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Via del Sale 2008

LissTA sulla Via del Sale 2008
Da quando ho iniziato ad interessarmi all'off-road c'era sempre questo strano avvenimento. I Talebani, gli ES, M&Tour, tutti bene o male erano stati almeno una volta in questi luoghi. Chi ci andava da solo, chi ogni anno con la morosa, chi si intrufolava tra sconosciuti per potersela fare. L'aura che si intuiva sapeva di luoghi remoti, angoli d'Italia dimenticati dall'urbanizzazione selvaggia che io in Friuli patisco e noto più diffusa che in altre regioni del Bel Paese.
Due anni fa non ero sicuramente pronto: mi raccontavano di filtri rotti, gomme bucate, strapiombi, pietraie, salite e discese, rarefazione dell'aria, gente folle che impazziva - mi veniva in mente l'Altopiano di Leng di Lovecraft, ed ancora non ero pronto a leggere il Necronomicon e combattere così lo Cthulu Italico!
L'anno scorso ero invece ad ubriacarmi di asfalto in Spagna.
Quest'anno appena ho letto l'annuncio in LissTA mi sono iscritto, e sono stato tra i primi; i posti sono sempre pochi ed avevo paura di non farcela. Scoprirò poi che i Paccari, razza umana purtroppo non ancora estinta, questa volta mi sarebbe venuta in aiuto...
Si parte!
Qualche tempo prima con Mattia e Lupa si era parlato di noleggiare un furgone. L'idea non mi era mai piaciuta, non avevo comunque dato la mia adesione che già l'idea era morta per imcompatibilità di orari tra noi partecipanti. Qualche giorno prima della partenza però comincio a notare un allentamento generale della catena, che non sembrava più tendibile... Poi sono cominciati i rumori... Osservo le freccine e sono misterioramente crollate in zona rossa. I km per Albenga sono 550 almeno, più altrettanti al ritorno ed oltre 200 il giro in zona; fanno quasi 1.400 km e non penso che la catena ce la farà, tenendo anche conto della sollecitazioni in autostrada e degli strappi in fuoristrada. Due giorni prima le dò una bella lavata, una grande ingrassata (tanto che continuerà a gocciare i 3 giorni successivi!) e decido di partire presto, armato di olio, e fare il viaggio pianissimo.
Invece venerdì mattina mi arriva un SMS di Mattia, la sua morosa e sua madre gli hanno posto un aut-aut: o il furgone, o si fotte! Mi manda un SMS ed aderisco contento! Così proverò anche il trasferimento furgonato... Esperimento che in seguito bocceremo entrambi, causa code, scomodità di trasporto bagagli, eccetera. Dunque prima di partire (tardissimo) rifaccio i bagagli, perché mi ero attrezzato per la pioggia, e carica - scarica - carica - scarica, lascio l'olio a casa!
Faccio il tratto fino a Mestre sotto la pioggia, la tangenziale in coda causa due incidenti, il tratto fino a Padova tranquillo tranne l'uscita dall'autostrada: al casello infatti, al momento di pagare, al posto della solita faccia "contenta" del casellante mi trovo di fronte al cartello "SCIOPERO"! Che fare? Andare all'automatico? Non è che poi mi arriva la multa a casa? Mentre penso con l'automobilista dietro di me al da farsi il casellante, da dentro l'ufficio, mi fa cenno "gentilmente" di proseguire.
Nel parcheggio dell'Ikea vengo raggiunto da Mattia, carichiamo la moto sul furgone, Mattia si dimostra un grande imballatore di moto, quindi mi metto dei vestiti comodi e partiamo.
DOpo mezz'ora mi sono già rotto il cazzo del furgone!
A Verona restiamo imbottigliati. "Usciamo?" chiede Mattia. Io ho il celeberrimo Tom Tom sul cellulare, quindi decidiamo di uscire dall'autostrada. Il Tom Tom si dimostra subito efficiente: prima ci fa perdere una tangenziale, poi ci vuole far proseguire per Milano, quindi ci porta in una stradina di merda in mezzo alle vigne. Rientreremo in autostrada pochi km dopo dalla nostra uscita, e nella mezz'ora trascorsa la coda è già sparita! Chiudo il Tom Tom e resisto alla tentazione di cancellarlo per fare posto nella scheda a video porno!
Nel complesso il viaggio sarà pressoché allucinante: noia, caldo, sigarette, traffico, svariati "bip" fatti dal furgone per i motivi più banali... Arriviamo ad Albenga coi coglioni girati in dimensioni sconosciute persino alla fisica teorica.
L'arrivo
Tutti sono già seduti al bar, è tardi. Ma noi siamo più stanchi che se avessimo fatto la traversata in moto, più sudati, ma più.... gasati! Per la strada ci dicevamo a tratti "Andiamo a fare la VIA DEL SALE!" e quasi ci immaginavamo di andare a visitare il Potala! Di fronte al campeggio vediamo la spiaggia: la tentazione è irresistibile, il Lucido è con noi: bagno!
L'acqua sembra petrolio, la sabbia nera, le alghe ed il crepuscolo ci fanno sembrare il mare nero come l'Acheronte ma ce ne fottiamo e cominciamo a fare gli idioti: io sono molto bravo in ciò, ma noto che anche gli altri si danno da fare! Quando poi Mattia trova sulla sabbia una camera d'aria di trattore e la porta in acqua è il caos totale!
Quando usciamo gli altri si sono rotti i coglioni di aspettarci per cenare, in effetti sono quasi le nove, e mentre loro mangiano noi facciamo la doccia. Comicniano i primi casini col furgone: non lo portiamo dentro, quindi non portiamo neanche i bagagli, e si perde un po' di tempo ad aprire le borse per togliere l'essenziale...
A cena conosco un po' di persone nuove, rivedo un po' di facce conosciute e viste alcune da poco, altre no; quando poi dopo cena Fabri ci espone la sua celebre Acquasanta il dramma si conclude con una massa di Lisstaioli che oscillanti vanno verso le tende. Mattia impazzisce e decide di spostare il furgone, e mentre lui si adopra per trovare un giusto parcheggio io pongo la parola "Fine" ad una bottiglia di grappa.
Nel buio della notte il timore della pioggia e l'emozione dell'avventura mi terranno piuttosto sveglio, mentre Fabiosky mio compare di tenda pare meno emozionato e si gode un giusto sonno.
Sabato: comincia l'avventura
Sveglia, colazione, piega la tenda, caga, lavati, scarica la moto, fai i bagagli, caricarli sui SUV che ci faranno da scorta, e si parte per Pieve di Teco nella frescura del mattino.
Ci fermiamo in mezzo ad un bosco perché "tra poco comincia" e gli organizzatori decidono di dividerci in due gruppi: gli smanettoni ed i fotografi-lumacosi. Io sto col secondo gruppo, perché nel primo tirano veramente tanto, e poi a me piace molto fermarmi ad ammirare il panorama...
Ad un certo punto, dopo curve curvette e tornanti, davanti a me vedo che le prime moto sollevano della polvere: è giunto il momento, mi alzo in piedi, mi scrollo un po', la ruota davanti tocca i primi sassi, sistemo meglio gli stivali sulle pedaline, e come la ruota dietro tocca la terra apro il gas e con una (suppongo) bella mini-derapata comincia la mia Via del Sale.
Sorpasso qualcuno, per portarmi un po' in avanti nel gruppo. La polvere si alza ancora, la strada è tortuosa, e stretta. Arriviamo su una vallata, c'è un sottopasso e mi dicono che subito dopo ci sarà una strada in discesa con tratti smossi. Decido di partire fra i primi del secondo gruppo. La strada in discesa è una figata, c'è lo strapiombo a lato e una scivolata costerebbe molto caro; l'anno scorso ad un tizio in macchina questa stessa strada è costata ciò che di più caro lui aveva, e di certo non voglio fare la stessa stupida fine. Però devo ammettere che difficilmente in queste situazioni la ragione ha il sopravvento, la moto tiene, il feeling cresce, e pian piano il gas si apre. Alla fine di questo tratto io, Lupa, Manzini, e Fable capo-squadra avremo definitivamente creato il 3° gruppo, il Gruppo di Nessuno. Io lo chiudo, per non avere nessuno alle spalle, cosa che mi dà veramente i nervi, e l'unico lato negativo di questa posizione sarà che ogni tanto dovrò fermarmi ad aspettare gli altri; il rivolto positivo della medaglia è comunque ripartire e trovarsi da solo a correre in una natura completamente diversa dalla mia, con moto dalla vegetazione bassa - mentre i miei hanno vegetazione alta - e dalle docili pendenze - mentre i miei sono alti campanili con pochissimi sentieri.
Corriamo splendidamente per tutta la mattina fino all'ora di pranzo, quando recatici a visitare il magnifico Forte Centrale di Limone ci fermeremo nel suo piazzale e verremo sfamati grazie ai rifornimenti trasportati dalle due vetture. Avranno ovvii problemi a sfamare me, uomo dalla fame infinita!
Quando ripartiamo mi avvisano che comincerà il pezzo difficile: i 4 panini e la mela mi si rivoltano nello stomaco! Ma darò il meglio di me stesso!
Si parte per uno sterratino tranquillo, una lunga striscia di terra che veddo allontanarsi lungo il costone dei monti che mi affiancano. Lontano, dopo molte curve, vedo le moto dei primi. Mi fermo a fare una foto a questa visione surreale, la strada abbandonata, la vallata a sinistra, i monti a destra, una nube forse posso toccare con le dita. Alcuni laghetti rimangono intrappolati in insenature del terreno, l'acqua dev'essere gelida perché io in maglietta a volte sento l'aria pungermi il corpo. I monti sono tutti tappezzati di vegetazione bassa che forma come un tappeto verde posato leggero sulla roccia; ma pian piano questo tappeto si ritira, i monti diventano sempre più rocciosi e chiari, lo sterrato diventa complesso e formato di roccia grossa e smossa sulla quale la gomma scorre veloce.
In un tornante mi fermo a guardare il panorama, che mi sta ipnotizzando sempre più tanto che smetto pian piano di fare foto; Fable, che conosce molto bene questi posti, appena gli dico che mi sento come su un altro pianeta mi conferma la sensazione, e mi dice "Aspetta ancora qualche curva". Ed ha ragione, infatti di colpo mi trovo al cospetto di enorme formazioni tondeggianti, forse antiche colate laviche, bianche e con una strana e rada ragnatela di vegetazione che sembrano tante vene verdi: sono i Monti della Luna, e penso che hanno proprio azzeccato il nome, perché quasi fossi entrato in un tunnel spaziale e mi fossi ritrovato nel Mare della Tranquillità Lunare, mi sento quasi più leggero, e per un bel po' non fermerò la mia placida corsa in moto e non farò alcuna foto a questo paesaggio spettrale e solitario, quasi in abbandono.
Dopo un po' la mia attenzione viene però spostata ad una pietraia che comincia e metterà a dura prova la mia abilità di guida e la mia moto; in parte sconfiggendola. Infatti a questa altitudine, penso superiore ai 2.300-2.400 metri, la rarefazione dell'aria crea qualche problema alla mia moto, che non risponde più molto bene e mi obbliga a giocare di frizione spesso. Nel mezzo della pietraia mi trovo di fronte ad un piccolo gradino roccioso. In altri momenti non avrei avuto problemi, ma questa volta ne ho: al momento di accelerare per scavalcarlo, all'apertura del gas la moto fa un "bof" strano, nessuna spinta viene data dal motore, e la moto sbatte contro il gradino e non lo passa. Sono costretto a mettere in prima e ripartire. La pietraia durerà un bel po', e sarà simpatica, molto simpatica. Raggiunto il Colle dei Signori, dove faremo una sosta con la scusa di attendere chi ha poca esperienza di off - in realtà, anche per riposarci - il Lucido mi suggerisce di alzare il minimo. Perché non ci ho pensato io? Be, a qualcosa servirà anche il Lucido, no? Fatto questo "magheggio", in seguito non avrò più di tanti problemi.
Il crepuscolo si avvicina ed arriviamo al posto in cui campeggeremo, un bel bosco nascosto dalle cime. Subito ci togliamo i vestiti sudati e seguiamo gli esperti organizzatori verso una cisterna di acqua piovana grazie alla quale ci concediamo una doccia in perfetto stile LissTA-Gay!
Torniamo all'accampamento, prepariamo le tende, facciamo il fuoco, scende la sera, e comincia la mitica Notte della VDS che rimarrà nei ricordi della LissTA per sempre.
La Notte!
"Il sonno della ragione genera i mostri", disse Goya. Be, noi avevamo dei mostri in mezzo a gente ben sveglia...
Dopo aver sistemato le varie cose, mentre il fuoco già bruciava, mi avvicino di soppiatto alla cassa delle bottiglie di vino, ma mi accorgo che già i due veneti Lupa e Mattia le girano attorno con fare sospetto. E mentre io mi chiedo chi potrà mai avere un cavatappi, e già ragiono col coltello in mano per tagliarlo pezzo per pezzo - e mentre Mattia impugna il machete e si appresta a tagliare il collo della bottiglia con un colpo netto - le gole arse che tramutano le parole in gorgoglii infernali - mentre avviene tutto ciò, il Lupa prende una bottiglia di vino, toglie la carta dal collo e svita il tappo!. In pochi secondi io e Mattia siamo inginocchiati ai suoi piedi prostrati al suolo con un bicchiere in mano. Comincia la festa!
Il vino scorre a fiumi, nei primi 20 minuti io conto 4 bicchieri, quindi decido che è meglio non contare. Divoro delle torte salate che Marco Lupo mi allunga terrorizzato dalla mia voracità.
La carne sfrigola sulla griglia, le bronze sono ormai l'unico oggetto che emana luce a parte la torcia sulla fronte del Lupa, che nasconde nell'ombra il suo ghigno malefico.
Dopo un po' i vuoti cominciano ad ammassarsi.
Non si accettano prigionieri, è il motto della coalizione Veneto-Friulana.
Il resto del gruppo ci osserva atterrito e per la prima volta si trovano di fronte alla voracità alcolica del nord-est italiano, sorpassato solo dalla sua frenesia lavorativa nella vita quotidiana. Manè però smentisce le orrende voci sull'analcolismo del sud dello stivale, e diventa mio complice nell'intercettare le bottiglie di vino che di mano in mano ci passano saltuariamente di fronte. Io e lui formiamo un angolo inespugnabile alle spalle del Lucido, tramutatosi in valente grigliadòr, che per tenerci buoni ci rifornisce di carne. Alla mia domanda "Mi daresti un pezzetto di salsiccia" mi passa una bistecca cotta magistralmente del peso approssimativo di 8 kg.
Ma il dramma non si è ancora concluso, nell'ombra mentre con la mia torcia osservo i volti attorno a me - e constato il decesso di Volvolo tra l'erba (un concorrente in meno!) - mi accorgo che Fabri e la SSSilvia sono troppo ridanciani; eccessivamente ridanciani. Intravedo una bottiglietta d'acqua tra le loro mani, la mia mente annebbiata dai fumi del vino sta qualche minuto per fare 2+2, ma alla fine comprende: l'ACQUASANTA! E noi triveneti ci avviciniamo sornioni alla coppia che una volta accerchiata non può più nulla, e ci consegna il pregiato liquore.
E' la conclusione: ormai mi accorgo che a malapena sto in piedi, Lupa parla solo in dialetto, Mattia ha uno strano cappello in testa ed abbraccia tutti.
Andrò a letto verso le 2 di notte, compeltamente "divelto", come si dice da noi; "pieno come una nave", o come "una gubana". Insomma: sbronzo! E felice! Il giorno dopo Fabio mi dirà che non mi ha neanche sentito venire a dormire, una palese presa per il culo visto che per svestirmi gli rotolavo praticamente sulla schiena!
Molti video troverò nel cellulare a testimonianza degli orrori che abbiamo conosciuto e sconfitto in quella notte, ormai già lontana, nel silenzione di un bosco remoto del terribile Altopiano di Leng.
Cthulu Fthagn!
Il risveglio
Esco dalla tenda in uno stato che potrebbe impietosire persino Hitler. Tra le fauci una secchezza spaventosa, come non bevessi acqua da un milione di anni. Ma devo stare calmo e immobile ancora qualche minuto prima di camminare, sennò cado e sono fottuto. Gli altri sono perlopiù già svegli, esclusi i più arditi nottambuli.
Mi avvicino dopo un po' al fuoco, su cui è posata una pentola ormai vuota piena di bustine di thé. Per terra alcune bottiglie d'acqua. Tenendo conto che dove siamo non c'è acqua corrente, supponto che le bottigliette contenessere l'acqua del thé. Ce n'è ancora una piena a metà: raccatto un bicchiere e lo riempio del liquido, quindi spalanco la gola e la bocca e vi verso avidamente il contenuto. Lo inghiotto talmente velocemente che non faccio in tempo ad accorgermi che la bottiglietta contiene grappa, e che io me ne sono appena scolato un grosso bicchiere...
Sconfiggo per miracolo la nausea e soffoco i conati di vomito.
Buon giorno Bostro (attorno a me grasse risate).
Domenica
Smontiamo puliamo rassettiamo laviamo carichiamo e dopo poco le nostre moto sono già per strada. Faccio una gran fatica a guidare, e questa volta lascio i primi che corrano via.
Siamo diretti al "Redentore", un altro fortino in cima ad un colle. Dopo un tornante un terribile gradino di pietra mette alla prova l'abilità dei motociclisti. Io, ancora sbronzo, rischio il volo; ma mi salvo. Arrivati in cima c'è un vento fortissimo, ma lo sforzo mattutino merita, poiché la vista è splendida. Un insieme di cime accoglie una grande distesa di nuvole, sotto alla quale non si intravede il mare ligure.
Mi concedo le ultime foto panoramiche lungo la strada, caratterizzata dall'essere uno sterrato bello veloce ed anche piuttosto lungo, visibili lungo i colli che attraversiamo, e sulla cima del monte, dove scatto un'insieme di foto che formeranno una splendida panoramica con Mattia in piedi su una roccia che pare rimirare il vuoto sul bordo dell'Abisso, l'Endurista di Fronte all'Infinito.
Riscendiamo dopo le varie foto, e cominciamo a salutare i primi, tra i quali il buon Lupo. La nostra guida è ora AndRE che ci porta dritti al ristorante, dove gli sbronzini della sera prima non possono esimersi dal gustare del buon vino. E qui il secondo dramma: Joe comincia a parlare di figa. Si, proprio quella ragazzi, la gnocca. E ne spara talmente tante che quasi ci fa male lo stomaco dal ridere; anzi, a me fa proprio male. "Ho un messaggio salvato nei modello - Cosa fai stasera? - e regolarmente lo invio a tutte le ragazze della rubrica, quindi attendo". Fantastico, geniale. E se una risponde, ma poi subito dopo risponde una più gnocca, la colpa a scusante è già pronta: L'informatica, casini, Vodafone. Quel ragazzo è geniale.
Alla fine viene però il momento degli addii, che si fanno anche frettolosi perché AndRE deve farci strada ed è già pronto, per cui alcuni li saluto in fretta; ma forse è meglio così, i saluti devono sempre essere superficiali.
Il ritorno
Torniamo ad Albenga dove carichiamo le moto sul furgone e ripartiamo. Ci spariamo quasi 3 ore per fare 40 km, ed è la goccia che fa traboccare il vaso: mai più furgone! Ma con calma alla fine arriviamo a Padova che è da poco passato un temporale spaventoso. Scarico la moto e saluto Mattia, quindi riparto. Di fronte a me le nuvole, dietro di me potrebbe esserci l'Inferno. Da solo percorro l'autostrada. A tratti mi fermo in qualche autogrill per far avanzare il temporale, e la tecnica funziona, poiché arriverò a Codroipo che da poco ha finito di piovere. E' l'una e mezza di domenica, o meglio, di lunedì, ma non penso all'orrenda giornata lavorativa che mi attenderà dopo poche ore di sonno.
Mentre fumo l'ultima sigaretta gli occhi è come se ancora vedessero le rocce dei Monti della Luna.

Il Bostro-X, lì 09/06/2009

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