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Il perché di... un fumatore! - Prima puntata

Il perché di... un fumatore! - Prima puntata

Categoria: FUMATORE

Inserito in DATA: 10/04/2010
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Ho iniziato a fumare il 31 marzo 1988. A dire la verità, riguardo l'anno non sono molto sicuro. Il problema è che io sono convinto di avere iniziato in terza media; un mio ex-compagno di classe, invece, insiste dicendo che era la seconda media. Ho dei dubbi in merito poiché essendo successo il 31 marzo, se penso alla second media è un po' troppo presto, perché non ricordo di aver già familiarizzato, in quel periodo, con Giò, un mio caro amico complice dell'iniziazione al vizio. Dovrei inoltre fare dei conti, poiché non sono pienamente sicuro che l'anno coincida con il 1988.
Ma chi se ne fotte. 
Sono particolari. Sfumature.
Fatto sta che tra le due interpretazioni, quella che tira in causa la terza media pare la più plausibile. Ricordo infatti che le prime boccate (non - come si dice in gergo tecnico - a polmoni) le tirai a casa di Giò, dove passavo qualche ora mentre marinavo il corso di latino che i miei genitori volevano farmi fare per prepararmi al Liceo. Figuratevi quanto io, ragazzino di 13 anni, ero contento di passare pomeriggi soleggiati in classe a leggere Asterix in una lingua morta di 2000 anni... visto che, oltretutto, la mia passione per l'informatica - allora agli albori - si scontrava proprio violentemente con la scelta dei miei di mandarmi in un liceo, peraltro di preti (fin dalla giovine età sono stato ateo, perlopiù anti-cattolico).

Insomma, le prime boccate le feci in compagnia, e fin qui si potrebbe dire che sono stato spinto dalla società, dalla mia di fare "come gli altri", di voler fare il duro, eccetera... Queste amenità hanno rotto le palle! Sono anni che si tira in ballo, per i più svariati argomenti, la scusa dell'influenza sociale... Senza saperla giustificare, spiegare, sistematizzare; senza, in pratica, saper dire bene che cosa cazzo sia l'influenza sociale!.
Tuttavia, non successe così: quelle prime boccate restarono un gioco, che presto finì. Tempo dopo, invece, passai un mese d'inferno, in cui feci alcune litigate coi miei genitori, iniziate il giorno del mio compleanno e che si protrassero per una ventina di giorno fino a quel fatidico 21 marzo. Allora ero solito, per rilassarmi, andare a fare qualche camminata al parco delle Risorgive, un bellissimo parco qui a Codroipo con sorgive d'acqua e la natura che impèra. Quel giorno stavo mettendo in ordine in cantina il mio "vecchio" kit da mago; (più) da bambino, infatti, mi piaceva la prestidigitazione, e durante le feste dei miei genitori coi loro amici facevo qualche spettacolo, che poi veniva remunerato a monete.
Insomma, in quel bagaglio di arti magiche vi era anche un pacchetto di sigarette John Player Special comprato in Thailandia dai miei qualche anno prima durante un viaggio. Mio padre aveva smesso di fumare quando circa io avevo un anno, mia madre invece fumava ancora, e tuttavia quelle sigarette non le aveva mai toccate perché troppo pesanti. Questo pacchetto lo usavo io per qualche trucco di magia: facevo uscire da sola una sigaretta dal pacchetto, o la facevo sparire tra le mani. Avevo proprio quel pacchetto tra le mani quando i miei mi fecero incazzare di brutto, e fu quasi istintivamente che presi due di quelle sigarette, le infilai nel passante della cintura per nasconderle alla loro vista, inforcai la bicicletta ed andai alle Risorgive forse con l'idea di fare idealmente un torto a loro fumando. Andai in un angolo del parco che conoscevo, in cui stranamente nessuno passava mai; c'era un ansa dei rivoli d'acqua molto bella, con le piante tutt'attorno a nascondere la panchina alla vista altrui. Mi sedetti, e tirate fuori le sigarette rimasi un po' a guardarle. Ricordavo di quando le prime volte avevo tirato un po' di fumo a casa di Giò. Decisi di accenderla, e questa volta avrei provato a tirare "a polmoni", "a petto", ovvero a buttare giù del tutto il fumo aspirato, come avevo sentito dire che "andava fatto". Era tutto ancora a livello di leggenda, per me.
Accesi la sigaretta, detti un tiro, e stranamente non tossii, un colpetto o due e basta. Ma il sapore... lo ricordo ancora... la sensazione bruciacchiante del fumo che scendeva per l'esofago, inondava del suo rassicurante calore i polmoni, quindi se ne usciva in misteriose volute di fumo dalla mia bocca, lasciando quell'amarognolo così buono in bocca. La prima sigaretta durò pochissimo. La seconda, che in realtà avevo portato in caso la prima non avesse funzionato, fu una manna dal cielo; mi piacque infatti così tanto la prima, che mi accesi subito la seconda, e fu ancora più meravigliosa. Forse i miei polmoni, appena abituatisi al fumo, si stavano riassestando, forse la mia bocca aveva già una prima patina di catrame sul palato e sulla lingua, forse... non lo so, ma so solo una cosa: quando fumai quella seconda sigaretta pensai che era buonissima. Cominciò a girarmi un po' la testa, mi appoggia, quasi mi stesi sulla panchina in legno fumando il resto della John Player Special con avidità.
Finita, la gettai, e rimasi seduto sulla panca a pensare a ciò che avevo fatto: droga, divieto, parole magiche in bocca ad un ragazzino di 13 anni che stava crescendo un po' troppo solo, un po' troppo pensando alla vita... Ma soprattutto quel sapore amarognolo in bocca, e quel calore bruciacchiante nei polmoni, due sensazioni bellissime che mi resteranno sempre tali, sigaretta dopo sigaretta, nel corso degli anni, fino al 31 marzo 2010.

Era dicembre 2008: mi trovavo in Libia in moto, e patii tutta la poca capacità ossigenativa dei miei polmoni. Sono alto, e non sono per nulla magro: mi considero anche in parte dotato di una rispettabile forza fisica, considerato la mia vita sedentaria. Sulle sabbie del Sahara con una bicilindrica, dormendo sempre al freddo in tenda, senza mai una doccia calda, mai una poltrona, mai un attimo di tregua rilassante come quella che si può avere in casa o in albergo, non è da tutti; e di ciò non mi vanto, ma ringrazio il caso che mi ha creato così. Tuttavia mi sentivo limitato enormemente dalle sigarette. Avevo difficoltà respiratorie, non riuscivo ad assimilare sufficiente ossigeno, durante gli sforzi più grossi tossivo ed avevo attacchi asmatici cercando il più possibile di immettere aria nei polmoni.
Ciò che mi dava ancora di più i nervi, però, era che continuavo a fumare come un turco. Ho cercato di limitarmi, per venire in aiuto... di me stesso! - ma senza riuscirvi.
Torno, passa qualche mese, e con l'arrivo della bella stagione ricomincio a fare giri in fuoristrada, e di nuovo patisco di debito d'ossigeno; mi torna alla mente la vicenda libica. Ma, da buon fumatore, non ci faccio molto caso e lascio che la mia dipendenza psicologica dalla sigaretta lasci svanire queste sensazioni nel confortante oblio dell'inconscio.
Non posso però ignorare il peggioramento continuo della mia respirazione, e passo ai filtrini piccoli. "Passi a che?" - E' vero, si necessita una digressione. Da alcuni anni fumo sigarette fatte a mano. Da svariati anni, per inciso. Mi piacciono molto. Ho iniziato a fumarle da militare, perché il rullare mi aiutava a passare il tempo; ho continuato perché sono più buone, e nel complesso costano circa la metà delle Marlboro.
Serve ora una digressione tecnica. Fumavo sigarette con filtrini da 8 mm, come si chiamano oggi, i "Regular". Esistono anche filtrini fini da 6mm, detti "Slim". Fate attenzione alle sigarette fai-da-te! Sono bastarde! Con i filtrini da 8mm, la quantità di tabacco dentro una sigaretta è di molto superiore a quella dentro una sigaretta normale pre-confezionata! Inoltre le sigarette fai-da-te non soffrono di autocombustione come le altre. Ovvero, prendete una Marlboro e fumatela mentre fate altri lavori. Vedrete che farete ben pochi tiri, impegnati a fare altro la sigaretta resterà a farvi compagnia penzolante dalle labbra riducendosi pian piano in cenere; con una sigaretta fatta a mano, invece, il numero di tiri sarà di molto superiore, 3 o 4 volte almeno, poiché noterete che la sigaretta, se non tirata, si consuma molto lentamente e tende a spegnersi. Lavorando sulla moto, ad esempio, mi è capitato di avere la stessa sigaretta in bocca per più di mezz'ora, riaccendendola ogni tanto.
Insomma, io fumavo sigarette da 8 mm ma avevo notato che da un anno circa ero crollato: i polmoni erano intasati, avevo sempre tosse, attacchi d'asma. Fumavo circa una ventina (abbondante) di sigarette al giorno. Questo crollo che avevo subito era imputabile solo a quel tipo di sigarette, e non mi stupii più di tanto, dunque, quando lessi un articolo riguardante le sigarette fatte a mano: la maggior parte dei ricoverati con cancro ai polmoni imputato alle sigarette fumavano sigarette fatte a mano! Alla faccia del buonsenso da quattro soldi quotidiano, secondo cui "Fanno meno male", "Sono più pure", "Ne fumi di meno", eccetera...
Decisi di dare un taglio netto, abbandonai i filtrini da 8 mm e passai a quelli da 6 mm. In termini di durata di un pacco di tabacco Pueblo: con i filtrini da 8 ci si fanno circa 30/40 sigarette; con i filtri da 6 circa il doppio. Si noti che il Pueblo ha un pacco più piccolo di 10 grammi rispetto agli altri tabacchi normalmente distribuiti, come il Drum o il Samson.
Qualcosa cambiò, e tuttavia suppongo che incrementai inconsapevolmente il numero di sigarette, poiché non mi soddisfano molto le sigarette fini. Io nelle sigarette cerco indubbiamente una soddisfazione tattile: mi piace sentire la sigaretta tra le dita, mi piace maneggiarla, mi piace lasciarla penzolare dalle labbra; tutte cose che risultano più complesse da fare con una sigaretta fina.
Durante il viaggio in Tunisia a dicembre 2009 di nuovo mi ritrovai a fumare molto, ed a patire del mio debito di ossigeno. Quando mi ritrovai all'inizio della traversata desertica con la moto sprofondata, mi bastò scavare e spingere per 10 minuti per crollare. I polmoni si gonfiavano dentro la cassa toracica tentando quasi di sfondarla, spalancavo la bocca e la gola per immettere più aria possibile nei polmoni ma non era mai sufficiente, inoltre più forte aspiravo più mi veniva da tossire, una tosse ssecca ed isterica che mi toglieva il respiro e mi procurava un gran bruciore interno. Fu il dramma.
Decisi di dare un taglio a questa amicizia diventata ormai un po' invadente appena tornato a casa: ed infatti, mi auto-limitai a 10 sigarette al giorno. Ci riuscii per ben poco tempo, poi cominciai a sforare, restando comunque tra le dieci e le quindici. Ma il limitare le sigarette, per un fumatore, è un'azione inutile e quasi contro-senso. Innanzitutto, limitare significa fare qualcosa di essenzialmente temporaneo: non si riuscirà mai a fare diventare un'abitudine il fumare meno di quanto si vuole. Inoltre, limitare porta quasi a creare un'ansia legata a due fattori: l'attesa della sigaretta successiva; la paura di non avere sufficiente margine per chiudere la giornata.
Primo fattore: fumi una sigaretta, e sei già che pensi a quella successiva. E' drammatico perché cominci a pensare che se per caso succede un casino, o qualsiasi evento-richiama-cicca, tu non potrai fumarla! Per cui sei molto più ansioso, e questa situazione, se non superata a livello mentale, ti riporta, prima o poi, a rifumare senza limite. A ciò aggiungo una cosa mia: il fumare sigarette in numero limitato è il massimo del concetto di dipendenza! Poiché se fumi, devi ti godi appieno il vizio fumando sigarette ogni volta che vuoi, altrimenti diventa una dipendenza insensata, per cui fumi sigarette solo perché devi. Il fumare poche sigarette è un'azione inutile, che ti lascia solo le sigarette che soddisferanno la tua dipendenza dalla nicotina, non te stesso!
Secondo fattore: devi stare iper-attento ai conti. Io ad esempio mettevo 10 filtrini in una scatoletta, ed ogni volta che ne prendevo uno contavo i restanti, facendo mente locale a quante ore mancavano ancora a fine giornata. Bene, immaginate la seguente situazione: sono le 17, mi avanzano 3 filtrini; faccio due conti e dico che una la fumerò prima di cena, una dopo cena, una prima di andare a letto e sarò a posto. Invece ti chiama un amico e ti chiede di andare da lui ad aiutarlo a fare un lavoro. Già ti trovi in crisi: "Ok, salto quelle di prima e dopo cena e le uso per fumare mentr elavoro con lui". Quindi, finito il lavoro, ti invita a bere una birra; ed a questo punto sei fottuto, perché ti avanza solo un filtrino, ed inevitabilmente al bar vorrai fumare di più. Per cui finirai con lo scroccare sigarette al tuo amico, che magari fuma cicche cattive e così tu ti sentirai doppiamente insoddisfatto! E, come sopra, sentirai, delle sigarette, solo la tua dipendenza da loro, e non riuscirai a fuire della grande soddisfazione che le sigarette sanno darti.

Si, lo ammetto. L'avete letto, e non ho sbagliato a scrivere. LE SIGARETTE DANNO TANTISSIMA SODDISFAZIONE!
E qui arriviamo al punto. 31 marzo 2010: è il mio fumanniversario. Compro nuovamente i filtrini da 8 mm per l'occasione e fumo più sigarette possibili. La sera vado al bar e fumo come un turco con gli amici bevendo birra. Torno a casa, e col cellulare mi faccio un video mentre fumo una sigaretta. Quindi vado a letto. Il giorno dopo mi sveglio e butto via tutto il mio tabacco, filtrini, cartine. Da tempo avevo deciso di smettere di fumare il 1° aprile, dopo il mio fumanniversario. Tengo solo un pacco nuovo di tabacco Pueblo, di filtrini da 8, di cartine Bravo, tutte robe che metto in un sacchetto sigillato appeso in camera. Appeso, per la precisione, sopra la Michelin 741 "Africa Nord-Ovest", ovvero la mappa del Sahara: ogni volta che guardo il tabacco, penso "I soldi che non spendo lì [nel tabacco] li investo lì [nel Sahara]".
Una specie di movimento etico: Cicche per l'Africa!


Apologia della sigaretta

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