James Graham Ballard, Foresta di Cristallo

AUTORE: James Graham Ballard

TITOLO: Foresta di Cristallo


Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 13/02/2015

Recensione

Il dottor Edward Sanders, un leprologo recatosi in Africa alla ricerca dei suoi due amici scomparsi, Suzanne e Max Clair, una volta arrivato a Port Matarre in Camerun scopre che nella giungla si sta verificando uno strano fenomeno. Dall'oscurità della foresta e del fiume si sprigiona infatti una luce che fa risplendere lo spazio circostante e si riflette nel cielo. A produrla sono agglomerati di cristallo che si sviluppano sui corpi vegetali e animali, trasformandoli in autentiche opere d'arte vendute di nascosto sulle bancarelle. Sanders si avventura assieme alla giornalista Louise Peret nel cuore della foresta, dove già sono all'opera militari e ricercatori scientifici, per cercare di venire a capo di questa misteriosa mutazione. Ogni tipo di materia, vivente e non, si cristallizza, tutto si trasforma in cosa inanimata, anche il tempo si paralizza. Il fenomeno riguarderà presto l'intero pianeta e i protagonisti si vedono costretti ad affrontare non solo la catastrofe esteriore ma anche una metamorfosi interiore, psichica. C'è chi reagisce lottando all'idea di essere pietrificato, c'è chi invece si rassegna a sacrificare la propria vita fisica e mortale a questa minerale forma di immortalità. La fine di un mondo in fondo può essere l'inizio di un altro che sorge dalle macerie del primo.

Giudizio

Voto:
Magnifico, magnifico, e magnifico. Surreale, inquietante, psicologico, come tutti i romanzi di Ballard. Forse in questo più che in ogni altro, presumibilmente per l'ambientazione africana, la presenza della foresta cupa, del grande fiume, si sente ancora di più l'influsso del grande Joseph Conrad: è chiaro infatti che ciò che accade va oltre le apparenze, va oltre il mero fatto materiale, ma desta suggestione inconsce nei protagonisti che diventano pedine di un incubo collettivo. Come in Conrad ciò che accade diventa un simbolo della psicologia dei soggetti. E' la rappresentazione perfetta di ciò che il buon Freud chiamò "Il Perturbante"
Sfortunatamente Ballard si perde nel finale, a mio parere: non che sia pietoso, è che in quasi ogni suo libro la grandezza di tutte le pagine che precedono le ultime viene in qualche modo velata da una chiusura un po' frettolosa e superficiale. Certo in romanzi come i suoi, dove i protagonisti sono forzati da vari eventi a scendere nelle profondità della propria psiche, nel passato della propria vita, e devono riprendere in mano la vita istintuale animale ormai sopita, dev'essere particolarmente difficile porre la parola "fine", per cui a mio parere ciò non implica nulla nel giudizio totale sul libro.

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