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IL MOTTO DEL MOMENTO: Io non bestemmio: io emetto ipotesi teologiche.
Par Fabian Lagerkvist, Barabba

AUTORE: Par Fabian Lagerkvist

TITOLO: Barabba


Stato lettura: LETTURA CONCLUSA IL 11/01/2017

Recensione

Bandito e assassino, condannato a morte per sedizione e omicidio, scelto dalla folla al posto di Gesù, graziato e rilasciato da Pilato: è tutto quello che sappiamo di Barabba dai Vangeli. Che ne sia stato, poi, di quel primo uomo oggettivamente salvato dalla morte in croce di Cristo, nessuno lo dice. E su quel silenzio che Lagerkvist costruisce il romanzo. Dieci scene scandiscono le tappe fondamentali della sua vita: l'estraneità all'esistenza passata, l'incontro con Lazzaro, con Pietro, dolorosamente pentito di aver rinnegato il Maestro, con la donna pronta a farsi sua testimone, con il compagno Sahak, sono quasi stazioni della sua personale via crucis che lo porta dal Golgota fino alla prigione a Roma da cui uscirà per subire lo stesso destino.
Pär Fabian Lagerkvist (Växjö, 23 maggio 1891 – Stoccolma, 11 luglio 1974) è stato uno scrittore svedese, premio Nobel per la letteratura nel 1951. Poeta, drammaturgo e autore di romanzi e racconti, è uno dei più noti scrittori svedesi. Gli anni di esordio sono caratterizzati dall'interesse per le avanguardie, dalla violenza espressionistica di poesie che riflettono gli orrori della guerra e da una produzione teatrale influenzata dallo Strindberg mistico e surreale. Le sue opere, anche le più pessimistiche, sono dettate dalla necessità di affermare i valori fondamentali della vita e dalla costante ricerca di un ateo che non riesce a superare il vuoto lasciato da una fede perduta. Vinse il premio Nobel grazie al romanzo "Barabba" per il suo vigore artistico e per l'indipendenza del suo pensiero con cui cercò, nelle sue opere, di trovare risposte alle eterne domande che l'umanità affronta. Il suo romanzo più famoso è Dvärgen del 1944, che venne tradotto in lingua inglese nel 1945 da Alexandra Dick con il titolo: The Dwarf (il nano).

Giudizio

Voto:
Epico e maestoso. Un libro che ci ricorda che un tempo i premi Nobel per la Letteratura avevano ancora senso. La figura di Barabba è immensa e coi suoi silenzi, i suoi dubbi, i suoi errori e i suoi crimini quasi trascendente.
Il tema religioso è trattato indirettamente, ma in maniera superba. Partenza dalla figura di Barabba, la sua vita D.C. viene narrata a partire dal problema che lo attanaglia perché lui, Barabba il criminale, è stato liberato e in vece sua finisce condannato un uomo che sembra buono, che è magro, rachitico, senza peli, con una madre contadinotta, pare quasi impossibile che possa aver fatto del male a qualcuno, o che abbia potuto avere qualche colpa. Sembra un ragazzo così per bene, e per bene sono le persone che lo circondano, non solo i famigliari ma, ciò che gioca principalmente come chiave di volta per il dubbio che lo pervaderà per il resto della vita, la Leporina.
Non c'è miracolo: solo il cielo che si oscura alla morte di Christòs Jesus, ma non è neanche certo che accada. La resurrezione non c'è, non vede nulla.
Il resto della vita di Barabba sarà attanagliata dal dubbio, e dalla schiavitù, e infine morirà da cristiano anche se lui è un senza dio. Tuttavia, ripeto, il romanzo è pieno di sensi velati e nascosti che lo rendono un maestoso esempio di epica moderna.

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