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Canederland 2008

Canederland 008
Lago di Garda: le riprese del nuovo film di James Bond attirano numerosi turisti. Le maestosità del lago e dello sterrato del Tremalzo attirano invece ben altri loschi individui: La LissTA, in uno dei suoi incontri annuali!
Al solito io non posso parteciparvi per intero, causa il lavoro di merda e la vita del cazzo che mi ritrovo fra le mani. Ma io non mollo, il mio culo quadrato ha sopportato ben altro, e non mi piego di fronte alla prospettiva di 700 e rotti chilometri in poco più di 24 ore. Così sabato pomeriggio parto, non so bene dove andare ma carico comunque la tenda e qualche cazzata e sono già per strada.
Per l'ennesima volta il Fiume Zero mi vede passare sopra i suoi tenui flutti in solitudine e completamente spensierato, io e la fida Legione. Sono vestito da enduro, già pronto per l'indomani, visto che teoricamente dormirò in un bosco concessomi da Gegé il Maestro assieme a qualche altro impavido amante della tenda e delle radici che si piantano nella schiena.
A metà strada scopro invece che tutti i miei compagni di avventura hanno ripiegato per l'albergo: sono dunque combattuto se spaccare i maroni a Gegè per indicarmi comunque il boschetto, dormire solo, e il mattino dopo lasciarli che mi attendano mentre piego tenda e carico i bagagli; oppure se dormire anch'io in un morbido letto, dopo una cena ridendo e scherzando con i ragazzi, e al mattino essere già tutti assieme. La scelta cade, ovviamente, sulla seconda alternativa!
Arrivo dopo un viaggio allucinante con un caldo insopportabile e mi pare quasi che le gomme si sciolgano sul terreno! Da sotto il casco mi cadono gocce di sudore negli occhialoni, la pettorina sfrega sulla pelle umida, le ginocchiere mi tagliano le gambe, dentro agli stivali dev'esserci l'inferno dell'olfatto. Persino durante la strada dei rumeni mi hanno affiancato ed erano contenti di vedermi, mi salutavano e mi facevano foto! Incredibile! Arrivo dunque in uno stato particolamente pietoso, e quando Gegè per scherzo mi dice che la cena me la perdo accenno a mordergli un braccio. Subito si corregge e pochi minuti dopo mentre devo ancora lavarmi mi dice che il cibo è già sul piatto!
Abbigliamento del Bostro per la sera: maglietta arancione senape vinta all'ennesima festa della birra; calzoni da enduro neri; sandali da doccia; marsupio con l'immancabile tabacco.
Una nota sulla maglietta: anni fa entrai in Topaia, dopo due passi dentro mi arrivò in faccia questa maglietta. "C'è una festa, collezioni i tappi di Heineken e vinci la maglietta", mi disse Niki - "Ma io non bevo Heineken, ma birra alla spina", lo redarguii - "Tanto la vinci lo stesso!". E la maglietta restò a me.
Mi siedo a fianco del mitico O'Professore e di sua moglie, che finalmente conosco, due persone fantastiche! Osservo i tortelli e gli gnocchi nel piatto, ma non posso azzannarli: ho la gola arida come il Neghev e devo assolutamente bere dell'acqua, ma non ho il bicchiere. Questo minuto sarà fatale, perché mi alzo per chiederlo e perdo i restanti 10 minuti a salutare chi mi vede dai tavoli: Fabbri, Silvia, Franco, Bibo, Lupa, Bepi, Remo, Fulvio, che figata!!!
Azzanno il primo e lo scanno in pochi secondi; ordino poi dello spezzatino, ma O'Prof mi dice "Non è stata una bella scelta" e rettifico l'ordine! Quindi concludo col dolce, vino e acqua a volontà, e dopo mezz'oretta circa mi ritrovo all'aperto nel classico momento della LissTA: la bevuta collettiva di acquasanta di Fabbri!
Ad un certo punto mi si presenta pure una bella ragazza, che scopro essere di Feletto ma da tre anni adottata Padova: è la prima persona del Friùl che incontro in LissTA! Ovviamente, non è interessata a me! Simpaticissima, parliamo di Udine e dei dintorni. Finalmente un'altro rappresentante della mia dimenticata regione!
Andiamo a letto sul tardi un po' brilli, io sono massacrato e mi addormento mentre con Stiui guardavano qualche stronzata in TV.
Il giorno dopo sveglia alle 7. Il mio primo pensiero è: "Ma porcazzo ... mi sveglio presto dal lunedì al sabato, perché continuo a fare anche questa vita la domenica?" - La risposta è una sola ed imperativa: Tremalzo!
Ci diamo appuntamento con gli altri per la grigliata e si parte, e lo sterrato non si fa di certo attendere! Dopo infatti pochi km di asfalto ci troviamo dentro un sentiero roccioso con ghiaia scivolosa e rocce a punta, e sulla sinistra lo strapiombo! Pochi km e già ci fermiamo: è caduto BIBO! Oh mio dio, se cade lui (che per inciso, sta correndo con un K690 Motard) a noi cosa succederà?!?!? Il terrore si insinua nelle nostre menti.
Lo sterrato è uno spettacolo: a livello panoramico, corre salendo sul fianco dei monti, per cui il baratro a fianco sia evoca sentimenti angosciosi di rovinose cadute senza termine, sia offre visioni idilliache della vallata del Garda. Certo è che la nostra (o perlomeno, la mia) meraviglia di fronte all'imponenza della natura viene quasi subito evirata dalla complessità del tracciato, caratterizzato da un fondo con veramente poca presa. Si derapa allegramente, ma bisogna fare attenzione perché si scivola tanto più facilmente.
Alcuni tratti ci trasportano all'interno di gallerie che sembrano più tane nella roccia scavate da enormi vermi, nere come la pece all'interno. Man mano che saliamo sul monte l'aria si fa - ringraziando Dio o chi per lui - più fresca, abbandoniamo il bordo del monte e ci perdiamo in un bosco rigoglioso e fitto, l'odore della cacca delle vacche è dappertutto e devo ammettere che da quando faccio fuoristrada comincia quasi a piacermi... L'enduro, come ha detto un giorno qualcuno in LissTA, non è solo roccia e fango, ma anche merda di mucca.
A tratti rallento, o mi fermo, per far andare avanti gli altri e poi ripartire da solo, per godermi il bosco. Questo è il fuoristrada che piace a me: non me ne frega un cazzo di smanettare tra i sassi e il fango, non me ne frega proprio un cazzo se quello è fine a se stesso. Del resto, non ho neppure una moto racing per fare quelle garette. A me piace questo bighellonare lontano dalla civiltà.
Quando il giro finisce sarò quasi deluso, avrei voluto continuasse così per altri 10 anni!
Ma tutte le cose belle finiscono, e sempre all'apice del loro momento migliore. Recuperiamo i bagagli all'albergo e ci dirigiamo dove gli altri ci hanno atteso, noi eroi dello sterrato, preparandoci il giusto pranzo meritato per le fatiche del mattino! Ed anche in questo caso la LissTA si riconosce: quantità di cibo immani! Il fuoco acceso sta creando le braci per la cottura e riempi l'aria del buon odore di legno bruciato che mi ricorda l'inverno, quando in moto giro per i paesini della Carnia. Sudato e stanco mi libero dei vestiti, la maglia è fradicia di sudore e subito mi riagghindo con la inguardabile livrea arancione/nera della sera prima.
Mentre parlotto con qualcuno, vedo altri sparire oltre un fosso, all'orecchio mi giunge un rumore dolce di acqua che scorre. Ho studiato matematica, e so fare 1+1: maschi che scompaiono e rumore d'acqua; cammino e trovo proprio ciò che avevo immaginato! Un ruscello dove immergere i piedi stanchi e dove due casse di birra si mantengono fresche con l'acqua corrente! Immergo i piedi, mi siedo sui sassi ed apro una lattina di Beck's. Che gioia!
Mangio una quantità impressionante di carne! Ma quanta roba hanno preso! Ovviamente, quando tutti sono pieni e c'è ancora carne da finire, tutti gli sguardi si volgono verso di me. "Ma che hanno?!?" - Sanno che sono un pozzo senza fondo, tutto qui. E poi come dire di no alla carne associata al mitico Ajvar che ha portato buon Franco?
Mentre io e Franco ci chiediamo se sia ora di partire, cominciano le prime gocce. Tempo di andare sotto un albero dicendo la solita frase "E' di passaggio" ed il primo di una lunga serie, scopriremo poi a nostre spese, di nubifragi si abbatterà sulla allegra compagnia. Vado alla moto dove i vestiti, aperti perché si asciugassero, sono ora in balia dell'acqua; metto tutto in salvo ed a questo punto pure comincio a vestirmi. Un giro di saluto a tutti, e con Franco ed alcuni esponenti della VeneTA si parte.
E se pensate che sia finita qui, non è così!
La grigliata era in una zona montagnosa, per prendere la stata dovevamo fare una strada in discesa stretta e con curve a tornante. Bene: come siamo partiti è cominciato il diluvio Biblico! Ad un certo punto le botte sulle mani e sulle braccia mi fanno intendere chiaramente che assieme all'acqua sta scendendo anche la grandine! Quando poi mi accorgo che sto affogando mi riprometto che la prossima volta il casco da enduro se ne starà a casa!
La discesa verso la statale è angosciante, la strada è ripida ed ha un ssistema di drenaggio che forse i Fenici ce l'avevano migliore: in pratica ci sono veri torrenti che scendono con noi, e posso dire che alcuni si meritavano la definizione "guado". Arrivati in fondo sono stremato, ci fermiamo ad aspettare il Lupa che più furbo di noi si è fermato in una zona riparata. Io - il Volpe del gruppo - non ho messo i calzoni anti-pioggia ed ora ho le gambe fradice e gli stivali pieni di acqua, e mi mancano ancora più di 300 km di viaggio! Per terra trovo dei chicchi di grandine: diametro, 3/4 cm, come delle castagne per intenderci. Ecco perché facevano così male!
Si riparte con una leggera pioggia. Abbiamo (o meglio: HANNO) deciso di prendere il traghetto, ma ci troviamo subito di fronte ad un grande problema: una coda illimitata di auto. Sorpassiamo quanto possiamo, ma l'andatura è ovviamente rallentata. Arrivati dopo tante fatiche al traghetto, ci tirano un grandissimo due di picche! Il mare è troppo mosso e non accettano moto. Non piove, ma sta per ricominciare: "Per Toutatis, il cielo sta per caderci sulla testa! Muoviamoci!". E così si riparte per l'autostrada, fortunatamente senza trovare pioggia. La imbocchiamo, andiamo come treni. Ci fermiamo in un autogrill per salutarci, gli altri escono all'uscita successiva, siamo a 160 km da Venezia.
Poco dopo che loro escono, però, per me e Franco ricomincia il dramma: piove. Ma dire "piove" è limitativo. Diluvia. Neanche: scroscia. A fiumi. Non so come descrivere ciò che cadeva dal cielo, ma era un volume immane d'acqua. Se tenevo il fazzoletto sulla bocca diventava talmente fradicio che non respiravo, se lo toglievo la pioggia mi faceva un male cane. Ma che fare? Non c'era alternativa, stringere i denti e tenere duro. "Prima o poi comunque da qualche parte arrivo" e continuo ad andare, con gli automobilisti resi ancora più idioti dalla pioggia che ci guardavano allibiti. E così pioggia, grandine, pioggia grandine, continuamente senza interruzione per 60/70 chilometri. Ma alla fine ha smesso, fradici ci siamo fermati in un autogrill per riposarci un po', infine ci siamo salutati all'ultimo casello fatto assieme, come due mesi fa al Terre Toscane.
Sono arrivato alle 21 a Codroipo, sono andato al bar a bere una birra e mangiare una piadina, quindi sono corso a casa, ho salutato i criceti, gli ho dato un po' di cibo e di acqua, e sono andato a dormire.

Il Bostro-X, lì 09/06/2009

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06072008103.mp4


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