«Dove vuole andare, colonnello?» chiede Wisse.
«Non lo so. Ho messo in tasca solo le mie sigarette e sono scappato via da Stalingrado».
«Via da Stalingrado? Ma se tutti ci vanno! Non è stata dichiarata una fortezza da difendere strenuamente finchè non arrivano i rinforzi?» si meraviglia Wisse.
«Un Alkazar tedesco, non è vero?» Il colonnello ride. «Andateci, se volete diventare matti. Stalingrado è diventata come una voragine che inghiotte chiunque vi si avvicini. Io tento di sfuggirle. È una fabbrica di cadaveri, una città di morti, un centro di pestilenza. Cosa devo dirvi? Migliaia di disertori e di razziatori si sono stabiliti fra le rovine delle case e nelle cantine. L'umanità è immersa nel fango fino al collo. È per questo che io sono scappato. Sono ancora un uomo. È l'esperienza peggiore che abbia mai avuta. Questi cosiddetti disertori e saccheggiatori per la maggior parte appartengono alle truppe non combattenti. Sono elementi che finalmente hanno veduto la possibilità di smetterla con le costrizioni militari».
[...]
Il capitano scuote la testa. «Stalingrado non è un caos. È qualcosa di più terribile, che è al di fuori di noi. Esseri umani che non hanno più la forza di bestemmiare, di pregare, di accusare, di fuggire, di lottare ancora per un pezzo di pane, di rubare, di riuscire ad essere vili, accaniti o di ribellarsi, di esistere insomma, e che non sono più capaci di alcuna sensazione o sofferenza, che non riescono ad aprire le labbra per accusare, che si abbattono in una passiva ed assoluta apatia, con la personalità completamente distrutta, un'Armata di fantasmi che si aggirerà fino al giorno del Giudizio Universale senza pace fra il Volga ed il Don: questa è Stalingrado».
Citazione inserita il 07/02/2026
Categoria: NARRATIVA
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