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AUTORE: Robert M. Pirsig

TRATTO DA: Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta

Qualsiasi oggetto concepito intellettualmente è sempre nel passato e pertando è irreale. [...] La realtà è sempre il momento della visione che precede la concettualizzazione. (circa pag. 243 edizione Adelphi blu)

Categoria: FILOSOFIA

COMMENTO ALLA CITAZIONE:

La definizione data nella seconda parte di realtà è ciò che lui chiama l'assimilazione percettiva. Riguardo invece il passato della prima parte, si intende ciò che è posteriore alla percezione: prima vi è l'assimilazione della percezione, in seguito vi è la concezione/rappresentazione intellettuale, che dunque è posteriore. Si badi che qui sembra quasi che pensi di essere il primo a dirlo, ma Quine e Donald Davidson lo dissero già e chiaro e tondo, e meglio strutturato. Nonché la scienza stessa.
Per Davidson (e sostanzialmente anche Quine) la percezione/intellettualizzazione è una tringolazione uomo-mondo in Quine, parlante-ascoltatore-mondo in Davidson. E' un rapporto teorico, poiché anche in assenza loro è questa la struttura portante. La triangolazione crea la totalità dei V-Enunciati che formano la base del linguaggio come base logica della metafisica stessa. Ogni giudizione è sempre posteriore, ma nulla cambia in realtà. «La trota è un pesce è vero se e solo se la trota è un pesce» è un V-Enunciato corretto. Mentre «La trota è un bel pesce è vero se e solo se la trota è un bel pesce» è posteriore perché esprime un giudizio. 
Il discorso di Pirsig invece è incredibilmente più semplicistico perché non sono definitivi i concetti utilizzati ovvero concepito intellettualmente, irrealtà, visione, e concettualizzazione: per dare una tesi importante come questa, bisogna avere dei concetti ben definitivi. Chi ha studiato lo sa, del resto Kant che ha detto qualcosa di simili è un autore complessissimo la cui Critica della Ragion Pura è ad esempio un volume immenso e complesso che tenta di struttura una tesi simile. Senza una determinazione dei concetti, una frase così è semplicemente un aforisma simpatico e intrigante ma che, come tutti gli aforismi, non vogliono dire nulla ma vogliono solo - in soldoni - muovere puzze. Il problema è che Pirsig non usa questi aforismi indeterminati come tesi determinate per costruire una sua filosofia che è dunque solo molta, moltissima, fuffa.
Come si è già letto nella mia recensione a Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, questo libro non contiene nulla di nuovo ma anzi, contiene solo fregnacce filosofiche, ed è apprezzabile sostanzialmente solo da chi la filosofia non sa proprio dove abiti, ma vuole darsi un tono con le altre persone.

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