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Ricordi del Covid

Categoria: RACCONTI

Inserito in DATA: 06/03/2021
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Oggi Facebook mi ha ricordato un mio messaggio di esattamente un anno fa. Dopo lavoro, forse 19:20, andai all'Eurospar a fare un po' di spesa e per la prima volta cominciai ad avere paura di questo virus.
Tornato a casa, scrissi quanto segue su Facebook:
Certo che è inquietante fare la spesa all'Eurospar con la radio che tra una canzone e l'altra dice "Per la sicurezza vostra e di chi vi sta intorno ai raccomanda di mantenere distanza dalle altre persone" e via dicendo...
Per la cronaca, siccome dicono di evitare i locali pubblici, mi sono comprato una cassa di Lasko per bere a casa.
 
Boia dio, me lo ricordo quel giorno. Si cominciava non più a ridere ma ad avere paura. Vagavo tra gli scaffali di un Eurospar con il 50% della gente che di solito c'era a quell'ora, e l'un l'altro tutti si guardavano circospetti. Qualcuno aveva i guanti, la musichetta in radio ogni tre o quattro minuti veniva interrotta per trasmettere quell'inquietanti messaggio. 
A un certo punto ci trovammo io e un tizio a fronteggiarci in un corridoio stretto e ci fermammo un secondo, lui si voltò e prese un'altra direzione per non passarmi a fianco. 
Cominciai a guardare gli oggetti sugli scaffali e pensai a quante persone li avevano toccati e quanti miliardi e miliardi di virioni dovevano esserci in quell'ambiente, in attesa come i ratti appestati. 
Mi voltai e mi diressi svelto alla cassa e decisi che d'ora in poi era meglio riempire il frigo e andare al supermercato il meno possibile. 
Era l'inizio del disastro, il lento tramonto del mondo che finora avevamo conosciuto, della nostra civiltà.
Era anche l'inizio della sconfitta della scienza, sopraffatta dai suoi scienziati.
Era anche l'inizio della disfatta della sanità, barricatasi dietro le chiusura e le limitazioni forzate, coi malati reclusi, con le persone impossibilitate a contattare, che si sentivano recriminare per essersi presentate al pronto soccorso senza motivi sanitari che lo richiedevano, con i ricoverati cui venivano pure tolto il cellulare affinché non contattassero l'esterno, coi morti in solitudine, con gli anziani terrorizzati all'idea di finire in ospedale, coi malati che dovevano richiedere prestazioni di ogni tipo a pagamento o erano mesi di attesa anche se avevi un tumore maligno incipiente, con i regolamenti giustificati solo dal protocollo che rendevano traumatico qualsiasi tipo di rapporto con una sanità che, da quel giorno, abbiamo scoperto essere pubblica solo perché da noi pagato, e spesso due volte (tutte cose di cui ho, sfortunatamente, notizie con testimonianza diretta mia, riguardanti vari centri, vari ospedali, vari pazienti che ho visto letteralmente violentati dalla sanità, dove la brava persona aveva un'incidenza pari a quella di centrare un Tre al Superenalotto.
E' stata la morte della società con una classe politica che ha cominciato a fare il teatrino delle marionette, vietandoci di andare al bar a meno di non stare seduti, di indossare mascherine anche se erano fatte di jeans rotti con un tampax nel mezzo, di stampare autocertificazioni che variavano settimanalmente, con obblighi e regolamentazione che cambiavano ogni mese all'ultimo minuto.
Ancora mi chiedo come possa esserci gente che in qualche modo giustifica quei politici che erano al potere, letteralmente, in quel periodo, quel periodo in cui non solo eravamo segregati in casa ma dovevamo pure sorbirci le camionette della Protezione Civile che ce lo ricordavano coi megafoni.
Quel periodo dal quale non ci siamo più ripresi.

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