William Faulkner

La Grande Foresta

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 10/04/2019
Il volume è una raccolta di racconti che, come i capitoli di un romanzo, compongono un'unica, grande storia: quella della conquista di una maturità che per il giovane Isaac McCaslin si compie quando uccide la prima preda, o forse nell'istante in cui la preda lo riconosce abbastanza uomo e accetta di farsi uccidere da lui. Perché la foresta di Faulkner è luogo fisico e proiezione metafisica, e l'uomo, attraverso il rituale della caccia, vi giunge a comprendere se stesso e la propria identità in rapporto agli altri e soprattutto rispetto alla natura. Una natura selvaggia e nobile, potente e senza tempo, il cui simbolo è il grande orso zoppo, Old Ben, inseguito e braccato da cani e cacciatori anno dopo anno.

Giudizio

Voto:
Che gioiello. Non si può più di tanto parlare di racconti, in questo libro, secondo me la definizione "racconti" più che inesatta è proprio sbagliata; più che altro capitoli separati, sia cronologicamente, sia idealmente. E' la tipica grande epica di Faulkner, dove l'uomo ritorna ad essere un animale come è animale il lupo, l'orso, il cervo, dove l'uomo torna ad essere un elemento qualsiasi della natura. L'unico messaggio trasmesso alla fine è uno solo: l'uomo deve entrare nella Grande Foresta. C'è sicuramente una similarità di messaggio con il Trattato del Ribelle di Junger (la traduzione del titolo in italiano resta orripilante, l'originale sarebbe Der Waldgang ovvero "Colui che va nel bosco") solo che in Junger abbiamo l'ideale filosofico, qui abbiamo invece la rappresentazione vera e propria ma totalmente irreale poiché perduta. L'uomo di Faulkner, semmai è esistito, non esiste più e ormai gliene siamo così lontani che i libri di Faulkner quasi potrebbero essere definitivo "Fantascienza". Se ne accorge, con amarezza, lo stesso protagonista, se di un protagonista si può parlare in questo libro oltre alla Natura: Ike/Isaac è un punto fermo del romanzo, ma non è propriamente un protagonista, è una parte del protagonista ovvero della Grande Foresta ed infatti vedrà il crollare di questa foresta e con essa sparirà, con l'amarezza di vedere crollati, con essa e se stesso, anche tutti i riti e gli obblighi che i cacciatori - quelli veri - avevano nei confronti delle loro prede. Scrittura piuttosto complessa ma è il suo stile ed è magnifico comunque.
Forse uno dei libro più belli che ho letto del grande William Faulkner.
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