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Besol tal Tiliment 2011

Besol tal Tiliment 2011

Categoria: MOTO

Inserito in DATA: 18/08/2011
Questi sono i momenti che mi fanno apprezzare il mio Friuli. E soprattutto il fatto di avere un'enduro stradale.

Ho chiuso baracca alle 19, dopo una giornata terribilmente afosa e piena di casini, con punte di 36°C, con la maglietta neanche pezzata, ma proprio tutta sudata fino ai lembi inferiori. Avevo il costume ancora legato sull'elastico della moto, per cui subito prima di chiudere avevo sostituito le mutande con questo fantastico indumento indispensabile in ogni viaggio (per principio, ne metto sempre uno in borsa).

Chiudo tutto, dunque. Attraverso la strada e mi fermo da Lidl a comprare una lattina di BitBurger che infilo nella tasca dei bermuda, quindi parto. Attraverso veloce Iutizzo e Camino, imbocco Pieve di Rosa, prendo a cannone la sterrata che è pure un po' fangosa per gli irrigatori ma me ne sbatto. Sono fradicio, ma sento già l'aria rinfrescata dal fiume. Faccio l'ultima curva in bomba totale, e ringrazio dio che nessun'auto stava andandosene altrimento ero bello e spacciato.

Scendo sulla grava, sorpasso un po' di sabbia, faccio una salita, arrivo sul ghiaione mentre un bambino guarda atterrito l'Africa che scoda paurosamente in una discesa e successivo saltino, e parcheggio la moto sul cavalletto centrale a pochi metri dall'acqua.

Il sole sta calando, ho circa un'oretta. Memorizzo bene dov'è l'uscita, questa volta, per non ritrovarmi come la notte prima, andandomene da una grigliata a mezzanotte, a vagare sul ghiaione senza trovare la strada giusta.

Mi tolgo i vestiti, mi tolgo le scarpe, prendo la birra e appena metto i piedi in acqua mi viene quasi la pelle d'oca, tant'è gelida. Faccio un muretto coi sassi e ci incastono per bene la birra. Qualche decina di metri oltre me alcune famiglia coi bambini stanno sbaraccando il loro campo. Mi butto in acqua anche se è gelida, lo faccio senza tergiversare tanto perché so che anche se ritardo comunque poi mi ci sarei buttato lo stesso, e il tempo stringe. Che bene! Vado sott'acqua e sento la testa che prima era rovente raffreddarsi per bene.
, quindi esco e sto a galla a farmi trasportare dalla corrente.

Mi sento ritonificato. Il corpo è gelido, la testa è gelida. Vorrei quasi farmi portare dalla corrente fino alla fine del mondo.

Quando dopo un po' esco dall'acqua, zoppicando perché i sassi mi fanno male sulle palme dei piedi, ma anche perché la caviglia rotta con l'acqua gelida si è indurita, mi sento bene, non ho più caldo, anzi, ho quasi freddo. Il sole cala ancora. Ritorno alla moto che è un po' più su, raccolgo la birra, e mi siedo in acqua a gustarmela, guardando il sole che cala.

La morosa è in ferie, lontana, è appena partita ma, lo ammetto, già mi manca! Io sono solo a bordo fiume, bagnato, che bevo una birra di fronte ad un tramonto magnifico, la mia moto accanto, e mi rendo conto che, nonostante tutto, sono un ragazzo fortunato.

Dopo un po' comincia a farsi scuro.

Mi tolgo il costume stando dietro la moto per non mostrare "ogni mio bene" ai poveracci poco distanti, già costernati da questa mia strana comparsata. Risalgo in sella, il costume legato sull'elastico a prendere aria. La maglietta è ancora sudata e ne sento ancora il calore del mio corpo addosso, prima del bagno tonificante.

Riparto, con due sgommate esco dal fiume concedendomi anche un saltino su un dosso risalente l'argine.

A Camino decido di non fare la strada normale, ma di andare per campi. Una decina di km di sterrata fa sempre bene, soprattutto quando ti fermi a fare la pipì e vedi lontane, dietro gli archi d'acqua dei getti degli irrigatori, le montagne diventare rosse invase dal tramonto di un sole immenso. Mi vorrei accendere una cicca. Metto le mani in tasca, e guardo il sole andarsene a nanna. Provo quasi le stesse emozioni provate di fronte agli immensi tramonti Sahariani, solo che quelli durano ben meno, il sole di solito crolla dietro l'orizzonte in poco tempo.

Ritorno a casa con un buon umore e, lo giuro, è cosa piuttosto rara!


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