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Sulle orme del gatto nero

18/11/2007: Sulle orme del Gatto Nero
In settimana sono incasinato, lavoro lavoro e lavoro, la domenica prima ero ovviamente al lavoro, a pranzo lavoro, a cena lavoro, e la gente che ti vede ti parla di lavoro. E così arrivi al giovedì che già pensi alla domenica, e non vedi l'ora di salira in sella e passare un'intera giornata tra i monti freddi con le dita ghiacciate che stringono l'acceleratore.
Manuel è ben disposto a fare un giro, gli altri amici persistono invece a fare i poltroni: ci diamo dunque il puntello a Udine per le 10:30, con il progetto di fare uno sterrato, del quale ha sentito parlare Manuale, dalle parti di Ovaro. Rigoroso pranzo al sacco con pane, formaggio, salame e birra, che speriamo di poter consumare nel mezzo dei silenziosi boschi carnici.
Ci si vede, Manuel questa volta arriva, stranamente, più tardi di me! Si parte! Facciamo un po' di strade per uscire da Udine, quindi siamo dalle parti di Tricesimo dove prendiamo una strada di campi che Manuel ricordava di aver visto, ma non è quella giusta: attraversiamo così un campo di pannocchie appena trebbiato per tornare su asfalto. Si comincia! Finalmente un po' di terra!
A Gemona prendiamo una strada bianca che porta su un rifugio, ma è pieno di Boy Scout che fanno fuochi e dai loro sguardi capiamo di non essere ben visti. Un tipo ci dice che la strada è vietata, pensiamo se farla o no ma a me i Boy Scout fanno più paura della Guardia Forestale e tagliamo la corda in sordina.
Un'altra strada bianca ci porta invece dritti dai Vigili del Fuoco: tagliamo nuovamente la corda e torniamo sull'asfalto, in pratica da dove eravamo partiti.
Ad un certo punto prendiamo una stradina bianca lungo il Torre e ci immergiamo in uno splendido sentiero tra i boschi, e qui c'è la macabra scoperta! Vedo Manuel chiodare di colpo, mi giro ed una macchia nera a circa 4/5 metri dal suolo su un albero spoglio mi insospettisce: mi fermo, guardo, e tra gli alberi spogli, nell'unico ramo sporgente è appeso un gatto nero morto!
Subito il pensiero (chi mi conosce capisce) si volge a grottesche visioni di Messe Nere, sesso e sangue. Poi, guardando meglio, riusciamo a dedurre la terribile fine del gatto che, presumibilmente caduto dall'alta, si è incastrato con la testa e le zampe nel ramo a "V" e dopo aver a lungo tentato di uscire (gli artigli sono spiegati) è morto forse soffocato. Nel silenzio dell'inverno la scena è tragicamente drammatica, la mancanza del puzzo di decomposizione fa intuire che forse non è successo da molto, anche il cadavere non ha palesi segni della rovina del corpo di una morte da lungo occorsa: ma non si muove, non respira, il gatto nero è morto stecchito.
Fatte le grottesche foto, dedichiamo la giornata al Gatto e ripartiamo. Il sentiero boschivo, ricoperto di foglie, all'inizio facile diventa man mano più complesso, finché in un passaggio con un tronco di traverso sono costretto a fare Trial con la mia pesante Transalp! Più avanti sono invece costretto a mollare, Manuel con la sua splendida Honda XR650R (stupenda!) passa a fatica in un sentiero che ormai sentiero non era più, pieno di rocce sporgenti, la mia lì in mezzo non ci va di certo, passiamo una decina di minuti a spingerla e riesco a tornare indietro... Sigh...
Dopo alcuni km così ed un tratto di stradina asfaltata troppo bella arriviamo dalle parti di... bo! Io mi ero perso da un pezzo! Ma non siamo distanti da Villa Santina, la raggiungiamo in fretta e da lì andiamo ad Ovaro dove, inaspettata (ce la aspettavamo sinceramente in cima al monte Avernis), ci accoglie una tenue nevicata.
Ammiriamo il paesaggio silenzioso a moto spente, mentre individuiamo la strada da fare che ci viene indicata da un simpatico signore a passeggio: "Si ma su troverete la neve!" - Eh già, se qui già nevica figurarsi in cima al monte!
L'inizio della strada è una lingua asfaltata strettissima e piena di tornanti, la nevicata continua e man mano che saliamo si infittisce. Facciamo una pausa a metà strada e il terreno è ormai imbiancato, ci chiediamo l'un l'altro se ci sono problemi: ovviamente l'attenzione di entrambi è rivolta alla mia "cicciona", più delicata in queste situazioni limiti, ma per ora va tutto piuttosto bene. Ricominciamo la salita, e la strada a tornanti stretti si fa ancora più ripida, e più si sale più neve troviamo, finché non ci vediamo circondati dal bianco.
Comincio un po' a temere, rallento l'andatura, la neve cade fitta e io sono col casco integrale che, se chiuso si appanna, se aperto la neve mi arriva negli occhi. Da un po' ci eravamo accorti che sotto la neve c'era già lo sterrato, ed effettivamente era meglio dell'asfalto come tenuta, però... c'era un "però"!
Prendo una buca, la moto scoda, rallento e freno leggermente, ormai penso che è fatta, sono quasi fermo, la moto sembra impazzita, si piega, si gira e comincia ad andare su per la montagna, fermo il motore e freno per bloccarla, si inclina, e chi cazzo tiene quel bisonte! Si accascia al suolo, mentre Manuel risale sgommando la sommità del monte. Mi ritrovo solo in prossimità di una curva, la strada è in salita e la mia moto è stesa di traverso, cade la neve e Manuel è sparito. Mi faccio forza e comincio a tirare su la moto, i piedi scivolano sul ghiaccio, spingo ed alla fine ce la faccio: cavoli quanto pesa. Ma è finalmente fatta! Fatta? Un cazzo! Si è rotta la leva del freno anteriore! In quel momento sbuca Manuel dalla sommità del monte: finalmente, ero già demoralizzato. "Abbiamo un grosso problema!" e gli mostro la leva; lui non sa che gestire in fuoristrada un bisonte come il mio non basta solo il freno dietro! Passiamo qualche minuto a cazzeggiare, mentre io mi fumo una sigaretta, mi riposo dalla fatica e faccio calare la tensione. Manuel intanto fa numeri incredibili sulla neve con la sua belva. Dopo un po' decidiamo: col moncherino di leva posso un po' frenare ma non molto, ed è meglio non forzare la fortuna, siamo quasi arrivati in piano ma la neve scende fitta, sta aumentando considerevolmente. Ho una leva di ricambio ma non mi fido a cambiarla sotto la neve e magari perdere anche il moncherino che mi rimane, quindi facciamo retro-front malvolentieri. Ovviamente io, nel fare inversione, vado a cercare il freno anteriore che non c'è e finisco nuovamente al suolo!
Per il resto della giornata mi rimarrà l'amaro in bocca per non aver visto la sommità del monte.
La discesa per la strada ripida, in cui la neve si è posata nel frattempo, è per me terribile: sono costretto a lavorare terribilmente col freno dietro, che però tende a chiodare e la mole della mia moto si sbilancia terribilmente; sto ben lontano dal dirupo! Manuel alleggerisce il mio umor nero percorrendo tutti i sentieri che trova lungo la strada. Arrivo alla fine del sentiero stanco, la tensione a mille, e nonostante il freddo sono completamente sudato: l'interno del casco, per intenderci, è fradicio.
Andiamo dunque a Lauco, dove Manuel vuole passare a trovare i genitori di un suo amico mancato qualche mese prima, ma loro non ci sono e finalmente, nel giardino della casa, con la vallata di fronte e la neve che continua a cadere, ci concediamo una salutare birra e un rinvigorente panino col salame e il formaggio! Scopro anche un trucco (che funziona!) per non far tuonare la birra sbattuta: ma questo non ve lo spiego, fate un giro con noi e conquisterete la verità!
La giornata volge al termine, una tappa per Manuel al cimitero di Lauco mentre io analizzo la mia moto, fumando l'ultima sigaretta, per vedere gli eventuali danni, quindi ripartiamo verso casa, ci salutiamo all'incirca a Pagnacco e lo ringrazio per la giornata passata, strade fantastiche ed anche questa volta lui si è dimostrato un gran compagno di avventure folli!
Mi precitipi come un razzo (freno permettendo) a Codroipo a comprare il tabacco! Dio che buona sigaretta che ho fumato quella sera...

Il Bostro-X, lì 18/11/2007

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