Erasmo Da Valvasone: La Caccia

La Patria Mia
Siede la patria mia* tra il monte, e ’l mare,
quasi theatro, c’abbia fatto l’arte
non la natura, a’ riguardati appare,
e ’l Tagliamento l’interseca, et parte;
s’apre un bel piano, ove si possa entrare,
tra ’l Merigge, et l’occaso, e in questa parte
quanto aperto ne lassa il mar, e ’l monte
chiude Liquenza con perpetuo fonte.

Nel mezzo siede la città, ch’eresse
Attila, et gli Hunni, onde il suo nome ottenne
nobil città, ch’ad Aquilea successe,
che inanzi a quel flagello a terra venne;
et lo stesso crudel, che l’una oppresse,
sollevò l’altra, ove il suo campo ei tenne:
così si cambia il mondo, et le ruine
son de le cose ad un principio, et fine.

Non è di basso nome, et fu già caro
albergo al grande Iulo, onde s’appella:
dolci acque, verdi selve, et aer chiaro,
bei colli, largo pian, vaghe castella,
fertil terren che la speranza raro
ingannar suol, la fan leggiadra, et bella,
e ’l liquor di Lieo cresce in tal copia,
ch’a largo anco d’altrui tempra l’inopia.

Dolce è il veder per le campagne amene
mentre attendonsi i greggi a far satolli,
Titiri, et Tirsi al suon d’humili avene
far le lor fiamme note a’ verdi colli,
et pietose le ninfe a le lor pene
correr, et carolar per l’herbe molli:
scherzan tra’ rami mille augelli intanto
e ’l dolce suon seguon col dolce canto.

Guizzando van ne’ fiumi a schiere, a schiere
i pesci, e ’l pescator sfidan da l’onde,
et sfidano il falcon le gru straniere
l’anitre, e i cigni da l’herbose sponde;
per tutti i siti di diverse fere
son le foreste al cacciator feconde,
et seconda non meno i colli, e i piani
son a l’astor di starne, et di fagiani.

Amica a peregrin cortese gente,
destra ne l’arme, et ne’ perigli ardita,
ancor non sa scordar anticamente
questa colonia esser di Roma uscita;
et s’a più questi studi erge la mente,
vien da le muse anchor non men gradita:
facil natura ovunque vuoi s’intende,
lieta vi s’affatica, et tosto apprende.

Gode errar per le selve, et accompagna
l’opra, e ’l riposo con ugual fatica;
quanto de l’opra avanza, a la campagna
dona, et la caccia ha più, che i tetti, amica:
hor i veltri, hor l’astor, et hor la ragna
adopra, et hor gli augei col vischio intrica;
la posa cangia col sudor, et l’otio
converte per piacer sempre in negotio.

Che possa i giorni suoi tranquilla, et lieta
con questi studi trar per le foreste
le consente dal ciel fausto pianeta
sotto la cura del Leon celeste,
ch’ovunque volge il grave aspetto, acqueta
de la terra, et del mar l’atre tempeste,
et de l’util commune alto custode
d’eterna pace si nutrica, et gode.

* intende il Friuli.

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