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Pesca a mosca, il lancio PARTE 3: l'arrivo sul fiume e primi lanci in acqua

Pesca a mosca, il lancio PARTE 3: l'arrivo sul fiume e primi lanci in acqua

CATEGORIA: PESCA
Inserito in DATA: 30/01/2018
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Era ora di provare a lanciare in acqua. Da un mese sto facendo prove di lancio in capannone, sul cemento, e qualche volte col sole all'aperto, però erano sempre situazioni anomale perché, ovviamente, quando si pesca... si pesca in acqua. L'acqua crea resistenza, e appesantisce la coda; inoltre volevo provare a montare una mosca vera e vedere come si comportava il terminale in acqua.
L'acqua è infatti tutta un'altra cosa. La coda che si stend ein acqua subisce la tensione superficiale del liquido, e ne rimane come lievemente incollata. L'acqua poi si deposita sulla coda, e la appesantisce leggermente. Il terminale deve distendersi sull'acqua oltre la coda di topo, e la mosca deve starne lontana e, nel caso della secca, deve galleggiare ma non  vicina al terminale, come se questo fosse un serpente arrotolato con la mosca nel mezzo.
Infine, c'è la questione dragaggio: quando la mosca è in acqua, deve muoversi con la corrente come unica forza motrice. Se la corrente trascina la coda di topo (o il terminale) più della mosca, quest'ultima comincerà ad essere tirata dalla lenza in maniera innaturale, ovvero più veloce (o più lenta) della corrente, e siccome il pesce non è un coglione si insospettirà. Per evitare il dragaggio da un lato bisogna tirare bene, dall'altra bisogna agire sulla lenza stesa.
Infine, voglio provare il roller cast ovvero il lancio arrotolato che nella pesca a mosca è fondamentale. I lanci già visti basico e a doppia trazione, infatti, sono belli e fondamentali da conoscere ma difficilmente utilizzabili a meno di non essere nel mezzo del Tagliamento!!!
Il lancio arrotolato serve invece proprio a stendere la lenza in avanti senza tirarla indietro, e in un torrente frondoso meno si fa volteggiare la coda, meglio è.
Tuttavia in capannone non riuscivo a farlo, e il motivo dopo un po' di prove è stato chiaro: funziona solo con la resistenza attuata dall'acqua sulla coda di topo. Sul cemento, liscio e scorrevole, è impossibile. Avevo fatto una prova all'apertu sull'asfalto ruvido e umido e avevo notato che andava già un po' meglio, ma mi serviva acqua.
Così domenica 28 gennaio, forte del bollettino appena pagato e dello stupidissimo modulo temporaneo per gennaio 2018, sono andato a Titiano dove c'è la chiesetta della Madonna della Neve per avere acqua e spazio a sufficienza.
Mi sono preparato e ho anche legato una mosca.
Per l'occasione ho usato delle mosche comprate su Amazon a poco prezzo: ho già imparato con lo spinning che si perdono molte esche, ed è meglio dunque per cominciare utilizzare roba economica. Sono delle moschette veramente piccole, ami penso del 12-14. Il bello è che le mosche ricevute non c'entravano un cazzo con quelle ordinate, ma vabbé.
Ho legato la mosca, ho preparato la canna, la coda, ho fatto il primo volteggio e mi si è ingarbugliato tutto. Una cosa che non avevo in capannone era infatti l'erba al suolo che annoda la lenza senza che te ne accorgi, dioboe!
Ho ricominciato, ho provato a far volteggiare la lenza come mi veniva in capannone ma niente da fare. Il vento lavorava contro di me, e anche se ce n'era poco, era abbastanza per fottermi. La coda di topo cadeva in acqua miseramente e tutta attorcigliata.
Poi ho preso le stoppie e il canneto alle mie spalle anche se era 3 o 4 metri distante!
I primi lanci completi che sono riuscito a fare erano pietosi, la lenza non partiva e formava tante sinuosità e la mosca finiva a pochi metri da riva. Mi sono così reso conto che un altro problema era lanciare da una riva più alta di circa 1mt del livello dell'acqua! Dovevo infatti imparare ad aggiungere un più ampio movimento "DOWN" per accompagnare la lenza più in basso.
Insomma, all'inizio mi sono demoralizzato.
Ma dopo un po' ho ingranato.
Infatti le mie prove bene o male mi avevano fatto conoscere il concetto e col concetto puoi capire come intervenire sul fatto reale.
Così, dopo un quarto d'ora ho cominciato ad avere risultati.
Anzi, mi ci trovavo pure meglio!
Gli ostacoli bene o male ti costringono a fare determinati movimenti che, paradossalmente, quasi migliorano il movimento. L'acqua trattiene la coda per cui, al momento di recuperare a farla stendere all'indietro, torna con più uniformità, e allo stesso tempo più uniformemente si stende in avanti.
In poco tempo ho compreso dove sbagliavo, come modificare i movimenti, e sono riuscito anche a fare dei bei lanci.
In alcuni momenti ho avuto risultati migliori e più frequenti dei lanci in capannone.
L'acqua è stata istruttiva perché così potevo vedere la mosca posarsi sulla superficie, e così potevo vederla trascinata dalla corrente.
Sono andato dove il fiume muoveva le acqua in maniera diversa a seconda delle zone, e ho fatto dei lanci ed ho potuto vedere dal vivo il famoso dragaggio.
E ho visto che il lancio arrotolato è infinitamente più facile da fare sull'acqua.
E' stata una giornata altamente costruttiva, e sono stato molto soddisfatto del risultato, dei risultati, che ho raggiunto praticamente da solo.
Ho scoperto che le mosche si bagnano in fretta e così si appesantiscono e sprofondano, che quindi bisogna fare falsi-lanci anche al solo scopo di farle asciugare un po' perché quando sono bagnate sono così brutte che hanno la stessa appettibilità di una bistecca avariata.
E ho anche scoperto che le mosche si distruggono man mano che si impigliano sui cespugli: a fine sessione quella che avevo su l'ho dovuta buttare, le ali non esistevano più.
Ma di tutto questo racconto, cosa resta?
In realtà è stata tutta un'introduzione per un aneddoto.

ANEDDOTO:

A un certo punto il vento mi faceva volare la lenza in giro e un po' mi inquietava, per cui tenevo gli occhiali ben schiacciati per evitare di cavarmi un occhio con la mosca. Recupero, falsi lanci, tiro: lancio con la destra, ma la lenza vola a sinistra per via dell'aria.
Mi è venuto in mente il libro di Magliocco, dove durante un lancio con vento - a inizi carriera - gli si piantò la mosca sul lobo dell'orecchio.
Recupero, falsi lanci, e tiro. Il vento è calato, tutto ok ma devo stare più attento a trovar eil momento giusto per lanciare.
Recupero, falsi lanci, e tiro, ma all'ultimo sento la mosca prendere le stoppie per cui riprendo la coda e ricomincio.
Recupero, falsi lanci, e tiro... e vedo la coda di topo che si adagia al suolo, ad arco, di fronte a me. Mi giro, e non capisco cosa ho preso, la coda è lì e non vedo dove può esserci presa la mosca. Le stoppie sono lontante, gli alberi anche.
Penso a un mio lancio particolarmente sfortunato magari si è presa su un filo d'erba, per cui recupero e strattono per sbrogliarla e ricominciare, e mi si muove il berretto.
Tiro ancora un attimo, ed è tutto chiaro. Diocaro la mosca si era piantata proprio sul berretto!!!
Per fortuna dove c'è il doppio bordo.
Cristo ma qua ne vengo fuori sfregiato?
E allora, comunque, ho pensato... Ma non è che i pescatori a mosca, quelli col cappello con tutte le mosche sopra... non è che loro semplicemente non sanno che sono lì e le hanno semplicemente date per disperse?

MATERIALE A CORREDO


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