanno reso gratuito questo gioiello. Si parte da quand'era ragazzo e suo zio lo portò per la prima volta a pescare, e da lì comincia la sua storia personale di pescatore che in realtà è la storia di un uomo italiano, di guerra, di giornalismo, dei nostri fiumi, dei nostri monti e della nostra terra. Immancabilmente, però, è anche la storia di un mondo che se in parte è scomparso, ciò che ne è rimasto è comunque peggiore. Perché sempre questo canto del cigno delle cose, sempre questa solita frase che "un tempo era meglio"? Certo, però, bisognerebbe anche chiedersi che se tutti dicono che un tempo era meglio, forse era meglio per davvero.
Di certo ci sono grossissime differenze: non c'era l'industrializzazione violenta e la pretesa di avere e di benessere che hanno portato a dighe, bacini artificiali, scarichi fogniari, rifiuti ingestibili, tecnicismo e specializzazione in ogni ambito e portati all'estremo. Un tempo con una bolognese Albertarelli faceva tutto: ora c'è bisogno invece di un gilet all'ultima moda, di una canna da spinning apposito per ogni pesce e - anzi, - per ogni taglia di pesce, di ogni colore di filo, di ogni tipo di berretto, e se vai a pescare con un bomber del cazzo pagato 20 euro ti ridono pure dietro.
C'è tanta differenza tra la ricerca dell'apparire, della moda, anche quando bisogna pescare un pesce, e la ricerca di elettricità da sprecare che porta alla proliferazione di impianti di produzione di elettricità?
Va bene tutto il no kill ma siamo così convinti che il pesce che peschiamo sia così contento che lo peschiamo?
La semplicità del mondo perduto di Albertarelli sta anche, o soprattutto, nell'aver il coraggio, quando si deve, di uccidere il pesce. A volte bisogna: e bisogna saperlo fare, come anche bisogna saperlo sventrare e pulire. "Provai una grande ammirazione per quel pesce. Lo ammirai per il modo come difendeva la sua vita. E nello stesso tempo mi convinsi che io lo stavo pescando al meglio delle possibilità. Era una lotta tra due tipi che ci sapevano fare e giunsi ad amarlo. Ma lo volevo. Doveva morire e io lo avrei ucciso".
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