Sanchez Marocchino agosto 2015

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Doveva essere un viaggio tranquillo, movimentato solo dall'estivo sole africano, e invece... guadi, fango, tempeste, e freddo! Insomma, la solita avventura Sanchez!
Sanchez Marocchino agosto 2015

Da tanto volevo scrivere il report di questo viaggio, per me una specie di canto del cigno, invece non ne ho mai fatto nulla.

Perché? Per il tempo, ovviamente, che manca di continuo, e perché in questo viaggio, privo di preparazione e introduzioni, e finito ancora più in fretta, i ricordi non si sono fissati bene e difficilmente riuscivo a raccapezzarmi e ordinare le scene che ho impresse nella memoria.
E' stato un viaggio duro: non tanto per le condizioni meteo, comunque. Siamo andati in Marocco in Agosto con l'idea di fare un viaggio tra piscine e montagne brulle e secche, e ci siamo trovati ad attraversare un paese devastato da inondazioni, ci siamo persi, abbiamo rischiato di essere travolti da un torrente in piena, abbiamo preso tanto di quel freddo e di quella pioggia che da quel viaggio non la voglio proprio più neanche incrociare nella mia strada di motociclista, abbiamo visto paesi ricoperti di fango e crollati e siamo passati per posti dove poco dopo la gente moriva annegata. Non avevo un bel sentimento dentro di me, in realtà, mi sentivo proprio un intruso fuoriluogo.
E' stato per me un viaggio duro, ancora di più, perché mi sono reso conto che questi viaggi non posso più farli; le "responsabilità" ormai li vietano categoricamente. Abbiamo più e più volte rischiato grosso: io anche una piccola frattura o malessero però non posso più permettermeli. Devo essere al lavoro perennemente, di continuo, in salute e in malattia come un matrimonio eccessivamente fedele.
Ricordavo ogni giorno che ero là quando, nel 2011 dopo il dramma del malleolo, dovevo correre su e giù per il capannone della mia azienda con il gesso e la gamba fratturata che infatti, poi, rimarrà piuttosto mal messa, e soprattutto quanto ne patii sul lavoro, inefficiente e poco disponibile. Ogni volta che in Marocco rischiavamo qualcosa tornavo col pensiero al lavoro, e non ho niente da vergognarmi a dire che più volte fui una pigna in culo per gli altri miei compagni di viaggio che però, comunque fosse andata, avrebbero potuto giocare la carta "malattia" con lo stipendio assicurato, mentre io lavoratore indipendente nella magnifica Italia non posso richiedere nulla di tutto ciò, ma solo patire e pagare le tasse che ormai si prendono buona parte dei guadagni...
Questo mi rovinò gran parte del viaggio, questa angoscia mi salì alla coscienza il secondo giorno di viaggio e mi accompagnò perennemente, sempre più pesante e pressante fino a farmi desiderare sempre più che il viaggio finisse.
Il seguente brano lo scrissi su Facebook qualche giorno dopo il ritorno, si riferisce alle foto col vecchio del villaggio che trovate più sotto.
Restiamo bloccati un pomeriggio di fronte a un fiume che ha invaso la strada. Questa alluvione comincia a diventare non solo una rottura di coglioni, ma un problema, un pericoloso problema. Siamo bloccati, tornare indietro è un azzardo perché forse le strade non sono più percorribili, e andare avanti non si può. Ed è qui che Snoop Doggy Dog interviene, compare dal nulla e ci scrocca un passaggio in moto che ci ripagherà mostrandoci una "pista" che ci permetterà di passare il fiume guadandolo in un punto più facile. La pista in realtà non esiste e ci troviamo a passare per melme fangose tra i monti fino a un guado fangoso che dopo un po' si abbassa e riusciamo a passare, finendo in un villaggio berbero disperso tra i monti. Siamo completamente fuori strada, e fuori dalle strade più battute. Passati, Snoop ci dice che per ringraziarci l'anziano del villaggio vuole offrirci il tè. Tolte le calzature, entriamo in questa stanza lercia e zeppa di mosche dove veniamo accolti dal cieco e vecchissimo anziano del villaggio (102 anni) che mi bacia la mano e cui io faccio dunque altrettanto. Ci sediamo mentre una ragazza molto bella dai tratti asiatici, tibetani o mongoli, ci offre té, pane, olio, marmellata. Azzarda anche dei bicchieri d'acqua stagnante attinta da un secchio in plastica, che però noi lasciamo in parte, mentre ci abbuffiamo di pane olio e marmellata, come usano fare loro, perché è tutto buonissimo. Non parliamo di molte cose, in francese italiano inglese e berbero, ridiamo e ridiamo mentre il vecchio non capisce una tega e muove uno spolverino per dar fastidio alle centinaia di mosche che ci volano attorno. Alla fine facciamo un'offerta di 50 dirham (5 euro) e ripartiamo da questo villaggio felice abbarbicato sull'Atlante, salutati da tutti gli abitanti che sono solo qualche decina, e con Snoop Doggy Dog seduto dietro Fiky percorriamo i circa 40 km fino al suo villaggio a circa 2.000 mslm sotto una pioggia torrenziale e gelida che chissà perché lui, in caftano velo e sandali, gestisce meglio di noi vestiti come dei cavalieri sfigati. Dopo altri 40 km di patimenti arriviamo, al tramonto, a Imilchil. Una di quelle giornate piene di tensione e rabbia e sfiga che, una volta che si sono concluse senza incidenti, restano nella memoria.


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Presentazione by Mighe 17-05-2015.mp4
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