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Gli scacchi: il Bostro e questa perversione mentale

"Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista" (Garri Kasparov)

No, non sono per niente un Gran Maestro di scacchi. A malapena ricordo la disposizione dei pezzi sulla scacchiera. Però questo gioco mi ha sempre affascinato, la maggior parte dei libri decenti in qualche modo lo citano.
La particolarità del gioco è l'intreccio delle combinazioni possibili. I pezzi hanno dei movimenti particolari, a differenza di altri giochi simili i vari pezzi hanno movimenti differenti, molto differenti, a volte contrapposti: ad esempio, il pedone che si muove di una casella in avanti e la regina di quante vuole dove vuole; oppure la regola che nessun pezzo scavalca gli altri, ma il cavallo può farlo. La disposizione stessa dei pezzi cambia a seconda dei due giocatori (è il caso della regina). Le mosse contro-regola, tipo l'arrocco o la presa en passant. Infine è impressionante la quantità mastodontica di standardizzazione di alcune giocate elaborata in modo sistematico, con cataloghi infiniti di aperture, mediogioco e finali. Infine il fatto che il valore di ogni pedina si modifichi a seconda della casella e della situazione in cui si trova contribuisce a sua volta a rendere ancora più difficile, complicato ed affascinante questo gioco.
Proprio per tutte queste sue bizzarre caratteristiche il gioco degli scacchi è presente in qualche pagina di, praticamente, ogni libro di studio del linguaggio. Ad esempio, se pensiamo alla struttura di Davidson della teoria del linguaggio come triangolazione di parlante-ascoltatore-mondo, vediamo come anche negli scacchi ogni pedina dipenda dalla triangolazione bianco-nero-situazione, dove con "situazione" si intende il mondo rappresentato dalla scacchiera e dalla disposizione dei pezzi in un certo momento.
Ultimo ma non meno importante fascino di questo gioco... è l'insieme dei suoi grandi giocatori. La rigida e misteriosamente predominante scuola russa, ad esempio; Spasskij e la sua giocata pulita e flessibile; la eclettica figura di Fischer; le strategie di Karpov; la mente quasi inumana di Kasparov; l'eleganza di Capablanca.
Mio nonno da bambino mi insegnò il movimento dei pezzi. All'università un amico mi insegnò qualcosa, ma era un po' un coglione, sapeva giocare bene ed alla prima partita feci si e no quattro mosse e lui mi distrusse con aperture che conosceva a memoria. Ma continuavo a pensarci spesso.
Il colpo di grazia penso sia stato l'anno scorso quando, dopo una serie di coincidenze strane che me lo portavano di continuo davanti agli occhi, decisi di prendere un libro di un autore friulano molto noto, che pubblicava su Adelphi: mi dissi "Vediamo com'è la letteratura colta nella mia regione". Il libro era "La variante di Luneburg" di Maurensig, non sapevo che "variante" era un termine scacchistico, ed infatti tutta la vicenda del libro si muoveva attorno a questa giocata particolare. Lo lessi subito dopo aver letto "Oltre lo specchio" di Carroll! Per me fu il colpo di grazia. Dovevo impararlo.
Un primo timido tentativo è avvenuto l'anno scorso, il 2006: ho acquistato il bel libro di Alvise Zichichi "Lezioni di scacchi" ed ho cominciato. Ma come? Non conoscevo altre persone che ci giocassero, online ho provato ma sono tutti dei mostri, al computer non è proprio bello. Libro sottomano sistemavo meticolosamente i pezzi sulla scacchiera, mi bastava guardare questo strano ed esteticamente eccelso campo di guerra, dove la nazista Blitz Krieg già da molto era praticamente, quindi cominciavo ad imparare qualche mossa, a conoscere qualche variante.
Successivamente per mancanza di tempo, voglia, per noia, per molte cose non lo toccai più.
Ed ora mi accingo di nuovo ad entrare in questo anomalo mondo, in cui la mente e la sua capacità di calcolo a-logico viene portata ai suoi estremi. Un incentivo in questo senso mi è arrivato da... Lidl! Infatti qualche settimana fa ho trovato da Lidl una scacchiera elettronica: in sostanza è una scacchiera vera e propria con però un software interno che permette di giocare contro il computer utilizzando una scacchiera reale. Il software sente i movimenti dei miei pezzi ed elabora le sue mosse, me le comunica tramite un display ed io muovo secondo le sue indicazioni il pezzo indicato. Non si può barare, ovviamente: il software controlla che io sposti il pezzo che lui ha indicato nella casella corretta, ovviamente. E' un ottimo modo per allenarsi per chi, come me, nonostante nutra un grande amore per i computer non possa fare a meno di un approccio "reale" a questo gioco, come del resto ad appunti cartacei, ecc.
Per ora sto facendo partite al solo scopo di familiarizzare coi movimenti dei pezzi e col campo di battaglia, appena comincerò seriamente lo studio (ovvero, partite annotate e successivamente riesaminate) comincerò la compilazione del mio diario online.
E' anche possibile, all'interno del mio diario, inserire dei commenti. Insomma, questa volta il Bostro apre una finestra a voi, plebaglia infame!
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