John Alec Baker
Il falco pellegrino
Restò immobile a Spirito Santo, a falcate su colonne d’aria che si disfacevano, e le ali curvate che sobbalzavano e si flettevano. Tenne il volo stazionario per cinque minuti, infisso nella carne blu del cielo come una punta uncinata. Il corpo era immobile e rigido, la testa girava da un lato all’altro, la coda si apriva e chiudeva a ventaglio, le ali sbatacchiavano e sobbalzavano come vele nella frusta del vento. Scivolò lateralmente verso sinistra, si fermò, poi planò in tondo e verso il basso in qualcosa che doveva essere il preambolo di una picchiata tremenda. Non si può fraintendere la pericolosità di quel primo facile lasciarsi cadere giù. Scese senza strappi, con un angolo di cinquanta gradi; non rallentò, pur controllando la velocità con grazia, magnificamente bilanciato. Non ci furono cambiamenti bruschi. L’angolo della caduta divenne gradualmente più ripido, finché non fu più un angolo, ma un arco perfetto. Curvò e ruotò lentamente, come se trovasse una grande soddisfazione in questa anticipazione del tuffo imminente, come fosse gioia. Aggrappandosi al sole, gli artigli si aprirono e sfavillarono d’oro; si capovolse verso terra e le zampe si oscurarono e gli artigli si richiusero. Cadde per trecento metri e curvò e lentamente ruotò e si inclinò verso terra, poi la sua velocità aumentò e piombò giù in verticale. Aveva ancora trecento metri da coprire in caduta, e li fece precipitando in picchiata attraverso la luce abbagliante del sole, scintillando a forma di cuore, di un cuore in fiamme. Si tuffò dal sole, divenne più piccolo e più scuro. La pernice nella neve guardò su verso quel cuore nero che si dilatava sopra di lei e sentì il sibilo delle ali diventare rimbombo. In dieci secondi il falco fu a terra e l’intera splendida costruzione, la pala d’altare arcuata e l’immenso ventaglio di volteggi del volo si consumarono e morirono nel vortice infiammato del cielo. E per la pernice fu l’improvviso oscurarsi del sole, la fetida nerezza flagellante delle ali che si allargava su di lei, il venir meno del rimbombo, coltelli sfolgoranti che la penetravano, il terribile bianco del muso che scendeva ricurvo e mascherato, con le grandi ali come corna e l’occhio spalancato. Allora l’agonia del dorso spezzato iniziò; neve sparsa intorno dalla lotta delle zampe e neve che colmava il grido silenzioso del becco spalancato, finché la punta misericordiosa del rostro si incise nel collo teso della pernice e ne strappò via la vita tremante. E per il falco, ora a riposo sul cadavere molle e flaccido della preda, fu lo strappare e lacerare piume soffocanti, il sangue caldo che gocciolava dall’uncino del rostro e il morire lentamente della sua furia ridotta a un piccolo nucleo di rabbia dentro di sé.
Citazione inserita il 05/03/2026
Categoria: NARRATIVA
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