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Se la vita ora mi ha portato in questo percorso, beh, respiro a fondo, e lo affronto con coraggio. (Dez)
Norman McLean, In mezzo scorre il fiume

AUTORE: Norman McLean

TITOLO: In mezzo scorre il fiume


Stato lettura: LETTURA CONCLUSA IL 29/07/2017

Recensione

Ci sono rari libri che sembrano fatti di niente e alla fine dei quali ci si trova a navigare nel tutto e precisamente su un fiume. «Alla fine tutte le cose si fondono in una sola, e un fiume la attraversa»: così leggiamo nelle ultime righe di questo romanzo – e in quel momento la frase ci pare perfettamente chiara. Ma come ci si arriva? Ascoltando la storia di due fratelli del Montana che hanno la passione della pesca a mosca in luoghi magnifici e deserti. Nulla di più elementare, si direbbe. Eppure, i due fratelli erano cresciuti nell’idea che niente nella vita fosse altrettanto arduo, misterioso e solenne: «Nella nostra famiglia non c’era una chiara linea di demarcazione tra religione e pesca a mosca». E a poco a poco scopriamo come la pesca a mosca abbia la peculiarità di attirare le più strane complicazioni, che coinvolgono birra, cazzotti, sfide virili, memorabili zie presbiteriane, una pellerossa dai capelli lucenti, una avventuriera dalle natiche equamente tatuate con le lettere LOVE, un vecchio predicatore (il padre) che legge il Vangelo in greco lungo il fiume e dice poche parole che vanno lontano, come queste: «Per mio padre, tutte le cose buone – dalle trote alla salute eterna – derivavano dalla grazia, e la grazia dall’arte, e l’arte non è una cosa facile». Mentre la tensione che regge il tutto è data dal rapporto fra due fratelli, i due pescatori, che si studiano in ogni dettaglio, si amano – e non si capiscono: sino a un lacerante finale, che rivela come siano «proprio le persone con cui viviamo, che amiamo e che dovremmo conoscere meglio, a eluderci». Per raccontare queste storie occorreva soprattutto un certo tono – asciutto, laconico, senza inflessioni, che ci fa pensare subito a un film di John Ford o a una lirica di Robert Frost tradotti in prosa. Così, da una materia che è insieme lieve e tragica, è nato un «fosco idillio americano, di cui la lingua può andare fiera» (Robert M. Adams).
In mezzo scorre il fiume è apparso per la prima volta nel 1976.
(Tratto dal risvolto di copertina, ed. Adelphi)

Giudizio

Voto:
Ho visto il film e mi è piaciuto quindi, teoricamente, il libro dovrebbe essere meglio. Inoltre nel libro non c'è la faccia da idiota di Brad Pitt per cui già così ci dovrebbe guadagnare. Posso dire che, fortunatamente, alla teoria segue la pratica.
Gioiello, capolavoro. Non c'è altro da dire. La scrittura è pulita, sobria, ma curata ed elegante. C'è dell'ironia e della drammaticità, allegria e desolata solitudine. Lo si legge pagina per pagine con il cuore stretto e fa veramente specie pensare, dopo ogni pagina, che probabilmente ciò che ha raccontato è successo veramente. Ho letto che si tratta di un libro semi-autobiografico; mi sono chiesto più volte per cosa sia quel "semi" e non ho trovato null ain merito, ma penso sia semplicemente dovuto al fatto che (come faccio io quando racconto qualcosa) amplifichi alcune situazioni per sottolinearle, e questa più che una finzione è semplicemente un artifizio letterario.
Scrivere non è per niente facile, e questi trucchi servono semplicemente a dare più risalto a un evento che necessiterebbe di un disegno, uno schema, o le espressioni del volto che lo narrano, per spiegarne bene la natura. E' questo che distingue la vera narrativa da una semplice narrazione.
Devo fare i miei grandi complimenti a Robert Redford, attore che mi è sempre piaciuto, perché nel film riesce a fare ciò che molti registi non sanno fare perché probabilmente non sono dei lettori: ovvero ricreare non solo la storia, ma soprattutto, in primo luogo, il pathos. Lui ce l'ha fatta in pieno.
Ed ora... pescatori: volete sognare? Ecco a voi il Blackfoot River

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