Ricordi di una festa della birra ad Ostarije, Croazia

Categoria: RACCONTI

Inserito in DATA: 15/03/2019
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Ostarije una sega! Tornavo dal viaggio in moto in Bosnia, era tardo pomeriggio e passando per questo paesino vedemmo che stavano allestendo una festa della birra. Trovammo da dormire nelle vicinanze, come perderci una festa della birra in un paese sperduto nell'interno della Croazia? Ci lavammo e tornammo a Ostarije che era l'imbrunire: ci si palesò subito un incubo. Doveva essere una zona di zingari. Gente con faccia da tagliagole che urlava sguaiata! Appena arrivammo una vecchia strega con tre denti e tre tizi con lei ci urlò qualcosa ridendo e indicando le moto e il suo gruppo di zingari, Panada mi chiese se avevo capito cosa voleva e io gli risposi "Ha detto che ci chiava le moto appena ci allontaniamo!". Legammo le moto con un catenaccio a un albero mentre centinaia di zingari ci guardavano in malo modo. Andammo a comprare una birra e stranamente notammo che differentemente dal resto della Croazia qui non eravamo di certo i benvenuti, dietro alle griglie cuochi lerci cucinavamo orrende salsiccie aromatizzandole col loro sudore e il loro moccio mentre bevevano birra, sbronzi a morte. Scambiai due chiacchere con una ragazza dietro al banco che era contenta di parlare con un italiano perché lei studiava a milano ed era qui per le vacanze ma di colpo guardò oltre la mia spalla interrompendo immediatamente il discorso quindi, quasi spaventata, se ne andò. Guardi nella stessa direzione, voltandomi, e vidi il cuoco che mi fissava in malo modo. Arrivò Panada e mi disse "Diocane qua ci tagliano la gola" e io gli risposi che sapevo già chi l'avrebbe tagliata a me. Parlando a bassa voce appoggiati al banco e bevendo una birra, gli riepilogai l'accaduto mentre attorno qualcuno ci guardava male e un altro cuoco andò a parlare con la ragazza e guardava anche noi, e dopo un po' lei tornò e facendo finta di prendere bicchieri ci disse "Mi dispiace ma mio padre non vuole che io parli con voi" e capimmo che il cuoco baffone e lercio era il soggetto in questione. Sfortunatamente avevamo già ordinato da mangiare e fu proprio suo padre e ci scaraventò nel paitto con le mani la peggiore bistecca e la peggiore salsiccia che abbia mai visto nella ex-Jugoslavia da quando vi giro, il tutto dopo essersi asciugato il sudore che era come una fontana dalla sua pelle, e grattato il naso. Ci veniva da vomitare ma continuava a fissarci male e ci guardò anche mentre ci eravamo seduti per cui decidemmo che qualcosa bisognava comunque mangiare. Ci scattavamo foto a vicendo solo per controllarci le spalle e finte foto panoramiche per poter aver la scusa di dare un'occhiata alle moto. Il cibo era immangiabile, boidio era una schifezza piena di grasso e carne acida, mangiammo qualche boccone e ci dicemmo "Bon porcodio che vadano a fanculo questi zingari del cazzo" e mollammo tutto lì e andammo a berci un'altra birra. Ma il clima era veramente pessimo e non si riusciva a far proprio i gradassi, avvicinandoci al bancone la tipa di prima si allontanò e non riuscivamo ad ordinare per cui decidemmo di attraversare la strada e andare nel chiosco di fronte ma lì era un inferno di zingari sbronzi e al banco non c'era nessuno e alcuni cominciarono ad urlarci qualcosa allora tornammo al chiosco di prima e ci girarono i coglioni e ricordo che Panada disse "Porcodio vada come vada" e urlò a un tipo perchè venisse a darci da bere, e questo atto di coraggio sembrò quasi alzare il nostro valore perché il tizio ci squadrò e venne a darci le birre. Birre che peraltro costavano pochissimo, c'erano dei frighi verticali cui avevano tolto i ripiani per fare spazio a colonne di bottiglie di birra stese una sopra l'altra e nonostante tutto svanivano alla velocità della luce. Prendemmo le birre e per precauzione ci allontanammo, passamo da lontano per guardare le moto ma senza dare l'idea di tenerle troppo sotto controllo anche perché le avevamo parcheggiate in una zona in ombra e isolata arrivandoci coi fanali spenti. C'era un vecchio ponte in pietra molto bello sopra un letto di torrente asciutto, il ponte era in pietra e sacco ad archi con candele sui passanti, bellissimo e ci andammo per dare un'occhiata ma arrivati al ponte ci accorgemmo che era pieno di ragazzini che fumavano e bevenano al buio e cominciarono a guardarci in malo modo. Non c'era nulla da fare, eravamo fuori luogo e gli animi si stavano scaldando e non era il caso di fermarsi più a lungo quindi tagliammo la corda e ce ne andammo a dormire. Non ho mai avuto così chiara la sensazione che quella sera avrei perso la moto, il portasoldi, in cambio di un occhio nero, come in quel posto di merda, non mi sono sentito così minacciato in nessun altra parte del mondo come ad Ostarije ed è infatti da quel giorno che vorrei tornarci. Se vi interessa, era la magnifica festa della birra di ferragosto di Ostarije, Croazia.
Il ricordo mi è rinato da questo post di Average Furlan Guy su Facebook.

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