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Citazioni, aforismi, motti di Narrativa

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Charles Henneberg, "La nascita degli Dei"
Ah! Se io fossi stato Omero, Dante, Milton, i creatori dei miti, avrei popolati i boschi di Fauni e le sorgenti di Naiadi... Ma tu, e quelli come te, avete segato le foreste... e le sorgenti non servono più che a far funzionare le turbine. Meglio la morte, il tormento, meglio ogni altra cosa, piuttosto che questa esistenza sterile! Eppure io temo la morte. Questo mio corso ignobile conosce fin tro [continua...]
Charles Henneberg, "La Nascita degli Dei"
Repentina, come un cataclisma, la guerra si era abbattuta sul mondo; e non era stato quel genere di guerra che gli uomini si aspettavano. Nessuna nave spaziale aveva avuto il tempo di lanciarsi verso gli spazi; nessun missile nucleare aveva potuto partire dalla sua rampa di lancio. Così, semplicemente, improvvisamente, in pieno giorno, il cielo si era fatto di un verde livido, malato, poi s'era ri [continua...]
Arthur C. Clarke, "La città e le stelle"
Alvin era uno spirito inquieto, un esploratore alla ricerca di un tesoro perduto. Raramente questi esseri trovano quello che cercano, più raramente ancora il coronamento dei loro sforzi porta loro la sognata felicità.
Arthur C. Clarke, "La città e le stelle"
Una specie veramente intelligente dovrebbe essere socievole.
Arthur C. Clarke, "Ombre sulla Luna"
Nei cieli possono rifulgere visioni mirabili, la galassia può ardere delle abbaglianti luci delle stelle esplose, ma l'uomo continua ad occuparsi dei fatti suoi con sublime indifferenza.
Arthur C. Clarke, "Ombre sulla Luna"
Era stato travolto dal fascino mortale della guerra. Qualunque cosa se ne possa dire, negli uomini c'è una tendenza fatale che fa battere forte il cuore allorché si vedono le bandiere garrire al vento e si sente la musica antica dei tamburi.
Arthur C. Clarke, "Ombre sulla Luna"
La storia non si ripete mai, tuttavia si ripetono le situazioni storiche.
Arthur C. Clarke, "Ombre sulla Luna"
L'inquietudine che lo aveva spinto a vagare sulla faccia del globo, che lo aveva spinto a valicare i cieli e a scandagliare i mari, non gli avrebbe mai dato requie finché c'erano la luna e i pianeti a chiamarlo attraverso gli abissi dello spazio. (Intende: l'uomo)
Arthur C. Clarke, "Ombre sulla Luna"
Le ricerche scientifiche erano la linfa vitale della civiltà e costituivano l'unico investimento che avrebbe sicuramente pagato i dividendi per tutta l'eternità.
Alfred de Vigny, "Stello"
...dal giorno in cui egli seppe leggere fu Poeta, e d’allora appartenne alla razza sempre maledetta dalle potenze della terra…
Ray Bradbury, "Paese d'Ottobre"
... paese dell'anno che volge sempre alla fine. Paese con alture di caligine e fiumi di foschia; dove i meriggi fuggono, i vespri e gli albori indugiano e le notti rimangono. Paese fatto più che altro di cantine, cellieri, carbonaie, soffitte, credenze, sgabuzzini, tutti sul lato opposto al sole. Paese di gente autunnale, con pensieri soltanto autunnali, il cui passo di notte sui marciapiedi ha su [continua...]
James Graham Ballard, "Terra Bruciata"
La siccità che affliggeva il mondo ormai da cinque mesi era conseguenza della mancanza d'acqua che negli ultimi lustri aveva torturato sempre più estese zone della Terra. [...] I quattro milioni e mezzo di chilometri quadrati irrigati dal Rio delle Amazzoni si erano ridotti a meno della metà. Decine dei suoi affluenti si erano inariditi completamente, e ricognizioni aeree avevano mostrato che l [continua...]
Johann Wolfgang von Goethe, "Le Affinità Elettive"
Abbiamo commesso una pazzia: ora lo vedo fin troppo bene. Chi, giunto ad una certa età, vuole realizzare sogni e speranze di gioventù, si inganna sempre, giacché nell'uomo ogni dieci anni cambia il concetto delle felicità, cambiano le speranze e le prospettive. Guai a colui che, dalle circostanze o dall'illusione, viene indotto ad aggrapparsi al futuro o al passato! Abbiamo commesso una pazzia. Do [continua...]
Ted Simon, "Sognando Jupiter"
La prima volta il mio bisogno di finire il lavoro era travolgente: volevo completare il giro. Ma non è più questo l'imperativo che mi porta avanti. E' vero che ho un obbligo nei confronti di tutti quelli che mi hanno sostenuto, ma non è questo che mispinge. La gamba rotta sarebbe bastata per tirarmi fuori dai guia, se avessi voluto. Dunque non è oer divertimento. E non per i soldi (quali soldi, po [continua...]
Ted Simon, "Sognando Jupiter"
Il mio primo incontro coi popoli tribali del deserto sudanese, nel 1973, era stato una rivelazione. Ero rimasto impressionato dalla loro lucidità, dignità e integrità. [...] Durante quel viaggio idilliaco nel deserto mi pareva di aver capito l'Islam molto meglio di prima. Essendo ateo, tendo a giudicare le religioni più che altro dal comportamento dei loro adepti, ed ero profondamente impressionat [continua...]
Robert E. Fulton Jr., "One Man Caravan"
Viaggiando da un paese all'altro, da un posto all'altro, erano trascorsi diciassette mesi. I cambiamenti, i passaggi erano stati molto graduali e così ogni cosa mi era sembrata perfettamente naturale, osservata nel suo contesto. L'europeo con la sua filosofia politica, il siriano con la sua latta di benzina, l'afghano con il suo fucile, il cinese con il suo aratro e la sua strada: ciascuno di loro [continua...]
Robert E. Fulton Jr., "One Man Caravan"
Erano gli arabi erranti, membri della grande tribù degli uomini che dedicano la loro vita al trasporto delle merci, per terra e per mare. Poco più che nomadi, nutrono un profondo disprezzo per chi dimora in paesi e città, e ancora oggi il loro motto è Solo il somaro vive al riparo.
Robert E. Fulton Jr., "One Man Caravan"
Alla fine mi misero a disposizione un'ottima stanza con un bel camino al Razmak Club. Non poteva mancare un Razmak Club! Ovunque ci sia un inglese c'è anche un club. Scommetto che se tre inglesi facessero naufragio su un'isola deserta, due formerebbero un club e il terzo ne sarebbe fuori.
John Steinbeck, "Viaggio con Charley"
Dal principio alla fine io non trovai estranei. Se li avessi trovati, forse sarei riuscito a parlarne con maggiore obiettività. Ma questa è la mia gente, e questo è il mio paese. Se trovai cose da criticare, da deplorare, erano cose, tendenze, presenti anche in me. Se dovessi confezionare una conclusione inattaccabile e immacolata, direi così: nonostante la nostra enorme portata geografica, nonost [continua...]
John Steinbeck, "Viaggio con Charley"
Mi chiedo perché il progresso somiglia tanto alla distruzione.
John Steinbeck, "Viaggio con Charley"
[...] quello che fa un mucchio delle proprie frustrazioni e le fa portare in giro dal suo cane. Un simile amatore di cani parla un gergo infantile con bestie adulte e assennate, attribuisce loro le proprie balordaggini fino a che il cane diventa un alter ego. Gente simile, sembra a me, in quel che immagina essere bontà, è capace di infliggere torture lunghe e durevoli a un animale, negandogli tutt [continua...]
John Steinbeck, "Viaggio con Charley"
Un animale ammalato è veramente inerme, e lo si sente. Non riesce a spiegare quello che prova, anche se è vero che non sa mentire, inventare i propri sintomi, abbandonarsi ai piaceri dell'ipocondria.
John Steinbeck, "Viaggio con Charley"
Perché come può un uomo riconoscere il colore nel verde perpetuo? Che bene è il caldo, senza un freddo che gli dia dolcezza?
John Steinbeck, "Viaggio con Charley"
Perché io ho sempre vissuto in maniera violenta, bevuto moltissimo, mangiato troppo oppure nulla, dormito dodici ore filate oppure perse due notti di sonno, lavorato troppo sodo e troppo a lungo per la gloria, oppure oziato per qualche tempo in un'estrema pigrizia. Ho tirato, spaccato, alzato, salito, fatto all'amore con gioia e accettati i doposbornia come una conseguenza e non come un castigo. N [continua...]
John Steinbeck, "Viaggio con Charley"
Per molti anni ho viaggiato in molte parti del mondo. In America, io vivo a New York, capito a Chicago o a San Francisco. Ma New York non è America, allo stesso modo in cui Parigi non è Francia e Londra non è Inghilterra. Così scoprii che non conoscevo il mio paese. Io, scrittore americano, che scrive sull'America, lavoravo a memoria, e la memoria è, al meglio, una cisterna fallosa e contorta. Io [continua...]
John Steinbeck, "Viaggio con Charley"
Quando ero giovane e avevo in corpo la voglia di essere da qualche parte, la gente matura m'assicurava che la maturità avrebbe guarito questa rogna. Quando gli anni mi dissero maturo, fu l'età di mezzo la cura prescritta. Alla mezza età mi garantirono che un'età più avanzata avrebbe calmato la mia febbre. E ora che ne ho cinquantotto sarà forse la vecchiaia a giovarmi. Nulla ha funzionato. Quattro [continua...]
John Steinbeck, "Viaggio con Charley"
Tornai nella mia stanzetta pulita. Non bevo mai da solo. Non è molto divertente. E non credo che lo farò mai, se non quando sarò un alcolizzato. Ma quella notte tirai fuori dalla mia riserva una bottiglia di vodka e la portai nella mia cella. Nel bagno due bicchieri da acqua stavano sigillati in un sacchetto di cellofan con le parole: «Questi bicchieri sono sigillati per vostra sicurezza». Sulla c [continua...]
James Graham Ballard, "La Zona del Disastro"
A quella età, ricordo, mi sembrava che la vita si stendesse eterna, dinanzi a me, al punto che la sua durata pareva identificarsi con l'eternità. Con il passare degli anni, però, scoprirai che le cose degne di essere vissute hanno limiti ben definiti, e in particolare limiti di tempo: dalle cose più semplici, come un fiore o un tramonto, a quelle più importanti, come il matrimonio i figli e così v [continua...]
James Graham Ballard, "La Zona del Disastro"
Nella zona del disastro ciascuno di noi c'è già ed è troppo tardi per uscirne.
Josè Saramago, "Caino"
Come tu sei stato libero di lasciare che uccidessi Abele quando era nelle tue mani evitarlo. Sarebbe bastato che per un attimo abbandonassi la superbia dell'infallibilità che condividi con tutti gli altri dei, sarebbe bastato che per un attimo fossi realmente misericordioso, che accettassi la mia offerta con umiltà? Gli dei, e tu come tutti gli altri, hanno dei doveri nei confronti di coloro che d [continua...]
Lem Stanislaw, "Ritorno dall'universo"
Pensi forse che non ci saremmo andati, se le stelle non fossero esistite? Io penso che ci saremmo andati ugualmente. Avremmo desiderato di conoscere quel vuoto, non fosse altro che per giustificarlo.
Lem Stanislaw, "Ritorno dall'universo"
L'uomo ritorna sempre a mani vuote.
Lem Stanislaw, "Ritorno dall'Universo"
Mi fermai, respirando a fatica, vicino alla piscina, sedetti sul bordo di cemento e vidi il riflesso delle stelle. Non avevo bisogno di stelle. Ero stato un pazzo, un folle, quando avevo lottato per prender parte alla spedizione, quando mi ero lasciato ridurre a un sacco che schizzava sangue nei gravirotor, a che mi era servito, perché, perché non sapevo che si deve essere uomini comuni, i più com [continua...]
Lem Stanislaw, "Ritorno dall'Universo"
Mi venne subito spontanea una riflessione, di per sé strana, e che non mi sarei mai immaginato di fare se qualcuno mi avesse presentato quella situazione come una possibilità teorica: mi parve che quel procedimento, che distruggeva nell'uomo l'assassino, costituisse... una mutilazione.
Philip K. Dick, "Un Oscuro Scrutare"
L'abuso della droga non è una malattia, ma una decisione, come quella di andare incontro ad una macchina che si muove. Questo non si chiama malattia, ma mancanza di giudizio.

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