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AUTORE: David Quammen

TRATTO DA: Spillover. L'evoluzione delle pandemie


Dalla primavera del 2003 a oggi la SARS è stata protagonista di molti articoli scientifici. A leggere questi articoli, sembrerebbe proprio che "l'umanità l'ha scampata bella".
Gli eventi avrebbero potuto prendere una piega ben peggiore. La SARS fu un'epidemia con focolai localizzati. [...]
Un altro fattore di contenimento, forse il più importante, riguardava il modo in cui il virus SARS-COV si manifesta nel nostro organismo. I sintomi di solito compaiono prima che il contagiato raggiunga il massimo dell'infettività, e non dopo. L'emicrania, la febbre, i brividi, forse anche la tosse, precedono l'immissione di grandi quantità di virus nell'espettorato. Ciò sembra esser vero anche per certi super-untori nell'epidemia del 2003. Questo quadro clinico permise la diagnosi precoce di molti casi di SARS, che furono ricoverati in isolamento prima che potessero spargere il virus. D'altra parte, e per fortuna, gli infettivi erano pazienti che in genere stavano troppo male per andarsene in giro, magari a prendere la metropolitana per andare al lavoro. Ciò ebbe enorme importanza nell'epidemia di SARS, fu veramente la nostra salvezza. L'influenza e altre malattie si comportano in modo opposto: il picco dell'infettività precede l'insorgere dei sintomi di qualche giorno. E una modalità di azione perversa, in cui il colpo precede l'avvertimento. Fu questo, probabilmente, uno dei fattori che fece diventare l'influenza spagnola del 1918-19 un'immane tragedia mondiale: i malati erano molto contagiosi prima di mostrare i segni più evidenti e debilitanti dell'infezione. Il patogeno viaggiava più veloce dei segnali d'allarme. E teniamo bene a mente che ciò avvenne prima della globalizzazione. Oggi tutto si muove più velocemente a scala planetaria, e i virus non fanno eccezione. Se la SARS avesse seguito il perverso modello dell'influenza, l'epidemia del 2003 non sarebbe rubricata tra i casi fortunati e non saremmo qui a congratularci per l'efficacia delle contromisure. La storia avrebbe avuto esiti più tragici.
C'è un'altra vicenda terribile da sviscerare, ma non riguarda, probabilmente, il virus della SARS. È ipotizzabile che la prossima Grande Epidemia (il famigerato Big One) quando arriverà si conformerà al modello perverso dell 'influenza, con alta infettività prima dell'insorgere dei sintomi. In questo caso si sposterà da una città all'altra sulle ali degli aerei, come un angelo della morte.
Categoria: SCIENZE

COMMENTO ALLA CITAZIONE:

Il fatto che la SARS si mosse per focolai estremamente localizzati, limitati, e rari, non permette di classificarla come pandemia ma solo come epidemia anche se si mosse in giro per il pianeta.
La SARS fu una botta di culo perché è stata tale: poco contagiosa, localizzata, con sintomi che precedevano l'emissione di germi; il Covid-19 non è (forse?) il Big One perché, se ha rispettato la previsione di diffondersi maggiormente perché più trasmissibile e anche senza sintomi quindi in maniera simile a un'influenza, non ha una letalità così influente. Tuttavia ha una infettività spaventosa che lo ha portato da essere una vera e proprio pandemia, cosa facilitata dalla globalizzazione e dall'ignoranza generalizzata, sia politica sia della popolazione (si, li considero due ambiti diversissimi).
Quando le due caratteristiche peggiori di SARS-COV e di SARS-COV-2 si uniranno, se lo faranno, sarà un disastro perché anche allora non saremo pronti.
La mancanza di interesse dovuta alla poca letalità di SARS ha diminuito i finanziamenti agli istituti di ricerca, fosse andata differentemente con Covid forse saremmo già stati quasi del tutto pronti.

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