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AUTORE: Jón K. Stefánsson

TRATTO DA: La tristezza degli angeli

La notte è buia e assai silenziosa, durante l'inverno. Sentiamo i pesci sospirare sul fondo del mare, e chi sale sui monti o sulle colline più alte può ascoltare il canto delle stelle. I vecchi, detentori di una saggezza nata dall'esperienza, sostengono che lassù non si trovi nient'altro che distese gelate e perigli mortali. Moriamo se non ascoltiamo quel che ci insegna l'esperienza, ma imputridiamo dentro se prestiamo troppa attenzione. Da qualche parte sta scritto che questo canto è in grado di destare dentro di te la disperazione o il divino. Salire sui monti in una notte serena e scura per cercarvi la follia o la beatitudine, forse allora la vita è servita a qualcosa. Ma non sono molti, coloro che si azzardano in un viaggio del genere, ti consuma le scarpe costose, e la veglia notturna ti rende incapace di affrontare i compiti della giornata, e chi svolgerà il tuo lavoro, se non ne hai le forze?

Categoria: NARRATIVA

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