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Terre Toscane 2008

Terre Toscane 2008: Arezzo
PROLOGO:
E' difficile immaginare, se non la vivi, cos'è la LissTA. Quando mi sono iscritto due anni fa ho creato un casino: litigi, attriti, parole pesanti che volavano come piume! Mi ci ero iscritto solo per avere informazioni sulla moto, poi tutti scrivevano cazzate e l'ho fatto anch'io, senza dare ancora tempo agli altri di capire chi ero. Alla fine mi son detto "Ma fanculo a tutto".
Poi un giorno, via Messenger, mi contatta Angelo il Barbone di Rimini, spara due cazzate, un video di una gnocca, e infine parlottiamo della LissTA e mi spiega cos'è: un semplice gruppo di amici, nel tempo cresciuto, cui si sono aggiunti altri amici; con incontri, sottoliste regionali, ma un gruppo che non ha mai perso la sua identità originario non di motoclub, ma di amici che, lontani, si tengono in contatto l'un l'altro con la Mailing List. Per questo non ha mai voluto trasformarsi in un forum, non è la stessa cosa.
Allora ho iniziato a piegarmi pian piano, finché l'anno scorso, uscendo da un pessimo periodo, ho deciso di farmi due giorni per il Bel Paese da solo in moto; il giorno prima però ho pensato: "Perché non andare a conoscere qualcuno di loro?" - E così mi sono presentato al RinasciTA. Il report nel mio sito spiega le mie sensazione e paure di quel giorno, ma anche il gran calore che ne ho riportato a casa, e che mi ha fatto capire molte cose. Soprattutto, mi ha fatto capire che molti di loro stanno bene assieme e fanno quello che fanno perché, per una specie di selezione naturale, diventano amici proprio perché sono simili riguardo la passione per la moto; ed ho anche scoperto che anch'io avevo la stessa concezione di motociclismo. La Transalp è quasi, paradossalmente, secondaria; o meglio, da una certa concezione di utilizzare la moto, si ha la Transalp proprio perché è la moto adatta per questo tipo di concezione. Parallelamente, gli incontri LissTA riescono a far convivere il sapore del ritrovo tra amici di vecchia data, con l'organizzazione ferrea di un gran motoraduno; e tutto senza alcuna organizzazione ufficiale alle spalle, solo il faticoso lavoro di un gruppo di amici che decide di smadonnarsi per qualche mese solo per far contenti altri amici. E ci riescono pure molto bene!
Da quel giorno (grazie Barbone!) alcuni di loro li ho frequentati altre volte, e mi ci sono sempre trovato molto bene. Quest'anno ho finalmente trovato il tempo per partecipare ad un loro incontro (non confondetelo con "raduno") intero.
LA PARTENZA
Cultore delle traversate solitarie, perlopiù in autostrada causa mancanza di tempo, e dei pernottamenti in tenda o combinati all'ultimo momento, questa volta ho deciso di fare le cose in altra maniera: quindi compagnia, e niente autostrada. Alle 8:30 mi trovavo perciò a Portogruaro ed incontravo Franco, il triestìn con cui tempo fa sono stato iniziato alla terra slovena! Nel mio panico di essere tardi, come sono sempre, sono arrivato all'appuntamento 40 minuti prima! Fortuna che lui era un quarto d'ora in anticipo!!!
Siamo partiti verso Mestre, evitando l'autostrada, la Tangenziale il 1° maggio è sempre un Inferno sulla terra! Quindi abbiamo proseguito fino a Cavarzere, dove siamo arrivato ben un'ora in anticipo rispetto all'appuntamento col resto del gruppetto triveneto!
Quando ci siamo incontrati con gli altri, sono finalmente riuscito a rivedere il buon Bepi, ed a conoscere Matteo e Cristina, due veneti che ancora non avevo mai visto! Ho anche sotterrato definitivamente l'ascia di guerra con Cri - o meglio, l'ha sotterrata lei, io subivo e basta! Con loro c'è qualche altro loro amico, nel complesso una bella banda! Si parte, e cominciamo l'attraversamento delle splendide e solitarie valli di Comacchio, la più bella e grande pozzanghera italiana! Ogni volta che viaggio per l'Italia, in autostrada o no, rimango sempre più estasiato da questo paese: ogni angolo è da ammirare, se sei tra i monti sono bellissimi, le sue pianure sono bellissime, il suo mare è bellissimo, i suoi laghi, i suoi fiumi, le sue pianure ed i suoi campi; e i paesi, le città, i castelli, le chiese, i borghi, eremi, conventi, palazzi, rovine, qualsiasi strada in Italia attraversa un panorama che vorresti fotografare. E in ogni angolo c'è un cartello che indica la direzione per raggiungere una di queste cose.
La nostra prossima meta è Forlì, dove passeremo a salutare Paolo Fo, che io ho conosciuto al 7 Guadi ma che confondo con un altro, Ricciolo. Perché? I miei compari parlavano di questo "Ricciolo" che dovevamo incontrare a Forlì... Poi invece a Forlì siamo andati da Paolo, che è riccio veramente, e quando l'ho visto ho pensato "Eppure mi sembra Paolo del 7 Guadi", ma questo soprannome lo imputavo ad altra persona, così nel mio rincoglionimento genetico sono andato da Paolo e gli dico "Piacere, Bostro!" - E lui mi manda giustamente a cagare!!! :-)
Paolo è un grande: ci fa accomodare all'aperto, scopro che si erano tutti messi d'accordo per mangiare lì da lui, ma siamo in tanti e facciamo colletta per dividere le spese. Spesa irrisoria in confronto a quello che abbiamo mangiato! Piadina, piadina fritta, squacquerone (o come cazzo si scrive, comunque ottimo!), piadine imbottite di cose sempre nuove, uova col tuorlo impastato (ottime!), salame, prosciutto, formaggio, porchetta, crescione, e poi vino, birra, acqua, grappa, caffé, nocino, gelato! Mio dio, restiamo in quel paradiso protetti dalle fronde di un'enorme Magnolia, coccolati da una leggera brezza primaverile in una giornata di sole per niente afoso, cullati dal canto di uccelli lontani, mangiando bevendo chiaccherando ridendo...
Oh, avrei continuato così per ore! Ma non si può, Paolo si veste, e ruttando dentro al casco si parte. Paolo vuole farci fare un bel passo di montagna, per imboccarlo passiamo davanti a Premilcuore, e mi tornano in mente i giorni di settembre di due anni prima quando intrapresi il primo viaggetto in moto, in giro per l'Italia, e dormii in un agriturismo proprio oltre il ponte che invece noi evitiamo, gettandoci tra tornanti splendidi!
Ogni tanto qualcuno più lento si fa attendere, e ringrazio dio di questo perché così posso fumarmi una ottima sigaretta ed ammirare il panorama così diverso dal mio Friuli! Finalmente di nuovo lontano, di nuovo in sella senza l'ansia di tornare a casa la sera e preparsi al lavoro del giorno dopo!
Si riparte, Paolo è velocissimo, incredibile vedere come guida una Transalp, si fa fatica a stargli dietro! L'asfalto scorre sotto le nostre ruote, superiamo il cartello che ci segnala l'ingresso in terra toscana, verso il tardo pomeriggio raggiungiamo i dintorni di Arezzo, quindi il paesetto di Laterina, infine entriamo nell'Agriturismo che ci ospiterà per i prossimi 2 giorni. Si parcheggia, e rivedo qualche volto conosciuto, ma sorpattutto tanti sconosciuti che ho visto solo in foto, ed i primi che conosco sono il pazzo Rugge e il "fuggevole" Remo K Williams!
Saluti, baci, abbracci, sorrisi, battute, e siamo ormai in ballo! Vado da Geronimo per saldare il mio debito: si paga tutto all'inizio, albergo, cene, pranzi, in modo da non pensarci più sopra. Una grande idea, secondo me, che evita il problema delle code, della mancanza del resto, dei furbi, e facilità lo svolgimento dell'incontro. Se ora penso a ciò che ho pagato e ciò che ho mangiato i conti ancora non mi tornano, con quei soldi qui avrei fatto si e no due soli pasti; là ne ho fatti 5! Mi danno gli adesivi della LissTA Toscana ed un bandana a sua volta marchiato! Nonché un cartellino col mio nome ed il mio nick, così ci si riconosce l'un l'altro quando ancora non ci si è conosciuti se non via mailing list. Non ho però il contante, le chiavi della moto sono di sopra; Rugge mi invita ad andare con lui, mi metto il casco e salgo al posto del passeggero, dove a malapena riesco a sistemare il mio sederone! Be, posso dire che 10 minuti come quelli non voglio ripeterli mai più! Torno da Geronimo e saldo, e mentre torno alla moto vedo Paolo che già in moto se ne sta andando, ma fortunatamente riesco a salutarlo con un cenno di mano: il lavoro non lo lascia libero venerdì e sabato, e non parteciperà a questo incontro i cui percorsi off ha contribuito a tracciare. Mi dispiace non salutarlo a voce e ringraziarlo per il pranzo, ma la frenesia dell'arrivo e i saluti ci avevano separati. Lo faccio ora.
Vado in camera, conosco il mio compare, che è nuovo in assoluto della LissTA, e vado a fare una doccia; o perlomeno ci tento, l'acqua che scende dalla cornetta è ben poca, unica nota negativa dell'albergo, poiché nonostante le segnalazioni non la aggiusteranno. La camera invece è bella, il bagno grande, la stanza ampia, c'è un cucinino, abbiamo anche gli asciugamani! Mi rendo definitivamente conto che questo giro è stato organizzato al meglio; e già comincio a chiedermi come fanno a starci dentro coi soldi!
SI COMINCIA!
Insomma, ormai ci sono dentro appieno! Si va a cena e mi siedo al tavolo con Stiui e Ricciolo (quello vero, stavolta - che ha i capelli rasati!) e si comincia con la luculliana mangiata, e tra un bicchiere di vino e l'altro ovviamente il discorso passa dalla moto, ai motociclisti, alle motocicliste, alle moto, alle donne, alle donne nude... E si finisce ovviamente al discorso porno! E alla fine si conclude sullo squirting con tanto di simulazioni acustiche e manuali, fino a che la coppia nostra compagna di tavolo scappa inorridita!
Successivamente caffettino, grappina, quindi briefing, che con stupore scopro essere curatissimo! Geronimo è perfetto nell'organizzazione di questo incontro, mi pare di capire che perlopiù l'abbia strutturato lui, e si merita tutto il mio rispetto per il lavoro svolto. Mappa gigante e spiegazione dettagliata del giro, sia on sia off road; distribuzione di una piccola dispensa con le principali visite della giornata, cenni storici delle località, punti più interessanti da visitare. In omaggio un abbellimento per il cellulare, un ciondolo col tricolore e all'interno la sigla "TT 2008". Quindi la comunicazione che ci sono dei camel back e delle magliette in vendita, marchiati sempre LissTA Toscana, il cui ricavato andrà al piccolo Edoardo, un bambino molto malato. Sono stupefatto dalla serietà con cui è stato preparato il tutto... Ma la stanchezza si fa sentire, ancora una sigaretta con Rugge e il mitico Sottocoppa, e si va tutti a letto. Domani sarà una giornata impegnativa, soprattutto per noi Allegra Compagnia dell'Off Road: Ant#1 (la realizzazione del concetto di "gigante buono") con la sua Papera Tonante (KTM 950 SE) avrà sicuramente fatto dei tracciati impegnativi, ma l'emozione è tanta, ed una volta a letto mi addormenterò almeno un'ora dopo aver spento la luce.
La sveglia la mattina dopo suona presto, a malapena la sento. Scendo a fare colazioni completamente rincoglionito, una sigaretta, via in camera a vestirsi da off-road, e siamo già in marcia. Le 50 moto circa fanno il loro effetto: un lungo serpentone per le strade toscane che si e no hanno il rettilineo più lungo di 50 metri! La gente nei paesi si ferma ad ammirare la processione al 95% di Honda Transalp. Agli incroci le staffette, che indossima un giubottino arancione rifrangente (marchiata LissTA Toscana), si fermano a bloccare il traffico, in moto da non creare tappi a noi in fila - Incredibile, una organizzazione incredibile per un giro organizzato senza pretese economiche! Le staffette durante la strada vanno su e giù lungo la fila di moto per controllare che tutto sia ok e per bloccare il traffico agli incroci; la prima tappa la facciamo presso un ponte in pietra medioevale, famoso per effere quello alle spalle della Gioconda di Leonardo! Foto di rito, si riparte, un primo sterrato semplice, con fondo compatto e un leggero ghiaino, lo facciamo tutti quanti, ed è pensato molto bene, semplice per poter essere fatto anche dagli stradalisti, ma simpatico per poter fare qualche derapate e dare a tutti l'emozione della guida off-road. Ma poco dopo le strade di dividono, il gruppo On comincia il suo percorso, noi ci dividiamo e cominciamo a fare i primi sterrati, che subito si capisce essere impegnativi.
La polvere si alza e ci sporca subito, le prime curve necessitano di attenzione, siamo in quota ed a fianco c'è la scoscesa collina, allungo il piede ad ogni curva come ho imparate a fare gli ultimi tempi, e con un po' di gas controllo una piccola derapata che mi permette di stare sicuro. Stuart mi "riprende" consigliandomi di guidare in piedi anche in curve; ma la mia stazza sulla moto non lo consiglia molto, in piedi guido piegato in avanti e faccio fatica, molta fatica, inoltre il fisico è quello che è ed è meglio se risparmio le energie. Successivamente, in una strada in cima ad un colle, su una pozza abbiamo la prima caduta! Caduta che tra l'altro provoca un danno alla pompa della benzina, pompa della benzina aggiustata prontamente durante una "pausa forzata" che ora si capirà da cosa è forzata.
Emerge il nostro primo problema: la responsabilità. Piccola parentesi. Questi giri non sono introduttivi all'off-road, ci vuole già esperienza. Il ritmo è medio-alto, se vai piano rallenti tutto il gruppo. E tenendo conto che queste persone hanno passato gli ultimi mesi a scovare tracciati fattibili da tutti, e soprattutto che riescano a divertire tutti, ci vuole responsabilità nei confronti del gruppo - che vuole divertirsi - e nei confronti degli organizzatori - che vogliono far divertire. Se dunque vuoi partecipare ad un giro off-road devi innanzitutto conoscere già le tue capacità e capire se puoi partecipare; devi capire quando sei eccessivamente di intralcio, quando il tuo ritmo rallenta eccessivamente gli altri, al punto di rovinare le tabelle di marcia; devi capire che le protezioni servono non solo a proteggere te, ma ad evitare di farti male e quindi di costringere gli altri a soccorrerti, rovinando la giornata a tutti. Chiusa parentesi.
Il problema è appunto un ragazzo, Marcocb, che decide, senza protezioni ed esperienza, di partecipare al giro; i ritardi sono enormi, ogni mezz'ora o meno perdiamo dieci minuti ad aspettarlo, la "scopa" è costretta a viaggiare sola dietro di lui e ad andare piano. In tarda mattinata gli organizzatori decidono a malincuore di eliminare alcune parti del giro. Durante una discesa ripida e fangosa abbiamo le cadute che più mi danno da pensare, Remo e Rugge: si capisce che quella discesa non è solo fangosa, ma è molto fangosa! Ruota dietro pinzata e moto in folle, le gomme si riempiono così tanto di fango che diventano uguali a quelle di un motard; conscio delle lezioni già prese sul fango, dò ogni tanto qualche sgasata e la moto si assesta. Alla fine arrivo in fondo senza troppi problemi. Marco scende col povero Nesta appeso alla sua moto dietro per trattenerne la discesa!
Arriviamo al ristorante per il pranzo con un'ora e mezza di ritardo sul programma, ed un sacco di km di sterrato cancellati per mancanza di tempo! Il clima tra di noi diventa un po' tirato, gli altri ci chiedono come è andata e rispondiamo a monosillabi. Marco non accenna a dirci che proseguirà su asfalto, e mentre decidiamo il da farsi, anche per rispetto verso gli organizzatori (Antonio è particolarmente dispiaciuto di non averci fatto fare il resto del giro) e verso Nesta (che si è rovinato tutta la mattina andando a passo d'uomo) decidiamo di "bocciare" il povero Marco. Ma non ci viene dato il tempo di trovare le parole, che il grande "DiplomaziaSempre" interviene con un bel "Tu dopo non vieni. Punto"! Si scoppia a ridere tutti! Non c'era alternativa, però! La mangiata prosegue tra risate e mangiate, entrambe abbondanti: per poter ammirare meglio tutti insieme le bellezze offerte dalla procace cameriera mi sacrifico e mangio ben 3 porzioni di tagliatelle ai porcini; da sottolineare... che io non mangio funghi! Franco mi ringraziarò molto a lungo per questo sacrificio. Comunque le tagliatelle, sarà la stanchezza, il clima, o semplicemente la qualità del cibo, ma sono ottime! Il vin santo coi cantucci alla fine è la mazzata finale, ne mangerò una badilata con mezzo litro di vino; in seguito il peso della mia pancia si farà sentire nell'endurata!
Si riparte col gruppo On, ad un certo punto ci si ferma sull'asfalto tutti quanti: sulla destra in mezzo al bosco un sentiero di terra fangosa e ripido si perde nel buio dell'ombra di quei terribili e minacciosi alberi, che complicano la situazione con fogliame marcio e rami rotti in mezzo al nostro percorso! Cri mi si affianca e mi dice "Ma voi andate su di là?" - "Penso proprio di si" - "In bocca al lupo" - E penso che è meglio se questo lupo ha la bocca grande! La salita è fangosa ma abbastanza facile, il peggio viene dopo: cominciamo infatti a seguire a sentiero pieno di pozze con fango molle in cui sprofondi e che ti avvolge completamente la gomma, rendendola liscia. Una particolarmente è piuttosto grande, ed è in curva: non si chi, ma ha fatto una caduta proprio potente. Io riesco a passare senza problemi, mi complimento mentalmente con me stesso, tenendo conto che fino a un po' di tempo prima il solo pensiero del fango mi faceva cadere anche dalla sedia! Lo Sbirro fa un numero incredibile: come entra nella pozza gli muore la moto! Non sembrerà, ma nello sporco mondo dell'off-road è una cosa che fa ridere!!! Che giornata ragazzi!
Ci ricongiungiamo col gruppo On mezz'ora dopo circa, e ci vedono tornare tutti sporchi di fango dopo così poco tempo, ma non ci fermiamo, ripartiamo sempre dietro la Papera Tonante di Antonio, dobbiamo rifarci del mattino, del tempo e dello sterro perso! Nesta mi dice "Mi sento rinato", povero, ha passato una mattinata d'inferno, ed ora ha un sorriso che gli collega le due orecchie! La corsa tra i colli toscana è splendida, devo ammettere che Antonio ha creato un bellissimo percorso, a tratti tecnico, a tratti impegnativo, ma sempre vario, completo di panorami da mozzare il fiato. Arriviamo in cima ad un colle dove c'è una centrale eolica, qualche foto tra cui un bel panorama del gruppo off fatto dal sottoscritto, quindi Antonio ci dice che da lì comincia uno sterrato largo a facile, in gergo tecnico "Da quarta piena", e che possiamo andare tranquilli, ci rivedremo tutti al sottopassaggio. Il primo gruppo parte in bomba, io ritardo un attimo e per far andare via la polvere attendo che siano tutti lontani. Non ho infatti il casco da enduro, e le lenti a contatto sono state una pessima scelta; già avevo gli occhi rovinati da una congiuntivite, e la polvere senza gli occhialini da enduro durante la giornata ha peggiorato la situazione, ed ora quasi non ci vedo. Parto dunque ultimo, ma dopo pochi metri mi rendo conto di com'è la situazione e decido di tirare. Tira, tira, tira, e tira ancora, sorpasso Remo, Sbirro, Wainer, ed un altro, e mi ritrovo a 95 km/h a fare una curva in completa derapata, cosa mai fatta in tutta la mia vita. Ripenso all'Erzberg che quest'anno avrei voluto fare, da quello che mi hanno detto questa strada è simile, larga per un camion, a tratti in salita, a tratti in discesa, piena di curve... Ci ritroviamo tutti presso al sottopassaggio dove Antonio ci farà una splendida foto di gruppo che, ora che scrivo, è impostata come sfondo del mio Desktop e la riguardo con nostalgia.
Al ritorno in albergo saremo tutti stanchi morti, ma contenti come bambini ebeti, e io ringrazio copiosamente Antonio per la splendida giornata! Durante la cena ingoio tutto ciò che passa, con anche dei bis e dei tris! Durante il briefing a malapena riuscirò a tenere gli occhi aperti, compro un camelback per il giorno dopo e per lasciare qualcosa per il povero Edoardo, decido di prendere anche una maglietta in ricordo di questo splendido gruppo di amici. Il briefing di Antonio mi desta un po' quando dice "Oggi abbiamo scherzato, domani si fa sul serio: mulattiere a manetta!". Lo fa per spaventare quelli che lui sa già che non ce la faranno, ed a ragione. Vado a dormire felice.
LA MULATTIERA
La colazione è per me di nuovo abbondante, e parliamo della mulattiera annunciata la sera prima: ce la faremo? Durante la strada vedo una Transalp tassellata parcheggiata fuori da un edificio, e mi dico "L'ho già vista" - Ed infatti scopro successivamente che è quella di Paolo, che al lavoro ha anche sentito le nostre moto passare e gli ha pianto il cuore. Proseguiamo. Quando si parte facciamo un breve tratto off-road e di colpo ci troviamo di fronte ad un tappo. Dall'alto del colle arrivano rumori strani, urla, risate, sgasate, sicuramente qualcuno è caduto. QUindi si ricomincia ad avanzare, e ad un certo punto mi trovo di fronte ad una ripidissima salita rocciosa piena di gradoni, e già ho intuizione del mio destino. Ci spaventiamo, ma il mitico Gegé eroe dell'enduro ci rincuora dandoci qualche dritta; tuttavia quando lo vediamo portare su la moto di Rugge e fare a sua volta fatica, toccando anche il suolo coi piedi, capiamo che la cosa è dura: Stiui dice "Ora mi cago addosso anch'io!". Arriva il mio turno, ho appena visto Stiui salire con qualche problema, e tenendo conto che è un gran manico mi chiedo se ce la farò. Parto, in prima, in piedi, un filo di gas, la moto è indomabile ma riesco a fare un buon tratto quando ad un certo punto mi trovo di fronte ad un gradone, ho un'esitazione e questa mi fotte; prendo un masso, la moto si gira, casco sulla sella e dò una zampata per stare in piedi ma la moto si intraversa e punta verso l'altro lato della salita, e quando tento di rimetterla dritta non ce la faccio, tendo di dare gas per girarmi, ma ottengo un risultato ben diverso: la moto si impenna e sale sul bordo della strada fermandosi col paracoppa sopra un masso. Il motore si spegne. Ho in pratica appena fatto un parcheggio perfetto; peccato che non dovevo parcheggiare qui, ma molto più su! Bepi sta filmando il tutto e sbaccana; gli altri sbaccanano; io sbaccano; troppo divertente!!! A fatica tiriamo giù la mia moto, provo a ripartire ma non ho trazione, Gegè mi insegna due cose importanti: peso a monte, e guarda non dove metto la ruota, bensì dove io voglio andare. Guardare sempre 3 metri oltre, lo proverò dopo, è una dritta incredibile! Mi consigliano di tornare giù o di far portare la moto a Gegè, ma io ho la testa dura: "Neanche per idea, continuo!", e con un aiutino per ripartire ci riesco e continuo la salita. Il problema è che la vita da ufficio che conduco non è un buon allenamento, mi sono stancato molto , e quando qualche decina di metri dopo arrivo ad una curva sono ormai senza forze, la prendo male, mi pianto sul bordo della curva, tento di tenere la moto ma non ho né un buon appoggio né forze sufficiente, e mentre con l'ultimo alito rimastomi chiamo Stiui appoggio delicatamente la moto su un fianco. La ritiriamo su a fatica, riparto, arrivo in cima senza forze e senza fiato, il sudo mi gocciola giù dalla cinghia del casco, parcheggio la moto e mi tolgo il casco ed il giubbotto e tento di bere dal Camelback, ma questo ha il tubo ostruito da un gomito. Sto impazzendo, devo bere, apro il tappo e bevo direttamente dalla sacca mezzo litro d'acqua. Ce l'ho fatta, sono completamente distrutto ma sono riuscito a fare la mia prima mulattiera. Gegé porta su altre moto, e quando alla fine siamo tutti in cima il Bepi ci fa una bella foto ricordo! Abbiamo fatto un pezzo veramente difficile, e sono solo le 10:30 del mattino, ed io sono già finito!
Si riparte, una strada simile in discesa mi permette di mettere all'opera gli insegnamenti di Gegè e scopro che vanno veramente bene! Wainer è davanti a me e casca malamente, la strada è impegnativa e si necessita di esperienza, non vale più la regola del vai-piano-e-ce-la-fai! Fortunatamente non ci sono danni né alla moto né al pilota, e si riparte.
Arriviamo di fronte ad un'altra salita rocciosa, ma questa volta c'è un'alternativa più facile. Solo che io sono un testimone, e mi conosco: so che se non la faccio mi pento, e decido di farla; scelta saggia, visto che è molto più facile della precedente, seppure sempre impegnativa... Ripartiamo nel bosco e c'è fango dappertutto, io rischio una terza caduta in una enorme pozza di fango che faccio in piedi; più che una pozza, me ne accorgo a metà, è un guado, la moto sbanda, mi risiedo veloce e dò una pedata al suolo, un'altra, e resto in piedi; ma le pozze si susseguono. Nel mezzo della boscaglia ci troviamo infine di fronte alla Pozza Suprema, in pratica un mini lago di fango pieno di solchi di trattori: lo aggiriamo passando attraverso una distesa terribile di rami, subito dopo c'è un'altra pozza e Wainer ci cade proprio nel mezzo. Parcheggio la moto e vado ad aiutarlo, gli stivali nella pozza sprofondano, rialziamo la moto, riparte con me che lo aiuto spingendo, e mi ritrovo nuovamente senza fiato: è ora di comincciare a fare un po' di esercizi, a casa, non posso patire così! Penso comunque che sia in quel momento che Wainer decide che a pranzo ci abbandonerà, e non gli dò torto: oggi è veramente dura, e alcuni passaggi necessitano di esperienza. Tanto di cappello comunque per averci seguito fin lì con le ruote stradali, e per la grande responsabilità dimostrata nei nostro confronti. La mattinata proseguirà tra mulattiere e fangaie terribili, e quando arriverò a pranzo, in un bellissimo ristorantini in un borgo medioevale arroccato su un colle, mangerò tutto in formato "bis"!
Il pomeriggio facciamo giri piuttosto calmi: panoramici e belli, passiamo per un prato vicino ad una chiesa ed il prete ci dice di tutto; ma che vada in mona! Durante un altro sterrato arriviamo in un gruppo di case isolate in una collina, passiamo in pratica per il giardino di una di queste, e mi chiedo come mai da noi non è così: da noi sono tutti a costruire palazzi, città, paesi, l'urbanizzazione è impressionante. Qui in Toscana invece trovi gente che abita isolata in posti raggiungibili solo con un 4x4 e il primo paese è a km di distanza! Alla fin fine ci divertiamo molto riposandoci, gli sterrati sono globalmente semplici e ci permettono di godere appieno della natura circostante.
Le ombre cominciano a diventare lentamente più lunghe, e come al solito in questi casi io comincio ad intristirmi. Sento la fine di un avvenimento molto prima che accada, e mentre le nostre moto attraversano ancora le colline ho le emozioni tipiche di una cosa che è già finita, e guardando la moto di Antonio e quella di Rugge che mi corrono davanti ed io che le segue curva dopo curva, ed il sole che è più basso e più grande, il cielo arrossisce leggermente, vorrei continuare a correre così come ora per tutta la vita; fermarmi la sera, montare la tenda, fare un fuoco e mangiare qualcosa guardando le stelle, e ripartire il giorno dopo con una compagnia di amici che da me non vogliono niente di più che compagnia sincera ed allegra. In quel momento la tristezza della fine del TT08 e la felicità della moto in compagnia si sono unite e mi hanno fatto raggiungere ciò che chiamano il Nirvana emozionale, ed ero tutt'uno con la mia moto, con quella degli altri, e con la terra che stavo attraversando. A conclusione della giornata non poteva mancare un guado, ed il farlo ha lavato via la tristezza come il fango dagli stivali, e tutti assieme ci siamo fatti una bella foto di gruppo, il nucleo duro della compagnia della LissTA Off, seduti per terra di fronte alla nostre moto.
Alla fine ci siamo fermati in un bar a bere una birra, Antonio ci ha portati a vedere dove abita, una bella casa abitata sicuramente da una splendida persona.
Imboccata una terribile strada di campi piena di solchi, da tutti classicificata come quasi più difficile della mulattiera, siamo ripartiti per l'ultima tappa.
Al tramonto eravamo tornati al principio dell'incontro: ovvero, tutti quanti, gruppo on ed off, eravamo di fronte al "Ponte della Gioconda" del quale adesso tento di ricordare il nome ma inutilmente, sebbene siano passati solo 4 giorni da quel momento... Nella mia bacata testa non poteva che venirmi in mente il ciclo dell'eterno ritorno di Nietzsche con quelle tonalità velate, da lui mai ammesse, tipiche di un pessimismo delicato come quello del buon Schopenauer. Ma subito ho messo a tacere questi pensieri, concentrandomi piuttosto sulla compagnia che da 3 giorni mi stava attorno e sul paesaggio che avevo attraversato e stavo ancora attraversando.
Ma ovviamente non potevamo chiuderla così, e noi siamo ripartiti dietro Antonio che decide di farci fare l'ultima sterrata, una strada di campo terribile, sabbioso, con solchi formati dai trattori secchi e duri, che se li mancavi finivi al suolo: io ho rischiato forte, mentre poco dopo l'ultima caduta del TT è spettata proprio al migliore, il mitico Antonio finisce al suolo con una gamba sotto la moto! Accorsi tutti attorno a lui, ci accertiamo che non ha nessuna botta, e che il piede non è schiacciato: ed una volta che siamo tutti certi che non ha dolore ecco emergere il diabolico Bepi, "Non toccatelo! Devo fare la foto!" - Bastardissimo! E così Antonio ha dovuto anche mettersi in posa! Io invece, subito dopo, mentre evacuavo le mie dorate acque, sono stato brutalmente sodomizzato dal Rugge, ed anche questo avvenimento è stato immortalato! Sigh...
Tornati in albergo, ci siamo resi tutti quanti conto che era finita; il giorno dopo c'era il giro ad Arezzo, ma poi saremmo ripartiti, non avremmo comunque fatto off, e per noi era dunque tutto finito. Il mio precario sistema nervoso risente molto di questi momenti, e devo ammettere che mentre mi toglievo i vestiti impolverati ed infangati ero piuttosto triste. A risollevarmi l'animo non poteva però che esserci una cosa: LA CENA! Quella sera c'era anche la fiorentina, che per non abbandonare il resto già pagato in alcuni avevamo deciso di dividere in 3 persone! E durante quella pagana ultima cena io mi sono veramente fatto valere, divorando avidamente ogni piatto, facendo un solo bis, ingurgitando in 2 bocconi la mia porzione di ottima fiorentina ed infine sgranocchiando per bene l'osso come un cane! L'ho lasciato pulito da ogni brandello di carne! Che bontà sublime! La nostra "cjanina" non è lontanamente paragonabile alla Fiorentina!
La sera c'è stato un breve briefing per il giorno dopo, ma già cominciavamo a parlarci l'un l'altro per organizzare le partenze del ritorno; noi triveneti decidemmo di fare il giro ad Arezzo ma di saltare il pranzo.
C'era però ancora una cosa, tipica (come sono venuto a sapere) della LissTA, che dovevamo ancora fare, ovvero la Tombola! Le schede, ovviamente personalizzate LissTA Toscana, avevano un costo simbolico, la cui somma complessiva sarebbe stata a sua volta devoluta alle cure del povero Edoardo. Insomma, un incontro per divertirsi, ma che mai ha perso di vista questo povero bambino. Io ho vinto un berretto Dunlop e una maglietta Motul!
Ancora una volta Antonio si è dimostrato un signore: tutti infatti avevamo notato la maglietta che in quei giorni aveva indossato: Tassellato D.O.C.G., e tutti ne avevamo avuto grande invidia! Ma lui non l'aveva indossata per sbaglio... Sabato sera infatti, per ringraziare (LUI?!?!?) il gruppo off che gli era stato dietro, ci ha regalato una maglietta uguale, bellissima, splendida, io mi sono sentito veramente commosso! Lui, il mio primo contatto reale - oltre le email - con la LissTA, ogni momento riesce a dimostrarsi una persona meravigliosa, simpatica e gentile, con cui passi veramente bene delle giornate assieme!
LA FINE
Vedere tutte le moto coi bagagli caricati è triste, ma affascinante: una moto carica di bagagli ti fa pensare ad un lungo viaggio, alla libertà, all'avventura; una macchina carica di bagagli ti fa invece venire apprensione, ti manca il respiro, ti immagini sudore e code interminabili, e tanto tanto caldo. Quando vedo una moto carica mi chiede da quali lontane terre è arrivato il suo motociclista, mentre magari deve ancora partire, o deve andare 50 km lontano e basta.
Il Rugge fugge e non riesco a salutarlo; Remo se ne va via prima, dovrà andare in chissà quale paese estero ora. Mentre i primi dunque già scompaiono mi chiedo quando li rivedrò, non ho mai tempo di partecipare agli incontri, e gli anni sono avanzati pian piano per tutti, e chissà... Mi rullo una cicca e non ci penso, e così ripartiamo per Arezzo, dove facciamo una bella gita in centro città e finalmente dopo tanta terra mi dedico un po' anche all'arte.
L'ora e mezza di visita pare però durare 5 minuti, ed ora il momento è giunto veramente: saluto tutti con un po' di nostalgia, Geronimo, Antonio, Nesta, Luciano, Sbirro, Stiui, Hammer, Ricciolo, Norby, Gilbe, oddio di quanti starò dimenticando i nomi, ma non fatemene una colpa, ho la memoria così corta! Ma i volti li ricordo, e la prossima volta vi riconoscerò tutti, statene certi!
Il Gruppo Triveneto, e sul ritorno non voglio perdere troppe parole, perché è stato triste e veloce: passi di montagna, una piadina schifosa, il giro della Toscana di ciclismo che ci ha bloccati ben due volte, nota felice è stato il contakm di Matteo che ha fatto "il giro", ad Adria salutiamo Stefano Sottocoppa, a Cavarzere i padovani, a Mestre sotto la pioggia saluto Bepi ed Ale, e durante l'autostrada con il clacson saluto buon Franco, e mi ritrovo per l'ennesima volta da solo a correre nella notte, a ripensare ai bei giorni trascorsi, e quando passo sul ponte del Tagliamento e nella notte vedo i riflessi delle pietre del fiume mi rendo conto che è di nuovo finito tutto e tornerò a lavorare. Ed al bivio Coseat ancora ci sto pensando.
Quella notte ho dormito poco e male.
Anche questa volta Internet, in mezzo alle tante cagate che produce, è riuscito comunque a sfornare un raro gioiello...
ERRATA CORRIGE! :-)
  • mi segnala Antonio che il Paolo che ci ha ospitato a pranzo non è lo stesso che ha aiutato a fare i percorsi off... Ma adesso ormai nel mio cervello c'è il casino totale... Devo fare assolutamente qualche altro incontro...
  • mi segnalano sempre Antonio, Walter, ecc. che nella stesura originale al posto di Leonardo ho scritto Michelangelo; ora attendo che entrambi i fantasmi vengano a vendicarsi, ed avrebbero ragione!
  • mi segnala Bepi che a casa di Paolo non c'era un'Acacia, come scritto nella stesura originale, ma un Rododendro; ma a questo punto... quale Paolo? :-)
  • mi segnalano in vari che sono un grafomane di merda!
  • il ponte della Gioconda è Ponte Buriano!
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  • Il Bostro-X, lì 09/06/2009

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