Il richiamo della trota abbandonata: un'avventura in pesca

Categoria: PESCA

Inserito in DATA: 21/06/2019
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PROLOGO
L'avevo annusata. 
Non l'avevo vista, ma non so perché ero sicuro che lei ci fosse sotto a quei cespugli che dalla riva scendevano sull'acqua.
Non avevo visto nulla poco prima, né qualche settimana fa.
Nulla attestava la sua presenza lì, se non un richiamo tacito.
Mi preparai alla guerra.

I FATTI
Ero in un posto nuovo. Avevo dimenticato i waders a casa ed ero dopo-lavoro quindi una volta arrivato in postazione e accortomi della dimenticanza, non potevo farci più nulla per cui via di machete per farmi strada nella boscaglia non potendo scendere in acqua. Le scarpe antinfortunistiche non valgono proprio un cazzo come antiscivolo in acqua, già provate.
Vagolo a destra e a sinistra per un bel po' procurandolo solo graffi e tagli sulle caviglie per via dei rovi, i waders non mi servono tanto per l'acqua quanto più per queste piante del cazzo e per quei ragni di merda e quegli insetti fottuti.
Giungo in una zona dove non ero mai andato. In cielo si vede ancora la luce del sole che ormai dev'essere in tramonto ma sotto gli alberi e le piante è buio, da un po' ho già dovuto togliere gli occhiali da sole polarizzati.
Giungo in uno spiazzo dominato da piante resinose che mi impiastricciano tutto, rovi che mi tagliano in ogni dove e in cui impiglio ogni cosa che ha a che fare bene o male con me, tele di ragno o di chissà quale altra bestia immane, ragni neri che quasi sibilano e non fatemici pensare perché sono un po' aracnofobico e continuo a chiedermi che cazzo ci faccio qui. Di certo nessuno viene a pescarci, e la cosa è demoralizzante perché di solito, quand'è così, è perché o ci venivano ma hanno messo in freezer tutte le trote, oppure le trote proprio non ci sono.
Lontana mi pareva esserci una buca in ombra da dei folti rami di alberi, non potevo avvicinarmi di più né potevo andare dall'altra parte del fiume perchè era un inferno di rovi e ragni grossi come il mio pugno. Era da un po' che giravo per il fiume e avevo solo intravisto una piccola fario che però non ero riuscito a prendere perché senza waders dall'alto argine mi aveva visto lei, mi aveva fatto il dito e deriso e se n'era andata.
Ma quella buca lì mi ispirava. 
Piccola, sarà stato mezzo metro d'acqua al massimo ma l'acqua chissà perché era scura.
Ero ormai alla fine della sessione di pesca, breve per ovvie ragioni ovvero lavoro e tratta da fare piuttosto lunga per uscire dalle zone "note". Non ero vicino casa e quindi non avevo tanto tempo per pescare, un'ora o forse qualcosina in più e ne avevo già bruciato buona parte.
Le premesse insomma non invogliavano, si direbbe: ma quella buca lì mi chiamava.
Ne ero certo: c'era. Ero anche in buona posizione perché dall'altra parte del fiume e in mezzo a questi cazzo di rovi, questi cazzo di alberi, queste cazzo di piante e queste cazzo di tele di ragno che però non potevo toccare col machete perché avrei potuto disturbare il fantasma che non avevo dubbi si nascondesse in quella tana anche se nulla lo faceva pensare.
Faccio un po' di lanci con un Rapala Countdown CD5 preso apposta perché tutti mi dicono "Il Rapala è il top" ma io con questi pescetti non riesco proprio a famigliarizzare.
Lancio: niente. 
Riprovo: niente di niente.
Rapala CD5, Rapala classico, Minnow Nomura, niente di niente. 
Provo un ondulante Nomura da pochi grammi e con un occhietto simpatico, ondulante che tante soddisfazioni mi ha dato l'anno scorso, ma un cazzo di fottuto niente si muove.
Provo una gomma, in questa situazioni non c'è quasi nulla di meglio. Niente. Cambio varie gomme e cambio anche le teste piombate, sondo la superficie e il fondo, uso shad e grub e diocan ma niente di niente. Provo una testa piombata montando una gomma a pescetto verde coi brillantini: niente ancora, un cazzo fottuto di niente.
Ormai è una ventina di minuti che provo senza vedere nulla, almeno un cenno avrei dovuto vederlo, la coda che segue l'esca, un riflesso, un'increspatura anomala nel velo dell'acqua, e invece il mio armeggiare non smuove niente di niente.
E' chiaro che non ci dev'essere nulla e che mi sono sbagliato e me ne vado via, devo fare una bella camminata in mezzo ai campi per tornare alla macchina e ormai è tardi e sempre più buio. Chiudo la canna, e mi girano i coglioni. Ho fatto un po' di passi uscendo dalla radura e rientrando nel labirinto verde e nero ma mi fermo. La sento diocane, la sento, mi chiama, cazzo. Cazzo!
Ascolto i sibili e i mormorii del mio cervello come ogni volta che dopo una giornata di lavoro mi ritrovo in questi anomali silenzi rotti solo da uccelli e acqua, mi volto e ritorno nel bosco rimontando la canna.
Sono sicuro che c'è qualcosa. Se non c'è qualcosa in quella buca, non c'è nulla in tutto questo fiume, e visto come butta in Friuli questa è la conclusione più probabile. C'è di più, però: c'è la mia disperazione che mi fa sentire le voci di un animale che si dice sia muto. Deve esserci. Deve. Se non c'è niente in quella buca, non c'è niente in nessun posto, non c'è più niente in tutto il mondo. Quella buca è tutto, è ogni cosa, è un utero universale, è la caverna di Platone dalla quale non avremmo mai dovuto uscire, è la cripta della pietra filosofale, è il tabernacolo, è l'Arca dell'Alleanza, è l'Albero della Conoscenza.
No cazzo, la realtà è che si tratta solo di una buchetta in un fiume vuoto e inquinato e io semplicemente non ho pescato nulla e ho l'assoluta necessità prettamente nevrotica di sentire il morso in canna e recuperare un pesce che poi, dopo aver così barbaremente torturato, libererò. E' tutto qua.
Per questo torno indietro. E solo Ego.
Non è nessun fantasma, non è nessun richiamo, non è nessun sesto senso, non c'è niente di filosofico bensì c'è solo qualcosa di psicoanalitico: c'è nevrosi. C'è nevrosi ma come in qualsiasi altra cosa per cui l'Uomo si affanna sotto il sole, direbbe Qohelet.
Per cui ritorno indietro, rimonto la canna e torno alle origini con un bel Martin 6gr vespa giallo e al secondo lancio uno splendore subacqueo non può ingannarmi: era la pancia del pesce, di quel fottuto pesce di merda, e quella resistenza che ho sentito non è quell'alga di merda che sventola come una bandiera per corse di pesci di merda ma era la sua bocca di merda. Merda! Lo sapevo porca troia lo sapevo! Rilancio, rilancio, rilancio ma niente, non vedo né sento più niente e la nevrosi si fa isteria e la isteria si fa incazzatura e allora prendo un ramo e poi un altro e poi un cespuglio e rischio di perdere il cucchiaino e mi girano i coglioni e non prenderò più nulla e soprattutto ho veramente visto quella cazzo di pancia brillare? Non era il riflesso di un'onda, un po' di schiuma di detersivo, un sacchetto di plastica rivoltato da un mulinello, una lattina sverniciata e rotta che ho smosso dal fondale pieno dei residui dell'inutile attività umana?
Ho inciso il filo, taglio tutto e basta mi sono rotto i coglioni e vado a casa, ma come ho preso a fare da un po' di tempo ovvero è meglio rifare subito la montatura così poi la prossima volta avrò già tutto pronto, ma pronto per cosa poi. Taglio un'estremità di filo ormai rovinata, prendo una girella e faccio il solito nodo del cazzo, e cazzo e fanculo anche alla mia vista che ora oltre a non vederci più niente da lontano non ci vedo più neanche da vicino e devo allontanare le mani per fare il nodo, ma come fare poi il nodo con un filo dello 0.18 se lo tengo a mezzo metro dalla faccia, nel buio della boscaglia che è sempre più buio perché il sole è ormai tramontato e c'è solo luce tardiva che riesce a passare i monti della Carnia e ad illuminare i campi della Bassa?
Faccio il nodo, la girella è pronta e ci metto un cucchiaino per poi fissarlo all'occhiello e chiudere più facilmente la canna, ed è ora di fare il solito ritualistico Ultimo Lancio. Lo faccio sempre, un po' per scaramanzia, un po' per giocare con la fortuna, soprattutto per svolgere il filo e riavvolgere con un po' di tensione.
Ho messo, dopo così tante celebrità tra le esche da pesca, un cucchiaino da misero del cazzo: un Caperlan Weta n.3 di Decathlon colore Giallo Fluo, cucchiaino che mi piace sia perché costa poco, sia perché ha un sistema apposito e semplice per cambiare l'ancoretta con l'amo singolo. Caperlan per quel che ne so è l'unica che fa cucchiaini così, dotati di braccetto più lungo per poter sfilare facilmente l'ancoretta e metterci l'amo singolo, come lo pubblicizzano loro stessi che peraltro non vendono ami singoli. Un cucchiaino di questo colore lo puoi usare nei laghetti di gara, non in ambiente reale. Almeno così dicono. E invece il morso della trota dice cose ben diverse dai pescatore. Che botta. Che botta ragazzi. Era l'ultimo lancio e questa volta la fortuna arride al povero sudato e insozzato Bostro. E' lei, lei che io sapevo che era lì ancora prima di arrivarci, ancora mentre ero in ufficio al lavoro a rispondere al telefono e babare con gente che non deve darmi solo ma deve solo babare perché è sola, è lei che ho atteso e alla fine si è lasciata sedurro dall'imprevedibile che probabilmente non aveva mai visto. Ed è battaglia, è guerra e spero che il filo regga perché è pieno di detriti e arbusti ma ho appena tagliato il finale usurato e appena rifatto il nodo e sono pronto. Non la lascerò. Lei tira e gioca di forza, poi scoda e schizza acqua, quasi bestemmia ma poi si calma e da come la recupero intuisco subito che finalmente, anche in questo 2019, sono riuscito a prendere una marmorata. Faccio forza dall'argine, la sollevo e col guadino la raccolgo e la ringrazio perché ora ho più fiducia nel mondo dell'acqua che scorre in mezzo alla terra. C'è pesce. C'è pesce! La bacio e sa di pesce e per la prima volta non è un sapore cattivo. E allora vattene. Vattene, marmorata che mi hai chiamato e poi a lungo mi hai preso per il culo, vattene pesce muto che mi hai smerdato con quintali di muco, vattene pesce verso altre buche, altre zone d'ombra, altre mondi dove spero tu mangi e cresca e diventi forte e dove spero tu, con tutto il tuo daffare, un giorno mi avrai dimenticato perché quel giorno io tornerò con una canna da pesca, del filo trasparente, e una scatoletta di plastica piena di aggeggi strani di forma strana e colori ancor più strani e nuovamente insiedierò la tua quiete.

EPILOGO
Come chiudere, senza un epilogo? Dopo tanto eroismo, un epilogo deve esserci e dev'essere tragicomico, altrimenti non avrebbe senso. Da un anno mi sono comprato una action camera, ovviamente da pochi (pochissimi) soldi, una Thieye i60e perché mi ero rotto di imbrattare di muco il cellulare e ritrovarmi senza foto dei pesci pescati perché col muco il touchscreen fa quel cazzo che vuole e invece di una foto mi ritrovavo con Google Maps avviato con destinazione Kathmandu. La camera va bene ma a parte un bel video altro non sono mai riuscito a concludere perché o la dimenticavo, o la batteria finiva nel momento cruciale. Più di una volta mi sono trovato a spegnerla dopo un'ora o più di pesca senza vedere nulla sott'acqua e dopo averla spenta prendere una vera Regina.
Questa volta è andata allo stesso modo.
Dopo aver messo la trota nel guadino avviai la camera, che con una pinza tengo fissata al gilet, assicurandomi che la registrazione fosse ok, quindi mi apprestai a liberare la trota. Scesi dall'argine, mi inginocchiai e bagnai la mano, la trota si era ormai già slamata da sola e così la sollevai e la esposi bene davanti all'obiettivo, quindi ossigenai per bene la marmorata e la mollai quando ormai era in piena forza tant'è che con la coda fece una gran schizzata d'acqua dritta sulla mia faccia. Che animale!
Potevo tornarmene a casa sereno con una cattura e un bel video, camminavo per i campi che si scurivano pian piano ma fuori dalla boscaglia mi accorsi che c'era più luce di quanta pensassi, fischiettavo e sorridevo, guardavo il cielo e un serpente che mi passò davanti lo salutai come un vecchio amico, un'oca starnazzò e la salutai di rimando, la merda che calpestavo e che ricopriva i campi l'annusavo a narici spalancate come profumo di mirra e incenso e mirto, la canna chiusa in mano come un bastone da passeggio e il guadino come una bandiera di libertà, puzzolente di muco di trota, e come un perfetto deficiente allegro finalmente raggiunsi il furgone. Misi tutto nel baule, salii, lo accesi, presi la cicca elettronica che non mi porto mai dietro tanto in quei casi non mi serve, accesi la camera per vedere il video e diobojeeeeeee. C'erano circa sei o sette secondi. Che cazzo era successo? C'era un secondo video girato poco dopo, ma stranamente cominciava quando in realtà pensavo di aver interrotto la registrazione. Perché? Feci mente locale e capii, perché il momento in cui il video della liberazione si interrompeva lo ricordavo bene: era proprio quando mi chinai per bagnarmi la mano. La mia enorme panza aveva creato una frappa che doveva aver schiacciato il pulsante di interruzione della registrazione, posizionato in alto e ben in vista. Incredibile! Questa videocamera porta una sfiga che ha quasi dell'incredibile. Per fortuna, in quella cazzo di manciata di secondi, un'occhiata al pesce si riesce a dare, e questa volta ho almeno una prova.

Materiale a corredo


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