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AUTORE: Ayaan Hirsi Ali

TRATTO DA: Infedele


Poi toccò a me. Ormai ero terrorizzata. "Quando avremo tolto questo lungo kintir, tu e tua sorella sarete pure". Dalle parole della nonna e da strani gesti che faceva con la mano, sembrava che quell'orribile kintir, il mio clitoride, dovesse un giorno crescere tanto da penzolarmi tra le gambe. Mi afferrò e mi bloccò la parte superiore del corpo. Altre due donne mi tennero le gambe divaricate. L'uomo, probabilmente un circoncisore tradizionale appartenente al clan dei fabbri, prese un paio di forbici. Con l'altra mano afferrò quel punto misterioso e cominciò a stringere e tirare, come faceva la nonna quando mungeva una capra. "Eccolo lì, il kintir" disse una delle donne.
Vidi le forbici scendere tra le mie gambe e l'uomo tagliò piccole labbra e clitoride. Sentii il rumore, come di un macellaio che rifila il grasso da un pezzo di carne. Un dolore lancinante, indescrivibile, e urlai in modo quasi disumano.
Poi vennero i punti: il lungo ago spuntato spinto goffamente nelle mie grandi labbra sanguinanti, le mie grida, piene di orrore, le parole di conforto e d'incoraggiamento della notta. "Resisti Ayaan, si fa una sola volta nella vita. Coraggio, ha quasi finito".
Terminata la sutura l'uomo spezzò il filo con i denti.
Mi addormentai, credo, perché solo più tardi mi resi conto che le mie gambe erano state legate insieme, per impedire i movimenti e facilitare la formazione della cicatrice. Era buio e mi scoppiava la vescica, ma sentivotroppo male per fare pipì. Il dolore acuto era ancoralì e le mie gambe erano coperte di sangue. Sudavo ed ero scossa dai brividi. Soltanto il giorno dopo la nonna mi convinse a urinare almeno unpochino. Ormai mi faceva male tutto. Finché ero rimasta sdraiata immobile, il dolore aveva continuato a martellare penosamente, ma quando urinai la fitta fu acuta come nel momento in cui mi avevano tagliata.
Impiegammo circa due settimane a riprenderci.
[...]
Lui venne dopo una settimana per esaminarci e togliere il filo dalla mia ferita. Ancora una volta furono atroci dolori. Per estrarre i punti usò una pinzetta, li strappò bruscamente mentre di nuovo la nonna e altre due donne mi tenevano ferma. Ma dopo questo, anche se avevo una spessa, ruvida cicatrice tra le gambe, che faceva male se mi muovevo troppo, almeno non fui più costretta a restare sdraiata tutto il giorno senza muovermi, con le gambe legate.
Categoria: NARRATIVA
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