Nacionalni Park Plitvicka Jezera 2009

Nacionalni Park Plitvicka Jezera
Natale con chi vuoi, Pasqua ... per i cazzi tuoi!
Questo è il motto!
A Natale ero in Tunisia. A Pasqua mi sono dunque mosso da solo per la Croazia. Giusto, no?
Volevo visitare il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice, raggiungendoli facendo strade per la croazia interna, che finora non avevo mai visitato.
Si comincia bene, come paesaggi, in Slovenia: uno sterrato laterale alla strada principale mi fa allungare il percorso di 15 km ma mozzafiato, la natura impèra in Slovenia ed in Croazia, e ciò è un bene per il mio giro.
Arrivo in Croazia e mi fermo a fare sosta pranzo presso Lipa, con le mie Kune nuove fiammanti cambiate alla frontiera. A Lì infatti ho abbandonato la statale che porta a Rijeka e farebbe la costiera, perché voglio attraversare l'interno della Croazia.
I croati sono persone dall'aspetto duro, ma piuttosto gentili; sono molto simili a noi friulani, quindi mi ci trovo bene. La cameriera, piuttosto inespressiva all'inizio, mi sfoggia uno splendido sorriso quando le porto dentro il mio vuoto di Karlovacko Pivo ed il piatto del panino. E' molto carina, come la maggior parte delle croate.
Dopo questa sosta parto per l'interno. Faccio strade che sono tutta una curva! Mi perdo alcune volte, e comincio a rendermi conto che la mia mappa è insufficiente per ciò che voglio fare. Comprende Slovenia e Croazia e, poiché la Slovenia è bassa e larga, mentre la Croazia è al contrario, la risoluzione è ridicola!
Sopra Rijeka non trovo un crocicchio segnatomi da Google Maps, imbocco la strada giusta però poco dopo, che prosegue verso il motodromo. Per strada vedo un sacco di auto con carrelli e bolidi da pista. Ma più che altro, alla mia destra vedo un enorme sterratone che sparisce dopo alcuni km in mezzo a monti che non mi pare siano serviti da strade asfaltate. Dove porterà? Sono tardi, e raggiungerlo sarebbe complesso perché in mezzo a noi due c'è l'autostrada, per cui resterò senza risposte e con l'acquolina in bocca.
Mi fermo a bordo strada per ammirare il Lokvarsko Jezero e fumare una sigaretta. L'inizio del mio viaggio mi piace, mi gasano le strade e la solitudine della guida in moto. Nomi di paesi esotici ti fanno sembrare di essere in Russia: Jelenie, Sunger, Mrkopalj.
Proseguo per strade montane dall'asfalto rovinato e quindi divertentissimo fino ad un paese dal nome che è tutto un programma: Tuk!
Abbandonato tra i boschi, non penso vedano spesso motociclisti, perché mi guardano come si fissa un pazzo che compie gesti insensati.
Dovrebbe esserci oltre Tuk una stradina perduta: la mappa è molto grande e non penso sia uno sterrato, ma la linea è bianca. E' proprio uno sterratone invece, bellissimo e semplice!
Correndo allegro in mezzo alla natura incontaminata saluto alcuni croati che fanno pic-nic tra i boschi, e i quali mi ricambiano sorridendo. A bordo strada noto una fila di pile di rocce che sembrano una costruzione di antichi druidi. Opera di turisti, della natura, o di popolazioni ormai morte e sepolte da secoli?
E' inutile negarlo: la vista di una moto solitaria in mezzo ai boschi, con un po' di bagaglio dietro, che non sai da dove viene, nè dove va, attrae. La libertà è palpabile in questo caso come la polvere che la gomma lascia dietro di sè. Chi incrocio accenna un sorriso ed alza il braccio, per nulla infastidito dal rombo del motore nel silenzio.
A tratti ci sono un po' di pietre, ma mi arrischio e proseguo. Una sgommata qui, un'altra là, la moto frulla bene ed i bagagli non pesano.
La vallata aperta lascia spazio al bosco atro in cui le ombre sono lunghe anche ad ora di pranzo e la temperatura più frizzante mi becca sulla pelle del casco aperto.
Poi arriva lei: la neve! Brevi lembi che coprono la strada...
Passo il primo allegro, poi un secondo timoroso, poi un terzo già più preoccupato; la neve è sempre più alta e c'è sempre più fango viscido sul fondo! Piedi bene aperti, passo anche qui. Ma dopo la neve non è più poca: prosegue oltre una curva, ed è ben alta. Ci sono tracce di 4x4, ma dei croati (un vecchietto ed una ragazzina carina che parla italiano) sbucano da una radura con le loro mountain-bike e mi dicono che oltre c'è una discesa e molta neve.
Il vecchio mi fa vedere la mappa, sono ad un'altitudine di 1.000 metri e dopo arriva a 1.200! Mi dicono "Avrai un po' di fatica"... Alla faccia della fatica, avrò più che altro un po' di pericoli!
Da solo non mi fido. Senza una spalla per fare inversione sarebbe un casino... Torno indietro demoralizzato. Sono deluso, e leggo delusione anche negli occhi dei croati, che comunque mi salutano nuovamente. Ad alcuni faccio un gesto che indica che non si passa, e loro ridono e mi salutano allegri. Penso che se mi fossi fermato mi avrebbero anche dato da mangiare!
Da Tuk una strada sale, la mia mappa la dà come "Gialla" e dovrebbe dunque essere asfaltata e fare lo stesso percorso dello sterrato appena abbandonato, portandomi comunque più vicino ai laghi. Nel frattempo mi accorgo che d amolto non trovo distributori e con la benza sono messo un po' male.
Seguo quella traccia ma mi ritrovo in uno sterrato molto più serio! Ma... che carta di merda!
Torno indietro, non posso più perdere tempo ed ho bisogno di benzina.
Un'altra strada della mappa è completamente inesistente.
Non so dove andare: verso sud c'è solitudine e nessun paese nè ovviamente distributori per chilometri, l'ho notato prima, e decido di proseguire verso nord. Dopo alcuni km definitivamente capisco che la mia mappa è un taccone! Ci sono paesi inesistenti, altri non sono segnati, strade che non esistono e sono sbagliate...
A questo punto comincia la tragedia: accendo il Tom Tom! Mai decisione fu più insensata!
Mi fa fare un giro assurdo, facendomi perdere tantissimi km e facendomi persino (lo scoprirò dopo) tornare indietro! Di continuo mi segnala incroci che non ci sono! La traccia a tratti scompare, ricalcola la direzione continuamente, non ci capisco un cazzo!
Dopo una trentina di km la benza comincia a diventare un problema serio, e l'unico distributore che trovo - indicatomi da una simpatica e graziosa ragazza - è chiuso!
Nelle mie peregrinazioni su una statale vengo fermato da dei pulotti per un controllo: all'inizio un po' duri, si rilassano quando comincio a chiedergli dove cazzo sono! Mi dicono che il distributore più vicino è a Ogulin, circa 25 km sempre dritto. Mi ridanno i documenti con pacche sulle spalle e risate, - "Itallia!", "Noi polliziotti!" - "Mottocicclo!" - e riparto, sempre dritto, ma dopo pochi km a un semaforo un cartello dice "Ogulin" a sinistra, mentre loro al semaforo dicevano di andare dritti. Una deviazione potrebbe fottermi, sono allo stremo, quasi in riserva!
Il Tom Tom getta la spugna con la scusante che non ha segnale GPS! Vigliacco!
Seguo il cartello, fidandomi per una volta della disastrosa segnaletica croata, e dopo 15 km di asfalto devastato in un bosco atroce ed oscuro sbuco ad Ogulin!
Mi fermo in un bar, con veramente delle brutte facce all'esterno. Non capisco come, ma riesco sempre a trovarli io!
I Croati, checché se ne dica (c'è sempre del buonismo nei report dei viaggiatori), non vedono di buon'occhio gli italiani. Ma un motociclista è diverso: i motociclisti non solo semplicemente italiani. Ho notato anche in slovenia questa cosa.
Insomma, entro nel bar ed ordino una birra. Mi accendo una cicca al bancone, cosa particolarmente piacevole fumare all'interno! Gomito sul bancone, sguardo assorto, birra deglutita a sorsate micidiali! Eric Clapton alla radio, foto di musicisti rock e jazz alle pareti, una Gibson Diavoletto in radica ed un basso Fender alle pareti: questo posto è un gioiello!
Entra un manzo tatuato che avevo intravisto all'esterno fissarmi truce, parla in croato col barista e mi indica. Faccio un cenno a questi, tipo "Eh?", e mi dice che non si beve birra quando si guida, in croazia! In effetti loro hanno limite 0,00%!
La mia risposta è lapidaria: "La sete è sete"! Sorrido, ed anche loro sorridono, e il ghiaccio è spezzato!
Il manzo parla inglese... Alla fine diventiamo amici, mi fa anche arrivare un'altra birra offerta da lui! Mi rassicura che oggi i "cops" sono calmi (peccato che pochi km prima ero stato fermato!), ma penso "Se ho il coraggio di spaccarmi una gamba da solo in uno sterrato, posso anche fottermene della loro legge"!
Alla fine ci salutiamo, il manzo mi dice che se torno ad Ogulin la sera lo trovo in quel bar!
Che figata, un altro amico alcolista!
Faccio benza e riparto a tuono, perché sono tardi ed i laghi distano ancora un 120 km in una direzione a me sconosciuta! Mi oriento col sole!!!
Strade incredibili, non vedo un rettilineo per 100 km circa! Saborsko, Sertic, un'altro incrocio che in realtà parte per uno sterrato, ma alla fine arrivo ad Otocac.
Pochi km dopo finalmente il cartello mi dà il benvenuto: "Nacionalni Park Plitvicka Jezera"! Ed il panorama diventa uno spettacolo!
Ragazzi, è meraviglioso: se potete andateci!
Vallate immacolate e doline carsiche! Un continuo susseguirsi di curve e dossi, non è più guidare in moto, è simbioso tra il pilota, il mezzo, la strada, il paesaggio. Quasi non sento più suoni, sono il vento. Guido in piedi.
Vedo un campeggio, a Korenica, il Camp Borje, che mi ero segnato, - perché quello di Korana che avevo prescelto teoricamente apre a Maggio. Però prima voglio vedere se è vero, perché Korana è più vicina ai laghi.
E mentre corro verso Korana intravedo i laghi alla mia sinistra in mezzo agli alberi. L'acqua brilla e scossa da alcune cascatelle crea un piccolo arcobaleno, mollo la moto sulla strada ed entro nel boschetto fino ad una staccionata, dove immortalo il mio splendido faccione con sullo sfondo le cascate di Plitvice.
Una cicca di fronte a questo spettacolo, sospeso nel vuoto a qualche centinaia di metri su uno strapiombo di roccia, è d'obbligo!
Arrivo a Korana, un giretto per il paese, qualche altra cascatella, chiedo informazioni sul campeggio ad una signora e lo raggiungo, trovandolo aperto.
Entro, una bellissima ragazza croata alla reception mi rivolge un sorriso che mi travolge. Cerco una piazzola, ma è semivuoto, ho solo l'imabrazzo della scelta.
Tra i molti camper c'è un motociclista solitario in tenda, che mi saluta. Vado da lui, e scopro che è un tedesco che ha a sua volta sfruttato qualche giorno di ferie per andare a Mostar!!! Ora sta tornando indietro.
Pianto la tenda, ricreando ciò che chiamo l'Antro del Bostro.
Vado al bar a comprare un po' di Karlovacko Pivo, l'ottima birra croata, e con Andreas (il crucco) faccio un brindisi. Il contakm segna la bellezza di 492 km!
Andreas cena a scatolette, io non posso evitare la gola della cucina croata e vado al ristorante lì vicino: Cevapcici con Aivar, birra Karlovacko, Palacinka, Pelinkovack. Che bontà sublime la cucina croata a base di carne!
Torno al campeggio, e dopo qualche birra con Andreas guardando mappe e scambiandoci informazioni di viaggio (lui in un ottimo inglese, io in inglese maccheronico) andiamo a dormire.
La notte piove, e mentre le gocce rumoreggiano lievi sul telo della tenda, nel mio buco accogliente spero che il giorno dopo ci sia bel tempo. Verrò risparmiato dagli dei della pioggia, fortunatamente!
Ci svegliamo quasi assieme, io ed Andreas, riprepariamo i bagagli, ed approfitto per fare un autoscatto con questo bravo personaggio. I crucchi viaggiano parecchio, in qualsiasi posto andiate li troverete!
Andiamo insieme a fare la visita dei laghi: il biglietto d'ingresso è 110 kune, può sembrare un po' tanto (1 € = 7,3 Kune) ma comprende anche i traghetti interni ed il trenino. Sì, perché la zona dei laghi è immensa, e per tornare indietro il trenino è utilissimo
Ed oltre ad essere immensa, è talmente bella da lasciare senza fiato.
Quando la natura crea qualcosa, non lesina in bellezza e maestosità!
I Plitvicka Jezera sono una serie di laghi a piani diversi che formano centinaia e centinaia di cascate, una diversa dall'altra!
Andreas mi racconta che durante la guerra i serbi volevano farle scoppiare con la dinamite: hanno trovato molta dinamite, infatti. Probabilmente per un gesto di spregio, ed anche per sommergere in paesi esistenti nella vallata. Fortuna che non l'hanno fatto, e non solo per i morti evitati.
Dopo alcune ore torniamo alle moto, è tardi e bisogna ripartire. Lui vuole andare in slovenia e fare là l'ultima tappa, facendo strade interne alla Croazia, io invece farò la costiera.
Odio gli addii, quindi tento sempre di sbrigarli il più in fretta possibile, a costo di sembrare un po' stronzo. E' che mi fanno veramente tristezza, ed ancora di più gli addii in moto: li fai, e poi riparti assieme, e di colpo ad un incrocio un colpo di clacson e le strade si dividono all'improvviso. Sono terribili!
Sfrutto l'occasione: mentre lui parla con altri tedeschi appena arrivati (ma quanto girano i tedeschi?!?) lo saluto, ci facciamo gli auguri e promesse di sentirci via email, e parto. Esco dal parcheggio, vado a destra, e mi ritrovo dopo pochi km al Camping! Nella fretta di scappare e tornare solo ho sbagliato strada!!!
Trono indietro, e riparto attraverso il parco, godendomi questi panorami mozzafiato. Mi metto però la felpa, perché la pioggia che pare dover venire a momenti ha raffreddato l'aria!
Tra i monti qualche goccia effettivamente scende, ma la mia speranza non è vana, e non verrà mai vera pioggia!
Otocac mi permette di fare ancora una volta benza, ma nessun bar è aperto e io non ho ancora mangiato niente. Sgranocchio un po' di patate che avevo comprato al bar del campeggio in uno sterrato, facendo una pausa di riposo. La camminata tra i laghi è stata bella lunga, non ho dormito bene, e tanti km di ieri mi hanno sicuramente stancato.
Riparto, e dopo alcuni km finalmente il mare, e la baia di Senij di fronte è uno spettacolo che merita una sosta-cicca!
QUalche altra patata, e riparto, direzione Rijeka: al confine non cambio le Kune restanti, con la speranza di tornare presto in Croazia, magari a Rovigno a fare una enorme mangiata di pesce!
In Slovenia finalmente mi fermo ad un bar a mangiare un panino e bere un'ottima Union Pivo, la birra slovena, per inciso in Slovenia molto più buona della Union che si compra in Italia. Osservo la mia moto parcheggiata poco oltre e provo intensa attrazione sessuale nei suoi confronti! Mi ha portato dappertutto, e continua a farlo, su qualunque tipo di strada, senza mai lamentarsi, e sono sicuro che se ha un'anima anche lei è contenta.
QUindi rientro in Italia, tristemente. SOno già depresso.
I molti km, le curve, i paesi isolati, le famiglie lungo lo sterrato, la ragazzina col vecchio, i poliziotti, l'amico alcolista ad Ogulin, Andreas, i Plitvicka Jezera, il cameriere del ristorante. In meno di due giorni mi sembra di essere stato via un mese e paradossalmente mi sembra già tutto lontano un anno.
Un'ultima tappa per fare i bisogni in un campo, e mi faccio un autoscatto in posa da iper-fico per riviste alla iper-moda!
E poco dopo sono di nuovo a casa, 850 km in due giorni e tanta corroborante solitudine con solo il rumore del vento nel casco!

Il Bostro-X, lì 11/04/2009




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