Isola d'Elba

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Avventure selvaggia dell'ultimo minuto con il mitico Mighe
Isola d'Elba

Isola d'Elba 13-16/03/2009

Già, una toccata e fuga all'Isola. Che senso ha fare un giro all'Elba di così pochi giorni, quando abiti a più di 500 km di distanza, perdipiù con l'Inverno ancora minaccioso? Il senso ce l'ha, se di colpo ti avvisano che albergo e traghetto potrebbero essere gratis!
Mi ritrovo così per strada, nel freddo delle sette e mezza del mattino, ad attraversare il nuovo svincolo autostradale che finalmente pare aver risolto il "problema Mestre". Peccato che mi abbiano così tolto il passaggio sul ponte del caro Fiume Zero, che ogni volta mi salutava durante le traversate in moto fuori dalla mia regione.
A Terme Euganee mi ritrovo con Mighe, e partiamo assieme verso una avventura che nelle intenzioni doveva essere una gita al risparmio colma di centinaia di km di fuoristrada.
E che invece sarà tutt'altro...
Prima tappa: Passo delle Radici!
Mighe conosce uno sterrato che parte circa dal Passo delle Radici. Chiaramente, il fatto che sull'Appennino ha nevicato quasi più che sulle Dolomiti, e che è inverno... Ma proviamoci, no? Crediamoci in questo progetto.
Ci crediamo fino alla fine: neppure quando la strada comincia a snodarsi tra due mura di oltre 2 metri di neve compatta ci convinciamo dell'irrealizzabilità delle nostre intenzione!
Al rifugio i due metri sono quasi 3: neve compatta, dura, e che non si sta sciogliendo. Attorno a noi le cime sono tutte color bianco candido ed uniforme. Gli alberi spuntano dalla neve, dove ce ne sono. Mangiamo affettati e formaggio sotto lo sguardo ironico dell'anziano gestore, che forse pensa "Ma dove cazzo vanno 'sti due in moto?". Lui lo pensa, ma noi no. Non ce ne frega più di tanto!
Mighe non si dà comunque per vinto, e nonostante le ovvie testimonianze esterne, chiede al vecchietto com'è messo lo sterrato! E chiede persino il significato delle risata di risposta del pover'uomo che si sarà pure sentito come preso in giro! "Ma ci saranno sopra più di 4 o 5 metri di neve!" - Solo a questo punto capiamo che è impossibile.
Rinvigoriti dal pranzo e dalla birra, facciamo una camminata sulla neve che oltre il rifugio arriva fin oltre il suo tetto. Dietro ci sono le piste da sci.
Ripartiamo, questo sterrato per ora non lo faremo, ma all'Elba ci attendono km e km di piste, no?
Il destino ci attende alle porte.
Arrivo all'Isola
Per un pelo non perdiamo il traghetto! Arriviamo 5 minuti prima della partenza!
Parcheggiamo le moto, e saliamo sul ponte. A distanza di 3 mesi siamo di nuovo per mare. Quando scendiamo all'Isola d'Elba il sole è già calato, cominciamo a percorrere una strada nera come la pece e tutta curve.
Arriviamo a Marciana, chiedo ad una banda di alcolizzati la via del nostro albergo e me ne indicano una chiusa al traffico. "Ma vai tranquillo, in questa stagione non c'è nessuno" - Ci fidiamo, effettivamente la città, a natura turistica, è quasi del tutto vuota. Oggi invece dico: fanculo, brutto stronzo! Che ti cada a pezzi l'uccello!
Entriamo in albergo, e come in un impossibile sogno erotico dietro la reception c'è una enorme gnocca! Ci consegna le chiavi, ed in quel momento alle nostre spalle una voce anormale ci darà una simbolica mazzata!
Prima Rivelazione
"Ragazzi, volete fare fuoristrada? Vedo gli stivali e allora... State attenti, sull'Isola è un macello!".
Comincia così: continua dicendoci che la forestale gira di continuo. La maggior parte degli sterrati è chiusa, molti altri sono aperti ma la forestale rompe i maroni lo stesso. E' inoltre pieno di ecologisti esauriti che ti ferma e ti prende la targa. Molti sentieri vietati non sono segnalati come tali, ma lo scopri quando la forestale comincia ad usare su di te un Anal Intruder XXXL Size!
Ma porca trota!
Restiamo a bocca aperta, la gnocca per 2 secondi non ci interessa neppure più. Gli diciamo che abbiamo una mappa (due, una cartacea ed una Kompass digitalizzata), ma lui dice che conviene stare attenti, e ci consegna un foglietto con una mappa stilizzata dove ci sono alcuni sterrati, indicandoci quelli consigliati...
Io lo ascolto abbastanza, Mighe invece scoprirò che non lo caga neppure un po', assorto dal fondoschiena maestoso della gnocca, il quale poi conquisterà anche tutta la mia concentrazione. In pratica del discorso del tipo non ricordiamo nulla.
"Ma vabbé, Mighe, abbiamo due mappe più il mio cellulare GPS!".
Chiediamo alla gnocca un posto per mangiare, e ci indica un ristorante. In città non c'è aperto quasi nulla.
Seconda Rivelazione
Dopo una camminatina nel nulla assoluto della vita notturna di Marciana, a parte una festicciola per due rallisti che con le loro auto domani parteciperanno ad una gara che si svolge sull'isola. Festicciola che dura pochi minuti, peraltro.
Andiamo dunque al nostro ristorante dopo averne invano cercati altri. L'ingresso ci fa sospettare qualcosa di brutto. Il fatto che ci servano un fantomatico "Aperitivo della casa" (un triste proseccaccio...) ci fa sospettare ancora di più. Il fatto che il tovaglialo sia piegato in maniera ricercata ci fa sospettare ancora ancora di più. Ed alla fine, il fatto che le varie portate ci vengano descritte con più parole del necessario ci dà la certezza assoluta: prenderemo una enorme trave nel culo!
Come primo piatto degli spaghi con sugo di qualche mollusco, sugo che avrebbe dovuto essere almeno il doppio. Come secondo dei calamari alla parmigiana - "E che cazzo è?" - "Sono dei calamari dell'isola cotti con nostalgia del cuoco e ripieno di un delicato sugo di melanzana con calamaro e...". Insomma, tre pezzettini di calamaro leggermente riempito con una salsetto non male. E 3 fette di melanzana grigliata a lato!
Primo: che cazzo c'entra la parmigiana? Secondo: dove cazzo è il resto del calamaro?
Frattanto centelliniamo la bottiglia di bianco che abbiamo preso, e che in via eccezionale riusciamo a far durare per tutta la cena, fino a dopo il dolce. Dolce che è una "Delicata crema di zabaione aromatizzata con vino dolce Moscato e montata a..." - Abbiamo capito che gli unici "montati" saremo noi!
Almeno lo zabaione è abbondante: ci riempie un'intera ciotola di questa crema che avrà una gradazione alcolica proibita dalla legge!
Concludiamo con un caffè ed una grappa: fatto 30, facciamo 31 no?
La vaselina almeno ce la mettono: compare infatti sul tavolo un portacenere, e così dopo tanto tempo posso rigodermi una buona sigaretta bevendo il resentìn!
Ma dopo la vaselina, arriva il momento del conto: 99 Euro!!! Cazzo! 49,50 Euro a cranio per avere comunque fame!!!
Ci regalano anche un libro del loro locale. Ma non poteva fare a meno di stampare questa cagata, e togliere 10 Euro dal conto?!?
Usciamo bestemmiando col cuore. Abbandoniamo il libro di merda in un distributore, beviamo una grappa da Zorba, ristorante che sicuramente era più economico e che ci prefissiamo come tappa obbligata per la cena del giorno dopo, ed andiamo a dormire.
Cominciamo a sterrare?
Ci svegliamo di buon'ora, colazione nell'unico bar aperto con delle squisite paste e un cappuccino (Viva l'Italia!), ci vestiamo coi ridicoli vestiari enduristici e partiamo.
Il primo sterrato parte da vicino Marciana. O meglio, partirebbe, se solo esistesse... In realtà, pur se con i consigli del terrorista endurista della sera prima, con una Kompass 1:20.000, con un'altra mappa 1:30.000, non lo troviamo. Eppure siamo sicuri di andare dalla parte giusta.
Scopriamo di avere pure ragione quando una chiesetta ci conferma la nostra posizione, ma lo sterrato non lo troviamo proprio. C'è una deviazione, ma pare più un sentiero: lo imbocchiamo, e ci troviamo in una pietraia allucinante che mi fa ridere persino di quella libica del Wadi Mektandoush (è bello avere ricordi così...). Impressionante, veramente, io non riesco a gestire la moto, e vedo anche Mighe un po' in crisi. Iniziare con una cosa simile al mattino, con ancora le paste in fermento nello stomaco, è tragico.
Siamo costretti a fare marcia indietro: non può essere quella cosa lì! Infatti, non lo è, perché dalla mappa si evince chiaramente che è un sentiero vietato ai mezzi motorizzati. Cerchiamo il nostro sterrato, ma seguiamo la strada finché non sbuca in un tornante sulla statale principale. E ora siamo all'assurdo vero e proprio: quella strada non dovrebbe sbucare sulla statale, ma dopo una curva dovrebbe continuare! Incredibile! Non capiamo se siamo noi idioti o se proprio le mappe sono sbagliate. Torniamo indietro e riproviamo a rifare la strada: una deviazione sterrata ci porta in una casa, proviamo a suonare il campanello - una campana con un cordino legato al battacchio - ma non ci risponde neppure un fantasma.
L'archetipo del "Cancello" e quello della "Strada vietata" popoleranno i nostri incubi enduristici per i giorni seguenti senza tregua.
E' una situazione irreale. Torniamo a fare la strada, e risbuchiamo sul tornante senza trovare alcuna deviazione. Torniamo indietro, proviamo a seguire un'altra deviazione che però palesemente per posizione non può essere la nostra strada, e finiamo in un inferno di fango e fossi e frane allucinante. Mighe nuovamente assaggia il peso del bicilindrico: dobbiamo girare la mia moto in un sentiero in cui neppure la mia panza passa comodamente! Dopo una grossa sudata, con Mighe che impreca per i chili di fango che la mia gomma ha depositato sul suo giubbotto, ci concediamo una cicca, demoralizzati.
E' più di un'ora e mezza che corriamo su e giù, senza alcun risultato. Abbiamo fatto alcuni metri di sterrato a difficoltà 10+, certo, ma noi vogliamo macinare chilometri! E' un disastro. Mi decido ad avviare il Tom Tom, il quale conferma che la strada in realtà finisce sul tornante, ma non continua. Provo ad avviare SmartComGPS ma per la prima volta mi tradisce: mi dice che sono in alto mare! Le mappe non sono bilanciate, aveva sempre funzionato, e proprio questa volta che non le ho controllate mi fotte!
Questa gita sta cominciando in modo strano.
Decidiamo di partire e di cercare la continuazione dello sterrato, alcuni km sotto Procchio: fortunatamente questa volta lo troviamo! E' il nostro primo successo, ed è quasi mezzogiorno! Facciamo questo sterratone con panorami mozzafiato tutto d'un fiato: è una pietraia bella lunga, tutta piena di curve, e canaloni derivati da frane. Questo inverno dev'essere stato molto piovoso sull'Elba e troveremo continuamente frane nelle zone più montuoso e soggette a smottamenti.
Usciamo contenti: proviamo a seguire un altro pezzo di sterrato ma poche centinaia di metri dopo troviamo il solito cancello. A me viene comunque data l'opportunità di piantarmi in una frana. Sarà un motivo ricorrente del mio viaggio: per la prima volta, infatti, mi trovo a fare sterrati da solo seguendo un monocilindrico guidato da un pazzo! E' un inferno!!!
Riprendiamo l'asfalto, adocchiamo qualche sterrato, ma ormai lo stomaco brontola. Andiamo a Lacona prima a cercare un'amica fichetta di vecchia data di Mighe, che però è ormai dispersa. Quindi in un super-mercato ci facciamo fare dei panini (capocollo e pecorino io, finocchiona e pecorino Mighe - finocchio alla pecorina? Mmm...), prendiamo delle birre e ci catapultiamo in spiaggia, dove mangeremo e berremo in maglietta, sotto un caldo sole primaverile, cullati dal rumore delle onde. L'inverno pare ormai così lontano!
Ripartiamo: ci buttiamo in uno sterrato che dovrebbe essere la continuazione del precedente. Dopo pochi metri invece siamo in una cava, strada conclusa! Ne proviamo un altro, ma c'è la solita sbarra di merda col cartello "Strada Privata"! Ou, ma che succede? Quando poi ci buttiamo sul sicuro, certo sterrano che dovrebbe circumnavigare la penisola di Lacona, ed ovviamente lo troviamo chiuso dopo poche centinaia di metri, ci abbattiamo veramente. Per tutto il giorno abbiamo fatto solo dietr-fronto! Nel mentre decidiamo di andare a fare benzina, proviamo un altro sterrato ma porta ad un casa, quindi torniamo indietro demoralizzati, ed al distributore ci beviamo pure una birra mangiando delle ottime olive nane con olio e semi di finocchio.
Cominciamo a fare il punto della situazione. E' tragico. Sono circa le 15, ed abbiamo fatto si e no 15 km di sterrato continuo, più qualche altro km di tentativi andati a vuoto... Ci siamo veramente persi d'animo: il caldo ci ha fatto sudare inutilmente, la birra scorre veloce nella gola arsa, ma da cosa? Da quando siamo scesi dalla nave pare che questo isolotto del cazzo ci giochi contro.
Gli intrusi: attenti a quei due!
Giriamo le moto ed entriamo in una via dove era stato messo uno striscione "Federmoto.it". Sappiamo che nei nostri stessi giorni si sta svolgendo un corso di Motorally sull'Isola, e decidiamo di risollevarci il morale guardando qualche moto fica!
C'è un fettucciato dove alcuni corrono. A tratti si fermano ed agli allievi vengono date regole base di guida in fuoristrada. Vediamo il mitico Matteo Graziani nel ruolo di docente. Io mi giro e riconosco la Roby tra la folla, quattro chiacchere, risate per l'esserci incrociati, mi presenta un tipo che completamente mi smonta la HP2! Poi si preparano a fare un giro attorno al Monte Calamita per esercitarsi nell'uso del Roadbook.
A quel punto a Mighe arriva l'intuizione geniale: "Bostro, ecco come trovare sterrati: li facciamo andare avanti e li seguiamo a distanza". E' un genio! Mi congedo dalla Roby, loro partono, ed appena sono un po' lontani (noi nel frattempo fischiettavamo e fumavano) saliamo in sella e seguiamo le loro tracce.
Comincia così la nostra carriera di intrusi rallysti! Si passa su una grossa fangaia che fa tribolare il mio bisonte coi tasselli consunti, ma i percorsi successivi mi fanno ben sperare che non faranno cose "da motoretta".
Ogni volta che il gruppo si ferma, a un centinaio di metri vedi questi due buei di moto e due piloti che fanno gli gnorri. Ad un certo punto veniamo scoperti! Seguiamo l'ultima allieva, una ragazza accompagnata dal morosa, quando lei si perde e ci vede seguirla dappertutto il nostro segreto è svelato. Scopriamo comunque che anche il suo moroso è intruso, non è iscritto al corso!
Ritroviamo il gruppo, e scopriamo che pure un altro tipo è intruso, sta accompagnando la sua morosa iscritta al corso. Un mondo che si capovolge! I due intrusi sono persino di Padova!
Pian piano, tra una sosta e l'altra, la nostra distanza si accorcia, ed alla fine ad ogni sosta parcheggeremo a fianco di loro ascoltando, mani dietro la schiena, religioso silenzio, i consigli di guida e di navigazione dati dall'istruttore. Ogni volta che questi riparte, lo vedo osservare con la coda dell'occhio questi due idioti che seguono delle moto da competizioni con due mega-cancelli, uno pesante più di due quintali, l'altro vecchio rudere... Eppure gli diamo del filo da torcere.
Ad un certo punto ricevo pure dei consigli dai loro colleghi che si fermano tra una tappa e l'altra, e quando poi l'istruttore del corso ci chiede pure se va tutto bene, mi convinco sempre di più che il fuoristrada non è uno sport, è una passione, fortunatamente ancora genuina. Avrebbero potuto (e dovuto, in alcuni casi di strade vietate) dirci di andarcene, e invece ci hanno sopportati, ed anche accolti!
Le strade sotto Capoliveri, nella penisola del Monte Calamita, regalano panorami mozzafiati, e tratti di sterrato magici, né troppo facili ma neppure troppo difficili. Ce li godiamo come dei bambini i loro primi metri in bicicletta.
Alla fine la giornata finisce, e mentre loro se ne andranno a fare la lezione teorica, noi ce ne andiamo in albergo: una doccia, e via da Zorba a mangiare una fiorentina immensa veramente goduriosa, condita con dell'ottimo vino della casa! E per aperitivo, due Menabrea? Cosa voler di più dalla vita? Un Lucano? Ma neanche per sogno, quella schifezza! Forza Mighe, domani è un altro giorno!
Un po' più di fortuna...
La prima cosa che facciamo il mattino di domenica (ovviamente, dopo un'abbondante colazione) è una bella foto con le moto sul molo. Quindi partiamo per un giro della parte occidentale dell'isola, un giro d'asfalto sul bordo del mare. Il panorama è spettacolare, a volte scendiamo in qualche paesino costiero per saggiare la sabbia e l'aria del mare sulla faccia. Da alcuni camini sale un po' di fumo, in un altro paesino dove ci fermiamo a bere una birra ci lasciamo ipnotizzare dall'amena vita dell'isola, rispecchiata dagli oziosi e strani isolani.
Ammettiamo che anche l'asfalto ha i suoi lati positivi! Ci facciamo scattare una foto vicino ai nostri cancelloni da un tipo di cortina che vive sull'isola perché vi ha trovato l'amore: e devo ammettere che il suo amore, all'incirca cinquantenne, aveva una gran bel culo!
Sarà bello l'asfalto senza ombra di dubbio, ma quando Mighe vede in un tornante uno sterrato che sale su un promontorio e poi sparisce ci si getta immediatamente. Fiducioso lo seguo anch'io attraverso una pietraia ripida e curva che mi fa tribolare per bene. Ma questo sterratino è ristoratore. Ed ovviamente non porta da nessuna parte, costringendoci a rifarlo in discesa! Poco dopo ne facciamo un altro con dei gradoni spaventosi, ma la nostra voglia di sterro ormai ci sta facendo dannare!
Ci fermiamo da "Gianni il Pugliese" per un piatto di orecchiette, vicino all'aeroporto dell'isola. Un tipo ci vede entrare vestiti da enduro e ci chiede "Due o quattro tempi?" - Noi gli rispondiamo "Uno e due cilindri!" molto fieri. Dopo una apologia della Laverda, il tipo ed il suo amico ci salutano, salgono sul loro aereo privato e ripartono!
Ripartiamo, troviamo lo sterrato del giorno prima e ce lo godiamo fino alla fine. Ci dispiace solo di trovare qualche escursionista, oggi effettivamente è domenica e qualcuno è in giro, ed ovviamente è infastidito dal rumore delle moto.
Certo, hai ragione amico: ma perché, tra 200 sentieri dedicati a te, scegli proprio quello aperto alle moto?!?
Forse perché è più facile? Ma allora a che cazzo servono i sentieri?!?
Vabbé. Lo concludiamo, e troviamo subito il pezzo mancante che ci porta sopra a Capoliveri.
Subito dopo cerchiamo un altro sterrato che secondo la mappa ci permetterà di fare un bel giro panoramico sopra i monti. Ma al solito non ne troviamo l'inizio! Mentre Mighe perlustra una stradina, io vedo 3 o 4 moto dei Motorallysti uscire da una stradina poco indietro, lo avviso, e la prendiamo. Se sono gli stessi di ieri (e tutti avevano un Roadbook, quindi...) lo sterro sarà fattibile anche da noi. Facciamo qualche km, poi comincia una pietraia allucinante. Io non mi fido più a stare in piedi, è veramente sconnesso, e comincio a fare il mio tipico zampetting. Dopo altri metri diventa allucinante. Sudo come un matto, anche Mighe è un po' in crisi. Ma cazzo, se loro sono scesi da lì forse è solo un piccolo tratto così mal messo. Invece... Alcune frane creano voragini allucinanti nel mezzo della strada: se una moto ci cadesse dentro, resterebbe lì. Su un tornante ci fermiamo a respirare; ovvero, io fumo una cicca. Ho faticato molto per arrivare fin lì, il tornare indietro mi fa più paura, ma ancora più angoscia mi mette la strada che da lì prosegue: è un disastro! In pratica, non c'è neanche più strada! Partiamo, il peso della transalp si fa subito sentire. Provo a resistere, ma invano: accelero ma la povera bestiona si pianta. Punto i piedi, spingo, sgaso, avanzo di pochi metri. Poi una frana mi toglie l'appoggio ai piedi, sento la moto che si inclina, si sbilancia, e riconosco il punto di non ritorno, la spinta verso il basso è così violenta che non riesco più a tenerla. Sono costretto ad appoggiarla al suolo piano, ma non trovo un appoggio per il piede destro, che deve restare dov'è e finisce incastrato, fortunatamente senza dolore, sotto la moto. Mighe arriva, solleviamo la cicciona, io rotola via, quindi la rimettiamo dritta con molta fatica, sia per la pendenza, sia perché mancano gli spazi per muoversi. Passeremo un buon quarto d'ora a far fare inversione alla mia pesante bicilindrica; Mighe scende con difficoltà pure lui, ma devo dargli atto che è proprio un bel manico! Aggressivo, se la cava egregiamente. Mi dispiace di non avergli fatto un video per quella splendida discesa. Mestamente torniamo a valle...
Poi un po' ci perdiamo, quindi vediamo uno sterrato che teoricamente ci farà risparmiare un po' di strada verso RIo Marina. E quello sterrato, a mio parere, sarà il più bello fatto: tecnicamente a tratti piuttosto complesso, ci regala delle strade immerse nei boschi dell'isola, tra villette poeticamente sparse tra monti grezzi, con panorami di tutta l'isola indimenticabili. Ma ovviamente non può durare per sempre. Ed infatti finisce piuttosto presto.
Lontano un castello svetta sulla cima di un promontorio dalla pendenza assurda: ed infatti scopriamo che nessuna strada porta là in cima. Ci godiamo comunque le nostre moto, saranno vecchie, grosse, pesanti, ma ci permettono di goderci gli sterrati e l'asfalto contemporaneamente senza alcuna concessione!
Scendiamo dai monti, e ci avviamo verso Cavo, sulla punta nord dell'isola. Lì la mappa ci segnala un altro sterrato che, ovviamente, sarà invece un sentiero vietato. Lo proviamo a seguire per un po' tra enormi pozze di fango e gradini di massi, ma poi il buonsenso ha la meglio e torniamo sui nostri passi.
Ricominciamo a fare curve nell'asfalto che porta ancora le tracce del Rally del giorno prima (banchine rotte, chiazze di olio, sgommate) fino a che, superato un monte, ci troviamo di fronte alla vista di Portoferraio al tramonto. Parcheggiamo le moto a bordo strada, e per una mezz'ora ci godiamo lo spettacolo dell'immenso sole rosso che cala e scompare. Non so se anche a Michele, ma a me ha fatto venire in mente, non senza un'ovvia e giustificata nostalgia, l'immensità ultraterrestre dei tramonti libici.
Scendiamo a Portoferraio, attraversando un ultimo sterrato che l'asfalto sta mangiando metro dopo metro, e decidiamo di dedicarci all'occupazione in cui ci pare di capire entrambi siamo maestri: LO SPRITZ!
Beviamo qualcosa?
Un bancomat, innanzitutto.
"Dove andiamo?" - Ci guardiamo in giro. "Quello è da fichetti" - "Lì avranno solo roba merdosa" - "Lì ci inculano". La scelta cade su un barettino che viene scelto solo perchè vicino. Ordiniamo una bottiglia di ottimo Traminer friulano, quindi io mi innamoro di una rossa porcellina al tavolo accanto. Come mio solito, mi ritrovo a fissarla senza ritegno, mentre Michele mi ride in faccia!
Stranamente, aumentano le ragazze.
Aumenta anche il rumore dei clienti.
C'è il buffet gratuito!
C'è pure un tipo che ci offre una bottiglietta di campari.
Lo stesso tipo insegue persone per la strada offrendo campari.
Ma che succede?
Il volume della radio si alza.
Altra gente.
Altre fichette.
Altro campari.
"Due birre, cara!".
Al che ci viene svelato il mistero: è la festa di chiusura del locale preferito dai festaiolo alcolisti dell'Isola d'Elba!!! Finalmente anche a noi una botta di culo!
Ci vengono offerte un sacco di cose! Da un ragazzo veniamo trattati come ospiti di riguardo, gran viaggiatori!
Quando poi Mighe abbandonerà stivali da enduro e giubbotto per andare a ballare sarà il finimondo!
Il bar è pieno di sbronzi, gente che balla nuda sul banco, alcuni tentano di uccidersi, Mighe balla, io fisso le tette di una butterata e il culo di Everything But The Girl!
Fantastico! Micidiale! All'urlo di "Viva Enrico" salutiamo dopo alcune ore l'ubriachissimo gestore del locale che ci dice che anche lui ha una moto, una "YZF R M GGGRRRR ZZZZ 1". Paghiamo 12 € (non a testa, in tutto!) e ce ne andiamo...
Risaliamo in sella e nel dramma assoluto torniamo a Marciana, fermandoci in un bar a mangiare un po' di prosciutto e del Brie per fare sado.
Crolliamo nel letto. Oggi è stata una giornata campale!
Questa volta senza vaselina
Al mattino ci svegliamo, e facciamo colazione in un altro bar. Mentre mangiamo, mormorando per il mal di testa, vediamo un vigile che cammina.
Torniamo alle moto, le osserviamo un attimo soddisfatti e saliamo a fare i bagagli.
Mezz'ora dopo scendiamo per caricarli sulle belve; sono le ore 8:30 - Sulla mia moto vedo un volantino, è già maledico la pubblicità a volantino... Lo apro, e c'è scritta la mia targa. Inizialmente penso ad un taccone tiratoci dalla figa dell'albergo: il conto... Invece è... UNA MULTA! 38 Euro per divieto di sosta in zona pedonale!
Mighe mi guarda, per un attimo nei suoi occhi leggo la soddisfazione di chi crede di averla scampata, ma col dito gli indico anche la sua multa.
Innanzitutto quello stronzo poteva anche avvisarci che era zona pedonale (si, hai capito bene: sei un vigliacco!).
Poi: capisco che era zona pedonale. E che era lunedì. Però in quel paese di merda c'era così poca gente in giro che neppure i tabacchini aprivano! Lunedì quasi non riuscivamo a fare colazione!
Quella multa ci ha tanto ispirato il sospetto di una sorta di "vendetta" contro le moto completamente infangate.
E' l'ultimo vibratore che ci viene schiaffato dentro dall'isolotto del cazzo! Un'ora dopo circa siamo in traghetto, bevendo un cappuccino, e bestemmiando abbondantemente...
Magnifica Toscana
Scesi a Piombino, decidiamo di fare strade normali verso Siena e di prendere poi l'autostrada a Firenze.
La Toscana ci regalerà visioni di fine inverno veramente celestiali: adoro quella ragione, è splendida. l'ho vista in Primavera, in Estate, in Autunno, ed è sempre diversa, ma sempre bellissima.
I colli tappezzati di alberi marroni a tratti svelano la rinascita di alcune foglie, la terra solleva dal suolo un'odore particolare di primavera. Ci fermiamo a mangiare in un bar un ottimo panino con porchetta e pecorino, guardando i campi che tra non molto saranno in fiore. Fino all'orizzonte si vede solo una casa: dalle mie parti vedresti solo paesi e strade asfaltate.
Ripartiamo, ma il tempo scorre troppo veloce. Prendiamo l'autostrada dalle parti di Colle Val d'Elsa.
Il resto è semplice guida.
Saluto a Terme Euganee il buon Michele, che si è dimostrato un ottimo compagno di viaggio, e me torno a casa demoralizzato dalla fine sempre troppo precoce di questa ennesima avventura.
Elba 2009: Il Report di Mighe su Endurostradali.it


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