AUTORE: Albert Einstein

TRATTO DA: Lettera alla moglie Mileva


Mileva, queste sono le mie condizioni:

A. Ti assicurerai che:
1. i miei vestiti e il mio bucato siano sempre tenuti in buon ordine.
2. che riceverò i miei tre pasti regolarmente e nella mia stanza.
3. che la mia stanza e il mio studio siano sempre puliti, e specialmente che il mio tavolo sia riservato al mio esclusivo utilizzo.

B. Rinuncerai a tutte le relazioni personali con me, a meno che non siano strettamente necessarie per ragioni di etichetta e di vita sociale. In particolare ti asterrai:
1. dal sederti accanto a me in casa;
2. dall'uscire o viaggiare con me.

C. Ti atterrai ai seguenti punti per regolare le relazioni personali con me:
1. Non ti aspetterai alcuna intimità da me, e non mi rimprovererai in alcun modo per questa mancanza.
2. Smetterai di parlare, se io ne farò richiesta;
3. Lascerai immediatamente la mia stanza da letto o il mio studio, senza protestare, quando io ne farò richiesta.
Categoria: MOTTO

COMMENTO ALLA CITAZIONE:

I social stanno trasformando Einstein in un fenomeno da baraccone; nessuno si interessa di capirci qualcosa di relatività, ma le citazioni di un presunto Einstein Filosofo quasi Santone sono infinite. Finiamola. Evitiamo di spingere in questa direzione; Einstein era uno scienziato geniale, magnifico, ma il fatto che fosse geniale nella scienza non vuol dire che era un genio in ogni ambito dello scibile umano.
Al giorno d'oggi il concetto di VIP - Very Important People ci ha soggiogati. Appena una persona diventa famosa per qualsiasi motivo, è la fine: viene considerata importante in ogni ambito, e si chiederà la sua opinione per ogni cosa, opinione che sarà subito incorniciata con applausi e urla. Un ragazzo ignoto fa una canzone su Youtube che diventa famosa perché il tizio si atteggia ad alternativo, e lo ritroviamo come giudice scopritore di talenti; un attore neanche bravo fa una parte drammatica in un film e lo ritroviamo intervistato al telegiornale in occasione di un servizio su qualche disavventura famigliare; un presentare si ritrovare a dirigere un documentario e il giorno dopo gli si chiede qualsiasi opinione scientifica.
La stessa cosa è successa ad Einstein: non gliene frega più a nessuno di capire perché la velocità della luce non può essere superata, cos'è una lente gravitazionale, o perché la relatività è importante per i GPS. No. Tutto ciò che ci frega e prendere la solita foto di un Einstein spettinato e simpatico e piazzarci una citazione che chissadio se è sua, basta che parli di amore fratellanza e buon cuore.
Einstein non era un filosofo: quando ha parlato di filosofia, ha parlato di Parmenide (col quale si identificava), non come uno sciamano indiano. E peraltro ha detto anche qualche cazzata. Einstein è stato un incredibile genio della fisica e della matematica, ma non della Scienza della Felicità. 
La bellissima lettera che qui leggiamo la scrisse alla prima moglie, pluricornuta, che infatti poi lo abbandonò essendo egli già invischiato con la cugina Elsa che infatti poco dopo sposò. Come si può vedere, oltre a farle le corna non ci pensava due volte ad essere veramente spietato. Con questo non voglio dire che Einstein fosse uno stronzo; ma di certo non era un santo.

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