Caprizi di Socchieve

Dopo tanto mi concedo finalmente un giro in moto, corto perché ho solo il pomeriggio, corto perché voglio fare tappa a mangiare la Pitina, corto perché voglio fermarmi a Caprizi per risalire a piedi il Tagliamento da un lato per ammirarlo dall'altro per provare a pescare, corto perché il meteo è impietoso e mette pioggia.
CATEGORIA GALLERIA: TAGLIAMENTO
Dopo tanto mi concedo finalmente un giro in moto, corto perché ho solo il pomeriggio, corto perché voglio fare tappa a mangiare la Pitina, corto perché voglio fermarmi a Caprizi per risalire a piedi il Tagliamento da un lato per ammirarlo dall'altro per provare a pescare, corto perché il meteo è impietoso e mette pioggia.
Partiamo io e mio fratello dopo lavoro, tappa immediata la mitica honduregna che gestisca la baracca a Tramonti dopo il lago di Redona. Si mangia bene, il vino è buono, la sua grappa con radici dell'Honduras è una manna dal cielo, è un posto che per un biker andrebbe considerato come tappa obbligata.
Ripartiamo col cielo plumbeo verso il passo di Rest: il passo è per me quasi simbolico, ha un potere quasi totemico. Magnifico come sempre.
Mentre scendiamo vedo il Tagliamento è nonostante il tempo questa volta sono deciso, voglio parcheggiare la moto e risalirlo a piedi. In dieci anni e forse più lì non ho mai visto nessuno: bene, c'era un sagra!!! Dioboe. 
Scendiamo a valle dalla parte opposta del ponte e qui ci separiamo perché io comunque voglio provare. 
Parcheggio, mi vesto da pescatore ovvero indosso il mio cappello di paglia, e comincio a risalire.
Il Tagliamento è bellissimo, mi allontano dalla zona dove c'è la musica e girato uno sperone di roccia il paesaggio cala nel silenzio assoluto.
Ci sono solo uccelli che cantano, l'acqua che sussurra, e il vento che stride sollevando mulinellli di sabbia in lontananza.
Risalgo guadando in alcuni punti, mi bagno i calzoni e le scarpe ma chi se ne frega, dopo giorni di calore insopportabile l'idea di salire in moto bagnato è un toccasana. Provo qualche lancio in qualche buca ma senza successo. Segno a caso nella licenza perché da un lato del Tagliamento è collegio Socchieve, e dall'altro è Ampezzo, quindi non so cosa segnare e allora segno a caso uno dei due. Troppe regole...
Arrivo in un punto dove ci sono molti scavi fatti da ruspe, parcheggiate attorno, risalgo un corso d'acqua e trovo la famosa cascata di Caprizi, gioiello circondato da scavi strade e immondizia. Faccio qualche lancio senza successo, poi di colpo da non so dove spunta un tizio, penso a fare il bagno quindi me ne vado.
Risalgo ancora, il Tagliamento è come mi stesse ipnotizzando, seguo questo divino serpente snodarsi fra monti terribili animato da mulinelli di sabbia che sono sempre lontani e non riesci mai a raggiungerli. Vago come spaesato, mi guardo attorno come fossi in un pianeta lontano e stessi cercando tracce di vita aliena.
Vedo una buca lontana, la raggiungo stando nascosto, l'acqua da cristalli diventa blu e la corrente lì è pure calma placata da un'ansa di sassi e vegetazione, quale posto migliore per una trota? Bastano tre o quattro lanci per beccarla.
Ero arrivato qui per questo, ma non proprio: secondo i dettami dell'ETPI qui al massimo avrei dovuto beccare una marmorata, e ciò che cercavo io era proprio una enorme marmorata, e invece cosa ti prendo? Una Fario. Selvatica, indubbiamente. I colori sono magnifici, il corpo richiama il cristallino dell'acqua del Tagliamento, i pallini neri ben delineati mentre quelli rossi accesi ma più piccoli, pieno adattamento all'ambiente. 
Le faccio un video per poi estrapolarne a casa lo screenshot ma scoprirò solo a fine giornata che, al solito, non ho invertito l'obiettivo e così non ho ripreso un cazzo. Quando la rilascio bastano 20cm di nuotata perché il suo mimetismo la nasconda per sempre allo sguardo.
Avanzo ancora verso una buca che trovo oltre, e mentre sono dietro un cespuglio sotto un albero a fare qualche lancio sento BUUUUUUM. Il tuono. Merda. Guardo oltre ed enormi vortici di sabbia si alzano verso il cielo. Il vento è forte. Esco dal mio nascondiglio e mi tolgo gli occhiali da sole giusto in tempo per vedere il cielo attraversato da un'enorme saetta. Dio santo è meglio che torno indietro, ma ho perso il senso del tempo e della distanza e come mi giro mi rendo conto che ho fatto veramente tanta, ma tanta strada. Non vedo più nessun punto di riferimento, e il cielo è nero e continua a tuonare.
Chiudo tutto e come un pazzo comincio a scendere a valle, mi ci vuole mezz'ora buona per arrivare alla moto e scopro che quasi tutti sono già andati via, gli ultimi lo stanno per fare, metto tutto nel bauletto e parto a razzo, guido come un ossesso perché, come al solito, non sono preparato alla pioggia. Non ho tuta da pioggia, non ho neanche un giubbetto serio visto che sono col traforato estivo. E' sempre stato così, la tuta da pioggia per me è sempre stato un optional. Arrivo a Priuso e un muro d'acqua mi si abbatte contro, e mi accompagnerà per molto tempo.
Un diluvio assurdo come non ne prendevo da anni. Non riesco neanche a vedere l'uscita per Cavazzo tanta acqua sta venendo giù e probabilmente, se l'avessi beccata, mi sarei salvato perché giù non pioveva invece continuo per Villa Santina e arrivo a casa alle 19:10 lavato come da tanti anni a questa parte non mi capitava ma che soddisfazione!

Il Bostro-X, lì 06/07/2019




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