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AUTORE: Ray Bradbury

TRATTO DA: Cronache Marziane


C'era una bianca cittadina silente sulla riva dell'estinto mare marziano. Era deserta. Nessuno vi si muoveva. Luci solitarie ardevano nelle botteghe per tutto il giorno. Le porte dei negozi erano aperte, come se la gente fosse improvvisamente partita, dimenticandosi di usare le chiavi. Riviste, portate dalla Terra sul razzo argenteo un mese prima, palpitavano al soffio del vento, intatte, già ingiallite, sulle reticelle metalliche degli empori. La città era morta. I suoi letti erano vuoti e freddi. Il solo rumore era il ronzio delle linee elettriche e delle dinamo, che ancora funzionavano, abbandonate a se stesse. L'acqua scorreva in vasche da bagno dimenticate, traboccava in salotti e camere da pranzo, scorreva nelle verande, rimbalzando infine nelle aiuole, a ravvivare fiori negletti. Nelle buie platee dei cinematografi i bocconi di chewing gum appiccicati sotto i molti sedili cominciavano a seccarsi, con ancora le impressioni lasciatevi dai denti. A un capo della cittadina c'era un razzoporto. Vi si sentiva ancora l'odore aspro e riarso lasciato dagli scoppi dell'ultimo razzo partito per la Terra. A lasciar cadere una monetina da dieci cents nel telescopio e puntando questo verso la Terra, forse si riusciva a vedervi la guerra immensa che vi infuriava.
Categoria: NARRATIVA

COMMENTO ALLA CITAZIONE:

Brano tratto da Le Città Silenti: rappresenta il pianeta svuotatosi all'improvviso per il ritorno in massa verso il pianeta natìo sconvolto da una devastante guerra nucleare globale.
A mio avviso una tra le descrizioni più agghiaccianti di una catastrofe.

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