Citazioni, aforismi, motti di narrativa

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Ultime 5 citazioni inserite

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Douglas Adams, "Guida galattica per gli autostoppisti"
Addio, e grazie per tutto il pesce.
Cormac McCarthy, "Città della pianura"
Se potessi, cavalcherei senza mai voltarmi. Andrei avanti fino a trovare un posto in cui non ci fosse traccia di nessun giorno della mia vita.
Cormac McCarthy, "Oltre il Confine"
Disse che la gente crede che la verità di una cosa stia in quella cosa, indipendentemente dalle opinioni di coloro che la osservano [... Invece] ciò che dà significato alle cose è unicamente la storia di cui queste sono state partecipi. Ma dov'è collocata quella storia?
Cormac McCarthy, "Oltre il Confine"
Lì dove le aspettative sono poche, le delusioni sono rare.
Franz Kafka, "Lettera a Oskar Pollak nov.1903"
Ma è bene se la coscienza riceve larghe ferite perché in tal modo diventa più sensibile a ogni morso. Bisognerebbe leggere, credo, soltanto libri che mordono e pungono. Se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martella sul cranio, perché dunque lo leggiamo? Buon Dio, saremmo felici anche se non avessimo dei libri, e quei libri che ci rendono felici potremmo, a rigore, sc [continua...]

Elenco citazioni e aforismi, ordine per autore/libro

AA.VV., "Epopea di Gilgamesh"
Gilgamesh, dove ti affretti? Non troverai mai la vita che cerchi. Quando gli dèi crearono l'uomo, gli diedero in fato la morte, ma tennero la vita per sé.
Albert Camus, "La peste"
Ascoltando, infatti, i gridi d'allegria che salivano dalla città, Rieux ricordava che quell'allegria era sempre minacciata: lui sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle val [continua...]
Albert Camus, "La peste"
E Rieux [...] ritenne giusto che, almeno di tanto in tanto, la gioia venisse a ricompensare quelli che si accontentano dell'uomo e del suo povero, terribile amore.
Albert Camus, "La peste"
Se una cosa si può desiderare sempre e ottenere talvolta, essa è l'affetto umano.
Albert Camus, "La peste"
Rispondeva, in conclusione, [...] che c'era sempre un'ora del giorno e della notte in cui un uomo era vile, e che lui non aveva paura se non di questa ora.
Albert Camus, "La peste"
[ Il flagello della peste comincia a scemare: ho raggruppato in un discorso unico varie citazioni dipanate in 3 o 4 pagine, che narrano il lento scomparire spontaneo della peste, e le reazioni nella psicologia dei "concittadini" che la subirono. ]A vederla mancare prede bell'e designate, come Grand o la ragazz di Rieux, inasprirsi in certi quartieri durante due o tre giorni mentre spariva del tutt [continua...]
Albert Camus, "La peste"
Al principio dei flagelli e quando sono terminati, si fa sempre un po' di retorica. Nel primo caso l'abitudine non è ancora perduta, e nel secondo è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio.
Albert Camus, "La peste"
[I separati (chi aveva l'amato compagno rimasto chiuso fuori dalla città per qualsiavoglia motivo, prima della chiusura della stessa)] portavano quindi nel cuore stesso dell'epidemia una distrazione salutare, che si era tentati di prendere per sangue freddo. La disperazione li salvava dal panico; il dolore, per essi, aveva qualcosa di buono. Ad esempio, se accadeva che uno di loro fosse portato vi [continua...]
Albert Camus, "La peste"
D'altronde, il contagio sembrò retrocedere e per alcuni giorni si contò soltanto una decina di morti; poi, all'improvviso, di nuovo s'impennò. Il giorno in cui la cifra dei morti toccò la trentina, Bernard Rieux guardava il dispaccio ufficiale che il prefetto gli aveva passato dicendo: "Hanno avuto paura". Il dispaccio recava: "Si dichiari lo stato di peste. La città sia chiusa".
Albert Camus, "Lo straniero"
Ho creduto per molto tempo non so per quale ragione che per andare alla ghigliottina si dovesse salire su un catafalco, fare alcuni gradini. […] In realtà la macchina era posata direttamente per terra. […] Ci si fanno sempre delle idee esagerate su ciò che non si conosce. Invece dovevo constatare che tutto è molto semplice: la macchina è allo stesso livello dell'uomo che vi si avvia. Egli vi giung [continua...]
Albert Camus, "Lo straniero"
Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male [...] mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. [...] Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio.
Albert Camus, "Lo straniero"
Ma tutti sanno che la vita non val la pena di essere vissuta, e in fondo non ignoravo che importa poco morire a trent'anni oppure a settanta quando si sa bene che in tutt'è due i casi altri uomini e altre donne vivranno e questo per migliaia d'anni. Tutto era molto chiaro, insomma: ero sempre io a morire, sia che morissi subito, sia che morissi fra vent'anni.
Albert Camus, "Lo straniero"
Ho rifiutato per la terza volta di ricevere il prete. Non ho niente da dirgli, non ho voglia di parlare, e dovrò comunque vederlo presto. Quel che mi interessa in questo momento è soltanto di sfuggire alla meccanica, di sapere se l'inevitabile può avere una via d'uscita. [...] Malgrado la mia buona volontà, non potevo accettare questa certezza insolente. Perchè insomma c'era una sproporzione ridic [continua...]
Albert Camus, "Lo straniero"
La casa era calma e dal profondo della tromba delle scale veniva un soffio umido e oscuro. Non sentivo che i colpi del mio sangue che mi ronzava alle orecchie e sono restato immobile. Ma nella stanza del vecchio Salamane il cane ha dato un lamento sordo. Nel cuore di quella casa piena di sonno, il gemito è salito lentamente, come un fiore nato dal silenzio.
Albert Camus, "Lo straniero"
Quando ci siamo vestiti, è parsa molto sorpresa di vedermi con una cravatta nera e mi ha chiesto se ero in lutto. Le ho detto che la mamma era morta. Siccome voleva sapere quando, le ho risposto "Ieri". Lei si è come ritratta un po', ma non ha detto nulla. Io stavo per dirle che non era colpa mia, ma mi sono trattenuto perché ho pensato che l'avevo già detto al mio principale [quando ha chiesto il [continua...]
Albert Camus, "Lo straniero"
[...] ho riconosciuto per un breve istante il profumo e il colore della sera d'estate. Nell'oscurità della mia prigione semovente ho ritrovato a uno a uno, come dal fondo della mia stanchezza, tutti i rumori familiari di una città che amavo e di una certa ora in cui mi avveniva di sentirmi contento. Il grido dei giornalai nell'aria già calma, gli ultimi uccelli nel piazzale, il richiamo dei vendit [continua...]
Albert Camus, "Lo straniero"
Voleva ancora parlarmi di Dio, ma mi sono avvicinato a lui e ho cercato di spiegargli un'ultima volta che mi restava soltanto poco tempo. Non volevo sprecarlo con Dio. [parla del/col prete che in tutti i modi ha tentato di portarlo al pentimento cristiano]
Alberto Denti di Pirajno, "Un medico in Africa"
Nel cuore di ogni uomo sonnecchia un giustiziere: apparteniamo tutti alla turba dei lapidatori dell’adultera.
Alberto Vàzquez Figueroa, "Tuareg"
"Che cosa c’è dall’altra parte del deserto?" domandò Laila. "Gente", fu la risposta. "Molta gente. […] Le piace ammucchiarsi in piccoli spazi o in strette e puzzolenti case, gridando e agitandosi senza ragione, rubandosi e ingannandosi come bestie che sanno vivere soltanto in branco". "Perché?" […] "Non lo so […] perché alla gente piace agire in questo modo, ammucchiarsi e vivere dipendenti l’ [continua...]
Alberto Vàzquez Figueroa, "Tuareg"
“Sai cosa vuol dire essere comunista?” Gacel negò convinto: “Non ho mai sentito parlare di loro. Sono una setta?” “Più o meno. Ma non religiosa, solo politica.” “Politica?” ripetè senza comprendere. “Pretendono che tutti gli uomini siano uguali […]”. “Pretendono che siano tutti uguali, il furbo e lo scemo, l’imohag e lo schiavo, il lavoratore e il fannulone, il guerriero e il vigliacco?” [continua...]
Aleksandr Puskin, "Evgenij Onegin"
Chi ha vissuto e pensato, questi non può nella sua anima non disprezzare gli uomini.
Aleksandr Solgenitsin, "Una giornata di Ivan Denissovic"
Sciuchov si abbandonava al sonno quasi felice. Quel giorno aveva avuto molta fortuna: non l'avevano ficcato in prigione, la squadra non era stata mandata al "Villaggio Socialista", a pranzo era riuscito a rimediare una sbobba, il caposquadra aveva sistemato bene la percentuale, Sciuchov aveva lavorato con gioia al muro, alla tastata non gli avevano trovato il pezzo di sega, la sera aveva guadagnat [continua...]
Alfred de Vigny, "Stello"
...dal giorno in cui egli seppe leggere fu Poeta, e d’allora appartenne alla razza sempre maledetta dalle potenze della terra…
Alfred Elton Van Vogt, "Non-A"
IL GIUDIZIO NEGATIVO E' IL CULMINE DELL'ATTIVITA' MENTALE. [...] Innumerevoli miliardi di persone erano vissute e morte senza mai sospettare che le loro convinzioni assolute, positive avevano contribuito a creare il disordine mentale con cui avevano affrontato le realtà dei loro mondi.
André Gide, "L'Immoralista"
Chi potrebbe dire quante passioni e quanti pensieri fra loro in contrasto possono coabitare nell'uomo?
André Gide, "L'Immoralista"
Se non avessi scritto L'Immoralista, lo sarei diventato. [tratto dalla Prefazione]
André Gide, "L'Immoralista"
Potersi liberare, è niente; il difficile, è saper essere liberi.
André Gide, "L'Immoralista"
Da allora fu quello che io pretesi di scoprire: l'essere autentico, "il vecchio uomo", quello che il Vangelo non vuole più; quello che tutto, intorno a me, libri, maestri, famiglia ed io stesso avevamo prima cercato di sopprimere. [è l'oltreuomo di Nietzsce, quello oltre il bene ed il male. Il Vangelo è dunque il "moralista"; in questo capoverso è racchiuso il senso stesso del titolo del libro]
André Gide, "L'Immoralista"
Le più belle opere degli uomini sono pervicamente dolorose. Quale dovrebbe essere il racconto della felicità? Niente è raccontabile, se non ciò che la prepara, e poi ciò che la distrugge. E io vi ho detto ora tutto ciò che l'aveva preparata.
André Gide, "L'Immoralista"
"Quando parlo a uno di loro, mi sembra di parlare a tanti [...] Più assomigliano tra loro, e più sono diversi da me".
André Gide, "L'Immoralista"
[Marceline] "capisco bene la vostra dottrina, perché è una dottrina, adesso. E' bella, forse, - poi aggiunse più piano, tristemente - ma sopprime i deboli". "E' quel che bisogna" risposi subito, mio malgrado.
André Gide, "L'Immoralista"
La malattia era entrata in Marceline, ormai abitava in lei, la segnava, la sporcava. Era una cosa sciupata.
André Gide, "L'Immoralista"
[Menalca] "E' a se stesso che ognuno pretende di assomigliare di meno. Ognuno si mette davanti un patrono, poi lo imita; non sceglie nemmeno il patrono che imita; accetta un patrono già scelto a priori. [...] Si ha paura di ritrovarsi soli; e non ci si trova del tutto. Questa agorafobia morale mi è odiosa; è la peggiore delle viltà.
André Malraux, "La via dei Re"
A me non piace che ci si lasci infinocchiar da Dio.
Antoine de Saint-Exupery, "Il Piccolo Principe"
Ciò che abbellisce il deserto [...] è che nasconde un pozzo in qualche luogo.

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© Federico "Bostro" Bortolotti 2011

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