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Hannah Arendt

La banalità del male

Si è calcolato che degli undicimilacinquecento giudici della Repubblica federale tedesca dal dopoguerra in poi, ben cinquemila abbiano lavorato nei tribunali hitleriani. [vd. il cancelliere Adenauer] E' stata sempre la stessa storia: coloro che si salvarono la pelle al processo di Norimberga e non furono riconsegnati ai paesi dove avevano commesso i crimini, o non sono stati mai più tradotti in giudizio, o hanno trovato presso i tribunali tedeschi la massima comprensione.

Eichmann era normale nel senso che «non era una eccezione tra i tedeschi della Germania nazista» ma sotto il Terzo Reich soltanto le «eccezioni» potevano comportarsi in maniera «normale». Questa semplice verità pose i giudici di fronte a un dilemma insolubile, e a cui tuttavia non ci si poteva sottrarre.

Alla domanda in che modo avesse potuto conciliare i suoi sentimenti personali verso gli ebrei con l'esplicito e violento antisemitismo del partito, Eichmann rispose col proverbio: «Chi mangia la minestra bollente si scotta» - un proverbio che all'epoca era anche sulle labbra di molti ebrei. Questi vivevano in un mondo illusorio tanto che, per qualche anno, perfino Streicher parlò di «soluzione legale» del problema ebraico: perché si risvegliassero ci vollero i pogrom del novembre 1938, la cosiddetta "Kristallnacht" ovvero «Notte dei vetri rotti», quando le vetrine di settemilacinquecento negozi furono infrante, tutte le sinagoghe furono date alle fiamme e ventimila uomini della comunità furono arrestati.

Servatius disse che l'imputato non era responsabile delle «collezioni di scheletri, sterilizzazioni, uccisioni mediante gas e "analoghe questioni mediche".» Il giudice Halevi lo interruppe: «Dottor Servatius, suppongo che Lei sia incorso in un "lapsus linguae" quando ha detto che l'uccisione mediante gas era una questione medica»; al che Servatius rispose: «Era proprio una questione medica, perché era preparata da medici; "si trattava di uccidere, e anche uccidere è una questione medica".» E come se non bastasse, quasi per essere sicuro che i giudici di Gerusalemme non dimenticassero in che modo i tedeschi (quelli comuni, non gli ex-membri delle S.S. o gli ex-membri del partito nazista) ancor oggi intendono certi atti che in altri paesi sono chiamati omicidio, ripeté la frase nei suoi «Commenti alla sentenza di prima istanza,» stilati in vista della revisione del processo dinanzi alla Corte Suprema; ripeté anche che non Eichmann, ma uno dei suoi uomini, Rolf Günther, «si occupava sempre di questioni mediche.» (Il dott. Servatius s'intende molto di «questioni mediche» del Terzo Reich: a Norimberga difese infatti Karl Brandt, medico personale di Hitler, plenipotenziario per l'igiene e la sanità e capo del programma di eutanasia.

Bach-Zelewski, dichiarò: «Chiedendo il trasferimento era possibile sottrarsi a una missione; certo, in alcuni casi bisognava aspettarsi qualche provvedimento disciplinare, ma non si rischiava affatto la galera»

La stragrande maggioranza del popolo tedesco credeva in Hitler e continuò a credervi anche dopo l'aggressione alla Russia e la temuta guerra su due fronti, anche dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti e anche dopo Stalingrado, dopo la defezione dell'Italia e dopo gli sbarchi alleati in Francia. Non c'è dubbio che questi uomini che sia pure tardivamente si opposero a Hitler pagarono con la vita e fecero una morte atroce; il coraggio di molti di loro fu ammirevole, ma non fu ispirato da sdegno morale o dal rimorso per le sofferenze inflitte ad altri esseri umani; essi furono mossi quasi esclusivamente dalla certezza che ormai la sconfitta e la rovina della Germania erano inevitabili.
[Note: Arendt parla della congiura contro Hitler non spinta da motivi morali ma peggio ]
Tutto sta a dimostrare che la coscienza in quanto tale era morta, in Germania, al punto che la gente non si ricordava più di averla e non si rendeva conto che il «nuovo sistema di valori» tedesco non era condiviso dal mondo esterno.
[Note: La gente, non "i gerarchi". Arendt mostra una colpa generalizzata del popolo e non solo dei nazisti "ufficiali".]

Di Hitler, disse: «avrà anche sbagliato su tutta la linea; ma una cosa è certa: fu un uomo capace di farsi strada e salire dal grado di caporale dell'esercito tedesco al rango di Führer di una nazione di quasi ottanta milioni di persone... Il suo successo bastò da solo a dimostrarmi che dovevo sottostargli.» E in effetti la sua coscienza si tranquillizzò al vedere lo zelo con cui operò.

Quello che Eichmann chiamò un «sogno» fu per gli ebrei un incubo spaventoso: in nessun'altra nazione tanta gente fu deportata e sterminata in così breve tempo: in meno di due mesi partirono centoquarantasette treni che portarono via 434.351 persone rinchiuse in vagoni-merci sigillati, cento per vagone, e le camere a gas di Auschwitz pur lavorando a pieno ritmo stentarono a liquidare tutta questa
[Note: Questa moltitudine. Parla dell'ungheria anno 1944]

Il male, nel Terzo Reich, aveva perduto la proprietà che permette ai più di riconoscerlo per quello che è - la proprietà della tentazione. Molti tedeschi e molti nazisti, probabilmente la stragrande maggioranza, dovettero esser tentati di "non" uccidere, "non" rubare, "non" mandare a morire i loro vicini di casa (che naturalmente, per quanto non sempre conoscessero gli orridi particolari, essi "sapevano" che gli ebrei erano trasportati verso la morte); e dovettero esser tentati di "non" trarre vantaggi da questi crimini e divenirne complici. Ma Dio sa quanto bene avessero imparato a resistere a queste tentazioni.

Primo, introduzione del distintivo giallo (primo settembre 1941); secondo, revisione della legge sulla cittadinanza, nel senso che un ebreo non era più considerato cittadino tedesco se viveva fuori dei confini del Reich (da dove naturalmente doveva essere deportato [per applicare ancora più ampliamente questa legge]); terzo, un decreto in base al quale tutti i beni degli ebrei tedeschi che avevano perduto la cittadinanza tedesca dovevano essere confiscati dal Reich (25 novembre 1941.) Questa fase preparatoria culminò in un accordo tra Himmler e Otto Thierack, ministro della giustizia: il secondo lasciò alle S.S. la giurisdizione su «polacchi, russi, ebrei e zingari», dato che il ministero della giustizia non poteva dare che «un piccolo contributo allo sterminio [sic] di queste popolazioni». (lettera dell'ottobre 1942 - spedita da Thierack a Martin Bormann, capo della cancelleria del partito)

L'Associazione Ebraica di Berlino (la "Reichsvereinigung") fu incaricata di stringere con ciascun deportato un accordo per l'«acquisto della residenza» a Theresienstadt. Il candidato trasferiva tutti i suoi beni all'Associazione ebraica, e in cambio questa gli garantiva alloggio, vitto, vestiario e assistenza medica a vita. Quando poi gli ultimi funzionari della "Reichsvereinigung" furono spediti anche loro a Theresienstadt, il Reich non fece che confiscare gli enormi capitali racchiusi nelle casse dell'Associazione.
[…]
Una volta risolta con la creazione di Theresienstadt la spinosa questione degli interventi in favore di determinate persone, due cose ancora ostacolavano una soluzione veramente «radicale» e «finale.» La prima era il problema dei mezzi ebrei, che i «radicali» volevano deportare assieme agli ebrei puri e che i «moderati» volevano invece sterilizzare - perché se si permetteva la loro uccisione si perdeva la metà tedesca del loro sangue» come disse Stuckart, del ministero degli interni, alla conferenza di Wannsee. (In realtà, per i "Mischlinge" e per gli ebrei che avevano contratto matrimoni misti non si decise mai nulla; essi erano protetti da «una selva di difficoltà» come si espresse Eichmann, difficoltà che andavano dal fatto di avere parenti non ebrei al fatto che i medici nazisti, malgrado le loro promesse, non scoprirono mai un sistema rapido per effettuare sterilizzazioni in massa). Il secondo ostacolo era la presenza, in Germania, di alcune migliaia di ebrei stranieri, che non potevano essere privati della loro cittadinanza mediante la deportazione.

Tutte le deportazioni da occidente a oriente furono organizzate e coordinate da Eichmann

Nel Terzo Reich, almeno negli anni di guerra, non ci fu una sola organizzazione o pubblica istituzione che non fosse implicata in azioni e transazioni criminose.

Il 30 giugno 1943, molto più tardi di quanto Hitler aveva sperato, il Reich (Germania, Austria e Protettorato) fu proclamato "judenrein"

«E' nella natura delle cose che questi problemi, sotto certi rispetti difficilissimi, possano essere risolti nell'interesse della sicurezza permanente del nostro popolo soltanto impiegando una "spietata durezza". Nella Germania del dopoguerra, dove la gente è divenuta addirittura geniale nel sottovalutare il suo passato nazista, la «spietata durezza» - una qualità a suo tempo altamente apprezzata dai governanti del Terzo Reich - viene spesso chiamata un "Ungut", ossia un «non bene», una forma di «cattiveria», quasi che il solo difetto di chi la possedeva fosse una deplorevole incapacità ad agire secondo i princìpi della carità cristiana. Comunque sia, è certo che i «consiglieri per gli affari ebraici» che l'ufficio di Eichmann distaccava in altri Paesi presso le normali missioni diplomatiche, o presso gli stati maggiori militari, o presso i vari comandi della polizia di sicurezza, erano tutti uomini che possedevano quella virtù in sommo grado.

Quello che in Danimarca fu il risultato di una profonda sensibilità politica, di un'innata comprensione dei doveri e delle responsabilità di una nazione che vuole essere veramente indipendente - «per i danesi... la questione ebraica fu una questione politica, non umanitaria» (Leni Yahil) - in Italia fu il prodotto della generale, spontanea umanità di un popolo di antica civiltà. L'assimilazione, questa parola di cui tanto si abusa, era in Italia una realtà. L'Italia aveva una comunità ebraica che non contava più di cinquantamila persone e la cui storia risaliva nei secoli ai tempi dell'impero romano. L'antisemitismo non era un'ideologia, qualcosa in cui si potesse credere, come era in tutti i paesi di lingua tedesca, o un mito e un pretesto, come era soprattutto in Francia. Il fascismo italiano, che non poteva essere definito «spietatamente duro,» aveva cercato prima della guerra di ripulire il paese dagli ebrei stranieri e apolidi, ma non vi era mai riuscito bene, a causa della scarsa disposizione di gran parte dei funzionari italiani dei gradi inferiori a pensare in maniera «dura.»

«Sapevamo benissimo quale era il lavoro degli "Einsatzgruppen"; sapevamo su Auschwitz anche più del necessario», come disse il dott. Kastner nella sua deposizione a Norimberga.
[Note: Alla faccia di quelli che dicono che i tedeschi,civili,non potevano immaginare. Qua si sta parlando della Bulgara]

A Vienna ebbe luogo una conferenza speciale a cui parteciparono anche i dirigenti delle ferrovie di Stato tedesche, dato che si trattava di trasportare quasi un milione di persone. Höss, ad Auschwitz, fu informato dei piani dal suo superiore, il generale Richard Glücks del W.V.H.A., e ordinò la costruzione di un nuovo binario in modo da portare i vagoni a pochi metri dai crematori; il numero degli uomini dei commandos della morte fu aumentato da 224 a 860, sicché tutto era pronto per uccidere dalle seimila alle dodicimila persone al giorno. Quando nel maggio del 1944 i treni cominciarono ad arrivare, soltanto pochissimi «uomini di robusta costituzione fisica» furono selezionati e mandati a lavorare nelle fonderie Krupp di Auschwitz.

Degli ottocentomila ebrei che c'erano in Ungheria prima della guerra, circa centosessantamila si trovavano ancora nel ghetto di Budapest (le campagne erano già "judenrein"), e di questi, decine di migliaia rimasero vittime di pogrom spontanei. Il 13 febbraio 1945 il paese si arrese all'Armata Rossa. I principali responsabili ungheresi dei massacri furono tutti processati, condannati a morte e giustiziati. Degli istigatori tedeschi, invece, nessuno tranne Eichmann pagò con più di dieci anni di carcere.

Mentre di solito per arrestare un individuo occorre che i sospetti su di lui siano fondati, ma soltanto in sede di processo si accerta che i sospetti siano l'al di là di ogni "ragionevole dubbio", l'arresto illegale di Eichmann era giustificabile (e così fu infatti giustificato agli occhi del mondo) solamente perché già si sapeva come si sarebbe concluso il processo. Qui però si vide che il ruolo a lui attribuito nella soluzione finale era stato grandemente esagerato - un po' per le sue stesse vanterie, un po' perché a Norimberga e in altri processi i criminali di guerra avevano cercato di scaricare su di lui le loro colpe, e molto perché i funzionari ebraici avevano avuto rapporti quasi esclusivamente con lui. Jaspers, anziché invitare il tribunale a non emettere la sentenza, avrebbe potuto invitato lo Stato d'Israele a rinunziare al suo diritto di eseguirla, dato che la procedura adottata non aveva precedenti. In tal caso Israele avrebbe potuto ricorrere all'ONU.
[Note: Arendt non si rende conto che questa sua proposta ha la stessa base di fiducia per cui molti ebrei non si ribellarono e finirono letteralmente in cenere.]

Per la prima volta dal 70 d.C., cioè da quando i romani avevano distrutto Gerusalemme, gli ebrei potevano sedere in giudizio per giudicare crimini commessi contro il loro popolo; per la prima volta non avevano bisogno di appellarsi ad altri per ottenere protezione e giustizia, né ricorrere alla svalutata fraseologia dei diritti dell'uomo.

«Un delitto grave offende la natura sicché la terra stessa grida vendetta; il male viola un'armonia naturale che può essere risanata soltanto con la rappresaglia; una comunità offesa ha il dovere di punire il criminale in nome di un ordine morale» (Yosal Rogat)
[Note: Arendt critica questa tesi ma c'è una base oggettiva innegabile per rifiutarla? o puo essere rifiutata solo a livello soggettivo? In quel caso può anche essere accettata a livello soggettivo. Diventa non contenstabile, le due alternative hanno lo stesso identico valore di verità, lo spostamento della bilancia è dunque tutto a carico di chi dovrà scegliere fra l'una o l'altra alternativa e, "sfortunatamente" per Eichmann e per la Arendt, in questo caso era un tribunale che, citandola, per la prima volta dal 70 d.C. poteva giudicare i crimini contro il suo popolo, senza doversi appellare ad altri.]

COMMENTO ALLA CITAZIONE:

Dopo due anni pubblico queste citazioni dal celebre libro della Arendt. Le pubblico alla rinfusa in un solo post, non ho voglia di dividerle né, soprattutto, di sistemarle. Nel mezzo ci sono alcune mie note, riconoscibili per le parentesi quadre. Come già detto nella recensione al libro, Arendt cerca una validità oggettiva alla sua tesi (in soldoni Eichmann era colpevole ma non così tanto da meritare la pena di morte a mano dello stato di Israele), pensando (data la sua impostazione filosofica prettamente marxista, per cui la verità è nella cosa, nella materia) che tale oggettività vi possa essere. L'ultima mia nota è forse la più chiarificatrice della altre.
So che molte parti non saranno ben comprensibili, sfortunatamente le citazioni le avevo estrapolate velocemente per poi fare un qualcosa di più articolato, un discorso mio più lungo, ma non l'ho mai fatto e così resteranno.

Citazione inserita il 13/10/2024
Categoria: FILOSOFIA




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