William Faulkner, Le palme selvagge

WILLIAM FAULKNER

Le palme selvagge

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 13/06/2018

Recensione

Due storie narrate a capitoli alterni e che mai s’intersecano: quella dei due amanti che fuggono dalla società per chiudersi nel loro rapporto esclusivo e che nel tentativo d’interrompere una gravidanza finiscono con l’autodistruggersi; e quella del detenuto che durante la grande inondazione del Mississippi viene mandato in cerca di una partoriente aggrappata a un albero semisommerso, la trova, fa nascere il bambino, porta entrambi in salvo e poi, invece di darsi alla fuga, rientra nella monastica società del penitenziario.
Estraneo a qualsiasi genere conosciuto, Le palme selvagge non ha mai cessato di suscitare interrogativi. Si tratta di due racconti autonomi, intercalati per una qualche audace trovata? Di due racconti sotterraneamente legati? O di un romanzo, ancorché anomalo? Interrogativi ai quali ha fornito una risposta definitiva Kundera: «La Sonata opera 111 [di Beethoven] mi fa pensare a Palme selvagge di Faulkner, in cui si alternano un racconto d’amore e la storia di un evaso, due soggetti che non hanno nulla in comune, non un personaggio, e neanche una qualunque percettibile affinità di motivi o di temi: una composizione che non può servire da modello a nessun altro romanziere, che può esistere una volta e basta, che è arbitraria, non raccomandabile, ingiustificabile – ed è ingiustificabile perché dietro di essa si avverte un es muß sein che rende superflua ogni giustificazione».
Le palme selvagge è apparso per la prima volta nel 1939.

Giudizio

Voto:
Un libro incredibilmente difficile. La struttura è complessa perché ci sono due storie totalmente diverse e indipendenti che si svolgono divise in capitoli alternati. La scrittura è a sua volta complessa con periodi molto lunghi e simili spesso a un flusso di pensieri. Ne risulta un libro complesso da leggere e pesante, ma allo stesso tempo incredibilmente bello e avvincente. Non sono storie di formazione: gli avvenimenti che accadono ai due protagonisti, non si capisce neanche se nello stesso periodo cronologico, non gli insegnano praticamente nulla. Anzi, qui niente insegna nulla: tutto accade e basta. Il problema principale è capire perché Faulkner abbia scritto un romanzo composto,sostanzialmente, da due romanzi con capitoli alternati: non c'è apparentemente nessuna connessione fra le due storie. Come dicevo non si capisce nemmeno se avvengono contemporaneamente, sia a livello di mesi che di anni. Una mia idea è però che Faulkner volesse inserire due storie che stimolassero il nostro senso morale, ma allo scopo di criticarlo. Harry infatti causa la morte di Charlotte ma lo fa per amore, e quasi ci fa tenerezza: non fosse, tuttavia, per il fatto che per tutta la vicenda si comporta in maniera totalmente irresponsabile ed egoista. Il "forzato alto" invece pare essere quasi redento e quasi vorremmo che riacquistasse la sua libertà, non fosse che da un lato è in prigione per giusta causa (rapina a mano armato) dall'altro quando ritorna dallo sceriffo a consegnarsi lo fa senza un motivo morale particolare, ma semplicemente per... stupidità - verrebbe da dire. E quindi? E quindi nulla. Come dicevo, nel complesso non c'è giudizio finale, perché le cose accadono, e punto. Libro bello e profondo, peccato però che la struttura sia eccessivamente complessa.
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